L’ex Juve a 39 anni torna in campo per aiutare la squadra del papà: “La nostra squadra fatta di ragazzi cresciuti con noi. Il mio esempio restano i campioni del 2006 che giocarono in B con me: i valori umani vengono prima di tutto”

Giuseppe Giuliano

20 maggio – 21:09 – MILANO

“La differenza tra il calcio professionistico e quello dilettantistico? Nessuna. L’essenza di questo sport meraviglioso è la stessa”. Dieci anni fa Gianluca Vialli recitava queste parole a una squadra di dilettanti nel reality “Squadre da incubo”. La stessa essenza deve averla percepita Paolo De Ceglie, che a distanza di cinque anni dal ritiro è tornato a giocare con la maglia bianconera del CGC Aosta, la squadra di proprietà del padre Giulio. Troppo forte il richiamo del campo, a prescindere dalla categoria. L’ex terzino della Juventus, con oltre 100 presenze con la Vecchia Signora, è riuscito così a 39 anni a mantenere la promessa di contribuire a portare il club valdostano per la prima volta in Promozione. La soddisfazione più grande per la famiglia De Ceglie non è, però, la vittoria del campionato di Prima Categoria quanto piuttosto valorizzare il percorso dei ragazzi attraverso la filosofia unica della società. 

Come siete arrivati a questo successo? 

“Il progetto della società era quello di iniziare con il settore giovanile e l’attività di base partendo dai valori umani. Successivamente abbiamo deciso di creare la prima squadra per dare continuità a questi ragazzi: siamo partiti dalla Terza categoria e abbiamo coronato il sogno di arrivare in Promozione. Sarebbe stato più semplice investire per comprare giocatori di categoria per puntare a vincere, ma abbiamo scelto di valorizzare le qualità dei nostri ragazzi e delle nostre risorse, all’interno di un contesto basato sui valori dello sport e sul senso di appartenenza”. 

Almeno l’80% dei nostri ragazzi ha seguito solo il nostro percorso o ha potuto confrontarsi con altre categorie prima di tornare, per noi i valori umani vengono prima

Paolo De Ceglie

Com’è nato il suo ritorno in campo e quale ruolo ha avuto nel corso della stagione nella società? 

“Io ho sempre seguito la squadra, tanti ragazzi li ho visti crescere dall’età di 5 anni. Dopo essermi preso una pausa dal mondo del professionismo ho deciso di raggiungere mio padre: inizialmente l’idea era quella di aiutarlo durante l’allenamento e nell’organizzazione societaria per arrivare in Promozione. Successivamente ho voluto tesserarmi solo per giocare un’ultima partita con mio papà in panchina e mio cugino in campo, ma alla fine per necessità e passione ho dato il mio contributo con gol decisivi per raggiungere questo traguardo. L’obiettivo principale però era valorizzare il percorso di questi ragazzi eccezionali, che hanno dovuto conciliare questo impegno con il lavoro e le condizioni difficili del nostro territorio soprattutto in inverno. Questa è sicuramente la più grande soddisfazione”. 

Si può definire l’Athletic Bilbao della Valle D’Aosta. 

“Almeno l’80% dei nostri ragazzi ha seguito solo il nostro percorso o ha avuto modo di confrontarsi con altre categorie prima di tornare, per noi i valori umani vengono prima di quelli calcistici. Non importa quali saranno i risultati sportivi in futuro, la cosa più bella è riuscire a fare calcio secondo la nostra filosofia con costanza nel tempo”. 

TURIN, ITALY - JANUARY 19:  Paolo De Ceglie of Juventus in action during the Serie A match between Juventus and Udinese Calcio at Juventus Arena on January 19, 2013 in Turin, Italy.  (Photo by Valerio Pennicino/Getty Images)

Dai grandi palcoscenici della Seria A al calcio dilettantistico, a 39 anni com’è stato rimettersi in gioco in questa realtà? 

“È stata un’esperienza formativa che mi ha insegnato tanto, il mondo dei dilettanti ha parecchi lati belli. Ho cercato di essere un esempio attraverso la costanza e la cura dei dettagli, però mi sono dovuto anche io adattare a una nuova realtà e a giocare su campi ai quali non ero abituato riscoprendo il calcio senza riflettori”. 

