Se la Viscontini rappresenta lo stallo all’inizio del tunnel, il Villapizzone mostra chiaramente cosa c’è in fondo: un lento, inesorabile trascinamento. La storia di via Perin del Vaga, che non sarà un caso isolato, è la prefigurazione di ciò che attende la periferia calcistica milanese se il sistema delle concessioni comunali non troverà una via d’uscita strutturale. Si vive con le dita incrociate, aggrappati a proroghe temporanee che non risolvono il problema, ma si limitano a spostare la scadenza un metro più in là, logorando le strutture e, di riflesso, l’esperienza stessa dei ragazzi e delle famiglie sul territorio.


SI VIVE CON LE DITA INCROCIATE, SPOSTANDO LA SCADENZA UN METRO PIU’ IN LA’, SENZA POSSIBILITA’ DI INTERVENTO: «NOI PERO’ NON MOLLIAMO»

A rimetterci, alla fine, è l’utenza di quartiere. E il paradosso politico si fa quasi grottesco se si pensa che l’anima organizzativa del Villapizzone è Bice Passera, la dirigente scelta come portabandiera dello sport di base nella cerimonia di chiusura delle Olimpiadi Invernali. Un simbolo del valore sociale dello sport milanese, costretto però a gestire una struttura con il timer inserito.

DI NUOVO: «LE BANCHE DICONO SI’, MA ANCHE NOI SIAMO BLOCCATI»

Il dialogo tra Villapizzone e Comune c’è, forse anche in virtù del fatto che si è arrivati ormai sull’orlo del precipizio, e gli uffici si sono spesi nei limiti del possibile concedendo una nuova proroga fino al 31 luglio 2027, dopo che ce n’era già stata una precedente. Ma la pezza burocratica si scontra con la realtà dei fatti. Il campo sintetico principale ha 13 anni, è arrivato a fine ciclo e va rifatto al più presto. La società ha già pronto un piano di investimenti per rinnovare il terreno (che già da solo, come visto, è nell’ordine dei 350.000 euro); per coprire la tribuna e creare uno spazio bocce per i pensionati, pagando tutto di tasca propria. Il Credito Sportivo è pronto a fare la sua parte, ma esige garanzie sulla durata del titolo. Senza quelle, non si firma il mutuo. E il Villapizzone, come la Viscontini, ha le mani legate.

«Andiamo avanti a proroghe — racconta Bice Passera — ma così è impossibile programmare investimenti a lungo termine. Cosa succede ora? Non possiamo che aspettare il bando con una struttura sulla quale, nel frattempo, non possiamo intervenire se non per tamponare necessità immediate, che comunque hanno sempre un costo di cui ci facciamo carico. Noi non molleremo mai il Villapizzone, ma sostanzialmente ci dobbiamo trascinare fino a lì in questo modo. Intanto però si crea instabilità attorno alla società. Le famiglie ci chiedono continuamente quando verrà rifatto il campo, o quando verrà rinnovata la concessione: vogliono giustamente il meglio per i loro figli e non c’è una sola riunione in cui non venga fatta questa domanda».

Il countdown, tra l’altro, ha una data simbolica pesante: il 2027 sarà l’anno del Centenario del Villapizzone. Cento anni di storia che rischiano di essere celebrati sul filo del rasoio di una scadenza.

CANONI IN AUMENTO CON I PROSSIMI BANDI

Oltre allo stallo degli investimenti, sui tavoli delle società milanesi aleggia un altro spettro: le indicazioni andrebbero verso un drastico adeguamento dei canoni di locazione da parte del Comune per le aree sportive, che per il Villapizzone potrebbero passare dalla cifra storicamente irrisoria attuale a una quota più orientata ai valori di mercato (si parla di un potenziale rincaro da 2.000 a circa 20.000 euro). Una stangata che la società è pronta ad affrontare con senso di responsabilità, ma che aggrava un quadro già saturo.


«CENTO ANNI DI TRADIZIONE SPORTIVA E SOCIAL, DI CONTI ONORATI AL CENTESIMO, DEVONO CONTARE QUALCOSA. L’ALTERNATIVA NON PUO’ ESSERE SOLO “CHI OFFRE DI PIU’ SI PRENDE IL CENTRO”

A peggiorare la situazione logistica della zona si aggiunge poi il progetto di riassetto del Centro Sportivo Pavesi FIPAV di via de Lemene, storica oasi federale della pallavolo che ospita però anche un importante campo da calcio a 11 in erba naturale omologato. I piani di rifunzionalizzazione parrebbero destinati a cancellare quest’ultimo per fare spazio ad altre discipline, togliendo un polmone vitale alle società della zona nord-ovest.

«Si sta delineando una situazione preoccupante — spiega Passera — Vengono tolti altri campi, magari non di nostra proprietà, ma ai quali noi ci appoggiavamo pagando un regolare affitto. Senza quegli spazi esterni devi diminuire l’attività mettendo a rischio la sopravvivenza del club, perché altrimenti l’unica possibilità rimasta – a fronte dell’aumentare dei costi, è alzare le quote d’iscrizione». Una scelta che in via Perin del Vaga vogliono evitare a tutti i costi, dato che le tariffe oscillano tra i 230 e i 330 euro annui: «Le nostre quote sono popolari, e spesso dobbiamo gestire delicate situazioni familiari. Nessuno di noi guadagna nulla dal Villapizzone. Reinvestiamo tutto e copriamo dove serve. Tutto questo ha un valore che non può non avere un peso».

NON È UNA CACCIA ALLE STREGHE

Il Comune, oggi rispetto a ieri e l’altro ieri, deve muoversi all’interno del rigido perimetro del Codice degli Appalti e della direttiva Bolkestein, o rischia indagini da parte della magistratura contabile. L’Europa (e di riflessione le sentenze del Consiglio di Stato italiano) impone che i beni pubblici non possano più essere assegnati con rinnovi automatici o proroghe infinite ai soliti soggetti. Tutto deve passare da bandi pubblici, trasparenti e aperti alla concorrenza. Ma l’assenza di una clausola di salvaguardia — che vincoli chi eventualmente vincerà i futuri bandi a rilevare i debiti d’investimento precedenti — blocca ogni iniziativa e gela le banche.

Il Comitato Regionale e Valentina Battistini stanno provando a tessere una mediazione istituzionale per far valere le ragioni dei club, ma la sensazione è che senza un cambio di passo politico si vada dritti verso il muro contro muro dei bandi economici.

«Come la Viscontini riteniamo anche noi giusto ci possa essere una strategia di protezione che continui a far pagare i debiti a chi entra dopo, ma ci dicono che non è possibile per legge — conclude Bice Passera — Il nostro campo è piccolo e forse poco appetibile, ma realtà che non hanno un centro e a cui potrebbe interessare l’area ci sono. Il lavoro che facciamo per il sociale, così come l’esperienza maturata in tanti anni o lo storico pulito dei nostri pagamenti devono essere riconosciuti. L’alternativa non può essere soltanto “chi offre di più si prende il centro”».

La parabola del Villapizzone sta mostrando già ora alla città il rischio di una burocrazia immobile e difensiva: un lento declino strutturale che impoverisce le periferie, prima ancora che si aprano le buste dei bandi.

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