di
Alessandra Muglia
L’annuncio del ministro americano Blanche a Miami: «Ci aspettiamo che venga qui di sua sponte o in qualche altro modo, e finisca in prigione»
È andata come previsto: l’ex presidente cubano Raúl Castro è stato incriminato formalmente dal dipartimento di Giustizia Usa per omicidio e cospirazione per commettere omicidio. Accuse legate ad eventi accaduti trent’anni fa: l’abbattimento di due aerei appartenenti all’organizzazione di esuli «Hermanos al Rescate». L’atto ricostruisce la responsabilità della catena di comando cubana nell’operazione militare che portò all’abbattimento dei due aerei Cessna. Raúl Castro, all’epoca ministro della Difesa e quindi capo delle forze armate, avrebbe ordinato l’attacco. Cuba ha sempre sostenuto che gli aerei avessero violato il suo spazio aereo, affermazione contestata dalle autorità internazionali dell’aviazione.
«Raúl Castro e altri cinque imputati hanno partecipato ad un complotto culminato con gli aerei militari cubani che hanno sparato missili contro aerei civili uccidendo quattro americani», ha dichiarato il procuratore generale Todd Blanche nella Freedom Tower di Miami, l’edificio centenario simbolo della comunità cubana in esilio, considerata la «Ellis Island dei rifugiati cubani». Anche la data non è casuale: il 20 maggio è il giorno dell’Indipendenza cubana. «Ci aspettiamo che Raúl Castro si presenti qui di sua spontanea volontà o in qualche altro modo, e finisca in prigione» ha aggiunto tra gli applausi del pubblico composto in maggioranza di esponenti della comunità cubana in esilio. Immediata la reazione del presidente cubano Miguel Díaz-Canel che ha definito l’incriminazione «un’azione politica, priva di qualsiasi base giuridica, che mira unicamente a rafforzare la tesi che stanno fabbricando per giustificare la follia di un’aggressione militare contro Cuba».
Il timore ora è in effetti che si possa replicare il «modello Venezuela»: a gennaio l’amministrazione Trump ha usato proprio un’incriminazione federale contro Nicolás Maduro come pretesto per il blitz condotto a Caracas per catturarlo.
Sebbene Trump ieri avesse auspicato un accordo con le autorità dell’Avana che avrebbe consentito un cambio di regime, oggi ha insistito sul fatto che gli Stati Uniti «non tollereranno uno stato canaglia che offre rifugio a operazioni militari, di intelligence e terroristiche straniere ostili, a soli 150 chilometri dal territorio americano». Poche ore dopo l’annuncio, fermato dai giornalisti alla «Joint Base Andrews», ha poi aggiunto: «Stiamo liberando Cuba, non ci sarà un’escalation. Il Paese sta andando a rotoli, è un disastro, hanno perso il controllo della popolazione. Non hanno modo di vivere. Non hanno cibo. Non hanno elettricità».
Poco prima dell’incriminazione, il Segretario di Stato Marco Rubio, filgio di esuli cubani, è intervenuto per criticare aspramente il governo cubano e offrire al suo popolo una «nuova relazione» tra Washington e L’Avana, a condizione che la nazione caraibica apportasse cambiamenti radicali alla sua economia e indicesse elezioni libere.
20 maggio 2026 ( modifica il 20 maggio 2026 | 21:30)
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