Qualche passante si ferma incuriosito mentre gli automobilisti rallentano per poter osservare meglio. È il pomeriggio di giovedì 14 maggio, e, in via Marconi, c’è un cavalletto rivolto verso la chiesa dei Battuti rossi.
Roberto Andreoli dipinge incurante dei suoni della strada, lasciando che acqua e colori catturino la luce delle facciate del centro storico. “Fossano l’ho dipinta tante volte – ci racconta -. È una città dall’architettura elegante, non ancora deturpata dall’edilizia, capace di mantenere le sue caratteristiche storiche”.

Il dipinto ultimato realizzato dal maestro Andreoli mentre si trovava in via Marconi.
Una vita, due passioni
Ma dietro all’acquerellista chino sulla tela, c’è una vita intera trascorsa tra pittura e musica, due arti che per lui parlano la stessa lingua. “Per me disegnare è come comporre musica – spiega -. Suoni e pennellate interagiscono nello spazio o nel tempo, come se queste due dimensioni fossero una tela o un pentagramma. Quando stendo i colori do vita a un’immagine, proprio come quando orchestro una melodia”.

I primi passi nell’arte
Andreoli nasce nel 1955 a Mirandola, in provincia di Modena, ma vive a Cherasco da oltre cinquant’anni, dopo il matrimonio con la moglie cheraschese. Per quarant’anni insegna musica alle scuole medie nella cittadina alle porte delle Langhe, continuando parallelamente a dirigere orchestre, comporre per big band e suonare jazz.
Il rapporto con l’arte nasce presto. “Da bambino pasticciavo con i colori a olio mentre mio padre dipingeva”, ricorda. Poi, intorno ai 12 anni, arriva la musica. “Per me fu amore a prima vista”. Inizia con la chitarra, ma in famiglia non ci sono abbastanza soldi per pagare lezioni private. Così sceglie la scuola della banda. “Ho cominciato con il bassotuba perché mancavano musicisti per quello strumento. Pochi mesi dopo ho visto un ragazzo più grande suonare il trombone e ne sono rimasto affascinato”. È Marco Pellacani, destinato a diventare uno dei suoi amici più cari insieme a Rudy Trevisi, futuro sassofonista di Vasco Rossi e primo clarinetto del Teatro comunale di Bologna.
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La carriera musicale e la scelta dell’insegnamento
La musica lo porta prima verso la “leggera” e il jazz, poi al Conservatorio di Bologna. “Suonando ho conosciuto molti musicisti e anche mia moglie”. È per lei che decide di trasferirsi in Piemonte, completando gli studi al Conservatorio di Torino. Lavora anche in Rai e al Teatro Regio come stagionale, ma a un certo punto cambia strada. “Non avevo il carattere adatto per seguire troppe regole”, ammette sorridendo.

Nella scuola trova una dimensione vicina al suo modo di vivere l’arte. “Non volevo insegnare soltanto uno strumento, ma cercavo di far crescere gli studenti attraverso la musica”. Per questo unisce pratica, storia della musica e storia dell’arte. “Ho provato ad insegnare ai ragazzi a scegliere la bellezza”. Suona poi con musicisti americani e artisti del calibro di Tony Scott e John Ramsey.
La svolta dell’acquerello
Nel frattempo la pittura acquisisce uno spazio sempre più importante nella sua vita. La svolta arriva con l’acquerello. “Mi sono subito accorto che mi calzava perfettamente per la sua immediatezza”.
Determinante è l’incontro con le opere del monregalese Marco Lattes. “Durante una sua mostra a Saluzzo, ho visto uno scorcio luminoso, una luce trattata con trasparenze incredibili. Me ne sono innamorato”.
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Impara da autodidatta. La sua prima personale è del 1978, alla “Galleria Silvia” di Bra. “Passavo spesso davanti alla galleria e un giorno ho trovato il coraggio di entrare e chiedere come fare per esporre”. Anche allora, però, parlare delle proprie opere non è semplice. “Gli artisti normalmente dipingono, non spiegano” dice sorridendo.
Il successo internazionale e i progetti futuri
Il momento decisivo arriva a Fabriano, uno dei centri mondiali più importanti per l’acquerello che ogni anno riunisce migliaia di artisti e appassionati. “Ho partecipato ad un concorso con opere dedicate ai musicisti jazz. Da lì hanno iniziato a chiamarmi in diverse parti del mondo per workshop ed eventi”.
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Nei prossimi mesi continuerà a viaggiare. Prima sarà a Villa Falconieri, a Frascati, per un importante evento internazionale dedicato all’acquerello, poi in Armenia insieme a un gruppo di artisti scelti da tutto il mondo. Ed è proprio per registrare un video-invito destinato all’evento armeno che negli scorsi giorni ha scelto Fossano come sfondo.
L’influenza del territorio cuneese
La provincia Granda, del resto, è entrata profondamente nella sua pittura. “Sono partito dagli impressionisti, passando poi a Giorgio Morandi e Filippo de Pisis. Però il Cuneese mi influenza molto per le atmosfere, i paesaggi e la sua storia”. Cita anche gli artisti locali che lo colpiscono maggiormente: “Marco Lattes ovviamente, e poi Carlo Pirotti e Umberto Lattanzi”.
Nonostante il percorso, Andreoli dice di non aver mai immaginato tutto questo. “I miei genitori cercavano innanzitutto di sopravvivere. Erano preoccupati per una carriera artistica, ma volevano che fossi felice”.
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Uno dei molti dipinti di Fossano che il maestro Andreoli ha realizzato negli anni. Questo in particolare ritrae via Roma arrivando dal Bastione e andando verso il Duomo.
L’arte come espressione personale e ricerca della bellezza
Oggi insegna anche pittura, ma chiarisce subito il suo punto di vista: “L’arte non si insegna, perché riguarda la personalità e il vissuto di ciascuno. Posso insegnare il disegno, il colore, la prospettiva, l’anatomia. Ma il resto nasce dalla propria esperienza”.
E quando si parla del presente, il suo pensiero torna ancora una volta alla necessità della bellezza. “Dostoevskij diceva che la bellezza salverà il mondo. Credo che oggi ce ne sia un bisogno estremo. Viviamo in una società dove spesso si conta solo per quello che si produce e non per ciò che si è”.
Il messaggio per i giovani
Ai giovani che vogliono intraprendere una strada artistica lascia comunque un messaggio chiaro: “Non bisogna mai abbandonare i propri sogni. Ovviamente non ci si deve illudere, ma la bellezza deve restare sempre a portata di mano”.
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