di
Guido De Franceschi
L’opposizione attacca. I socialisti di Sánchez fanno quadrato intorno all’ex premier spagnolo
L’ex premier socialista spagnolo José Luis Rodríguez Zapatero è indagato per associazione a delinquere, traffico di influenze e falso documentale. Ieri gli inquirenti hanno perquisito i suoi uffici e quelli di altre società per trovare elementi che corroborino l’accusa secondo cui sarebbe al vertice di «un’organizzazione gerarchica dedita al traffico di influenze». E il 2 giugno dovrà comparire davanti all’Audiencia nacional: è la prima volta che un ex capo del governo di Madrid è convocato in tribunale da inquisito.
Alla radice dell’indagine che ha spinto il giudice José Luis Calama al «grande passo» c’è il salvataggio di Plus Ultra, una piccola compagnia aerea ispano-venezuelana che nel marzo 2021, con l’approvazione del governo di Madrid, ricevette aiuti per 53 milioni di euro erogati dal Fondo di sostegno alla solvibilità delle imprese strategiche, che era stato creato per rimpinguare le finanze di alcune aziende (di «importanza strategica», appunto) i cui conti, fino ad allora in ordine, erano stati martoriati dalla pandemia. La scelta era già finita sotto la lente di ingrandimento dei magistrati, dal momento che Plus Ultra gestiva pochi aerei e volava su rotte minori verso l’America Latina, ma la sua «strategicità» era stata attribuita proprio a tale servizio di nicchia, che sarebbe rimasto scoperto.
Poi, però, nel dicembre scorso, erano stati arrestati, con l’accusa di varie irregolarità finanziarie, due imprenditori: il presidente di Plus Ultra, Julio Martínez Sola, e l’amministratore della società di consulenza Análisis Relevante, Julio Martínez Martínez, che aveva ricevuto dal suo quasi omonimo vari pagamenti. Questo secondo Martínez è un amico di Zapatero: i due condividono la passione per il running ed erano andati a correre insieme anche tre giorni prima dell’arresto dell’imprenditore. Ma, soprattutto, Zapatero, in qualità di consulente, ha ricevuto circa 70.000 euro lordi all’anno (per sei anni) dalla società Análisis Relevante di Martínez Martínez. Fu proprio l’ex premier ad affermarlo, nel marzo scorso, in un’audizione davanti a una commissione del Senato. E anche una società delle due figlie di Zapatero, What The Fav, aveva fatturato decine di migliaia di euro ad Análisis Relevante. Secondo la ricostruzione del giudice, però, ci sarebbe molto di più.
In estrema sintesi, Zapatero si sarebbe speso fuori dalle regole per far ottenere i 53 milioni a Plus Ultra. E, per il disturbo, la compagnia aerea gli avrebbe poi fatto avere attraverso Martínez l’1% della cifra. Il tutto si sarebbe svolto nel contesto di un intrico di società di comodo (una delle quali a Dubai) che avrebbe portato nelle tasche di Zapatero e della sua famiglia un totale di 1,95 milioni di euro di commissioni irregolari, anche per intermediazioni nella vendita di petrolio venezuelano.
Ieri l’ex premier ha diffuso un video in cui respinge ogni accusa. E, mentre l’opposizione si accalora (il leader del Partito popolare Alberto Núñez Feijóo ha chiesto le dimissioni del premier Pedro Sánchez, protégé di Zapatero), i socialisti fanno quadrato intorno all’ex leader. Per la sinistra spagnola — in crisi di consenso e già alle prese con le (fragili) inchieste giudiziarie a carico della moglie e del fratello di Sánchez e con quella (solidissima) contro due dirigenti del Psoe per anni molto vicini al premier — l’eventuale aggravarsi della posizione di Zapatero sarebbe una catastrofe. È lui, infatti, il più prezioso patrimonio del Partito socialista. E ogni suo intervento a sostegno di Sánchez, nei momenti di maggiore difficoltà del premier, si è sempre rivelato di fondamentale importanza in virtù del suo enorme prestigio, fino a ieri inalterato, non solo tra i socialisti di stretta osservanza ma presso tutto l’elettorato di sinistra. «Non gli hanno mai perdonato le sue conquiste. Chi può fare qualcosa lo faccia», ha affermato il Psoe in un comunicato. E se i dirigenti socialisti si espongono così tanto è perché sanno bene che il 2 giugno, insieme a Zapatero, comparirà in tribunale un’intera idea di Paese.
20 maggio 2026
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