VERONA, ITALY - FEBRUARY 03:  Stephan Lichsteiner (L) of Juventus celebrates after scoring his teams second  goal with team - mates  during the Serie A match between AC Chievo Verona and Juventus FC at Stadio Marc'Antonio Bentegodi on February 3, 2013 in Verona, Italy.  (Photo by Dino Panato/Getty Images)

Riavvolgendo il nastro dagli inizi, ricordi della sua prima stagione alla Juventus in Serie B? 

“La scelta che presero quei campioni di rimanere in quella categoria dopo aver vinto la Coppa del Mondo è qualcosa di incredibile rispetto al calcio di oggi. Sono stati un esempio trainante per tutta la mia carriera. Quell’annata per la Juventus fu determinante per tornare a vincere, ripartendo dai valori umani dei dilettanti di cui parlavo”. 

L’arrivo di Conte ha fatto tornare vincente la Juventus. Cosa è successo quell’anno? 

“Il segreto dell’annata del primo scudetto con Conte è stato scegliere le persone giuste e motivate sia a livello dirigenziale, di staff e di giocatori. Si è creata una grande alchimia tra tutte queste componenti per raggiungere obiettivi importanti. Andrea Agnelli aveva una visione futuristica, è stato lui l’artefice dei 9 anni di successi e crescita”. 

<<enter caption here>> at Giuseppe Meazza Stadium on August 17, 2009 in Milan, Italy.

Conte, Allegri e Gasperini. Chi è stato il più incisivo nella sua carriera? 

“Tre allenatori eccezionali che mi hanno lasciato qualcosa migliorando il mio bagaglio calcistico. A loro modo hanno grande capacità di fare gruppo e dargli un’identità. Il primo scudetto con Conte ha rappresentato sicuramente una stagione storica, è stata la vittoria di un popolo che lo aspettava da tempo”. 

Com’è stato giocare insieme a campioni come Pogba e Tevez? 

“Ci siamo accorti subito del potenziale di Pogba dopo un paio di allenamenti ed era incredibile fosse arrivato a parametro zero. Abbiamo avuto presto il presentimento che potesse diventare uno dei centrocampisti più forti al mondo, è un peccato che negli ultimi anni per problemi fisici non abbia potuto più regalare le sue giocate. Tevez è arrivato già con una carriera importante alle spalle, magari all’inizio c’era qualche dubbio sul suo inserimento nello spogliatoio, ma devo ammettere che anche da quel punto di vista è stato super, dimostrandosi un leader dentro e fuori dal campo”. 

Durante la sua parentesi al Parma ha fatto una doppietta all’Inter. 

“La doppietta all’Inter è stata fondamentale per la città di Parma in un momento difficile, regalare a una piazza così importante una domenica di gioia è stata molto bello. Da juventino sicuramente segnare due reti ai nerazzurri ha avuto un doppio valore…”. 

Bisogna mettere i ragazzi al primo posto e non gli obiettivi personali dei vari dirigenti e allenatori.

Paolo De Ceglie

Negli ultimi anni ha avuto la possibilità di lavorare nel settore giovanile della Juventus. Quale pensa sia il problema dei giovani nel nostro calcio? 

“Probabilmente ci è mancato qualcosa in termini di talento, ma sicuramente non siamo stati bravi a valorizzarlo. Bisogna mettere i ragazzi al primo posto e non gli obiettivi personali dei vari dirigenti e allenatori. I presidenti e i proprietari credo abbiano la maggior responsabilità in questo senso. A livello culturale rispetto ad altri paesi facciamo fatica a dare fiducia ai giovani. In Europa il livello si è alzato: un giocatore di 19-20 anni si ritrova ad aver già giocato 100 partite tra i professionisti, mentre da noi è un fuoriquota in Primavera. Un tempo avevamo anche gli stranieri più forti al mondo, ora non mi sembra che nel nostro campionato giochino Haaland o Mbappé”. 

Quali sono i suoi programmi per il futuro? 

“Devo valutare se continuare a giocare o meno, quest’anno già non era in programma. Continuerò sicuramente ad aiutare la società di mio padre”. 

Ripercorrendo la sua carriera, ha qualche rammarico? 

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“L’unico rammarico è di non aver indossato la maglia della Nazionale. A causa degli infortuni ho dovuto saltare due convocazioni prima dell’Europeo del 2012 durante le qualificazioni”.