di
Massimiliano Jattoni Dall’Asén
L’operazione divide Vox Media in due società e punta su podcast, creator e informazione premium nell’era post-social. Il figlio di Murdoch guarda all’élite americana liberal e non trumpiana
Non è soltanto un’acquisizione. È una dichiarazione di identità. E forse anche una risposta familiare. James Murdoch, figlio minore del magnate Rupert Murdoch, sta per comprare il New York Magazine, Vox.com e la divisione podcast di Vox Media attraverso la sua holding Lupa Systems. L’operazione, annunciata il 20 maggio (dopo varie indiscrezioni) e destinata a chiudersi entro sei settimane, ridisegna uno dei gruppi editoriali più influenti dell’ecosistema digitale americano e, soprattutto, conferma la nascita di un polo culturale molto diverso dall’universo conservatore costruito dal padre con Fox News e News Corp.
Secondo l’e-mail visionata dalWashington Post e inviata al personale dall’amministratore delegato di Vox Media, Jim Bankoff, l’accordo separa di fatto in due la società. Da una parte la divisione di proprietà di Murdoch, che sarà guidata da Bankoff, dove finiranno gli asset più «prestige»: New York Magazine, il sitoVox e una rete podcast che include titoli come Pivot di Kara Swisher e Scott Galloway, oltre ai programmi di Brené Brown, Adam Grant ed Esther Perel. Dall’altra restano i marchi che Vox Media non ha ceduto a Murdoch: The Verge, Eater, SB Nation, Popsugar e The Dodo, brand più verticali e orientati a pubblicità, commerce e audience di massa.
Questa divisione racconta molto del presente dei media americani. E forse ancora di più del loro futuro.
Il nuovo valore dei media: non i clic, ma le community
Negli ultimi anni il traffico proveniente da Google e dai social si è ridotto drasticamente, l’intelligenza artificiale ha iniziato a destabilizzare i modelli editoriali tradizionali e la pubblicità digitale non basta più a sostenere redazioni costose. In questo scenario, gli asset più appetibili non sono necessariamente quelli con più clic, ma quelli con maggiore capacità di influenza culturale e fidelizzazione del pubblico.
È qui che entrano in gioco i podcast. Non è un caso che tutti gli articoli usciti negli Stati Uniti – da Wall Street Journal al Washington Post – insistano sulla rete audio di Vox. Oggi i podcast premium sono uno dei pochi prodotti media in America in grado di combinare pubblicità ad alto valore, abbonamenti, eventi live e personal branding. Soprattutto, creano comunità. E le comunità valgono più del traffico.
La vera operazione, allora, potrebbe essere meno editoriale di quanto sembri. Murdoch non compra semplicemente testate: compra conversazioni influenti. Compra una fascia di pubblico urbano, istruito, cosmopolita, che non guarda Fox News ma ascolta Kara Swisher mentre va al lavoro.
Il distacco dal padre Rupert
C’è poi un altro elemento, inevitabilmente politico. James Murdoch non è Rupert Murdoch. O almeno, da anni cerca di non esserlo. Nel 2020 lasciò il board di News Corp denunciando divergenze sulle linee editoriali e sulla gestione delle notizie climatiche. Da allora ha costruito, insieme alla moglie Kathryn, un ecosistema di investimenti che comprende il Tribeca Festival, Art Basel e anche The Bulwark, piattaforma nata nell’area conservatrice anti-Trump.
L’operazione Vox-New York Magazine sembra completare questo disegno: creare un gruppo media capace di occupare lo spazio dell’élite culturale liberal americana senza assumere l’estetica tradizionale del progressismo militante.
Il nodo dell’indipendenza editoriale
Anche per questo, nel memo inviato ai dipendenti, il Ceo Jim Bankoff ha insistito su un punto preciso: «James e Kathryn Murdoch rispettano l’indipendenza editoriale». Una frase che suona quasi obbligatoria quando il cognome dell’acquirente è Murdoch e le redazioni coinvolte appartengono a un ecosistema ideologicamente distante anni luce dal trumpismo mediatico.
Non meno significativo è il fatto che Bankoff resterà amministratore delegato della nuova società controllata da Lupa. Segnale che Murdoch, almeno per ora, non intende intervenire direttamente nella linea editoriale ma piuttosto costruire una piattaforma culturale di lungo periodo.
Quanto valgono oggi i media digitali
Il prezzo dell’operazione non è stato reso noto. Quando Vox acquistò il New York Magazine nel 2019, la valutazione era di circa 105 milioni di dollari. Oggi il mercato dei media digitali è molto diverso: meno entusiasmo, meno capitale, più consolidamento. Ma anche maggiore consapevolezza di quali asset abbiano davvero valore. E nel 2026 il valore, più che nei siti, sembra stare nelle persone, nelle community e nella capacità di orientare il dibattito pubblico.
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20 maggio 2026 ( modifica il 20 maggio 2026 | 17:42)
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