di
Massimiliano Jattoni Dall’Asén
La difesa dell’erede di Mango, accusato di aver ucciso il padre, contesta le conversazioni via WhatsApp e movente economico. I giudici indagano sulle contraddizioni nel racconto della caduta
La giudice che indaga sulla morte di Isak Andic, il fondatore di Mango precipitato nel dicembre scorso durante un’escursione sui monti della Catalogna, ritiene che esistano «indizi sufficienti» per ipotizzare che la caduta non sia stata accidentale e che il figlio maggiore, Jonathan Andic, abbia avuto un «ruolo attivo e premeditato». È il passaggio contenuto nell’ordinanza della magistrata Raquel Nieto Galván che ha trasformato una tragedia familiare in uno dei casi giudiziari più esplosivi della Spagna.
Jonathan Andic, vicepresidente del gruppo e uno degli eredi dell’impero della moda fondato dal padre, è stato interrogato, formalmente indagato per omicidio e rimesso in libertà provvisoria dopo il pagamento di una cauzione da un milione di euro. La difesa respinge ogni accusa e prepara ora la controffensiva sulle oltre 1.400 pagine del fascicolo istruttorio.
I sospetti della giudice
Nelle carte citate la giudice costruisce un impianto accusatorio fondato soprattutto su elementi indiziari: il deterioramento del rapporto fra padre e figlio, le tensioni economiche interne alla famiglia, alcune conversazioni WhatsApp e le presunte incongruenze nei racconti forniti da Jonathan Andic agli investigatori e ai soccorritori.
Secondo la magistrata, il rapporto fra i due sarebbe stato segnato da una crescente conflittualità legata al denaro. Nell’ordinanza si parla di una«ossessione» del figlio per l’eredità paterna e di messaggi nei quali emergerebbero «rancore», «odio» e «pensieri di morte» nei confronti del fondatore di Mango.
Un ruolo centrale avrebbe avuto anche la decisione di Isak Andic, maturata nel 2024, di modificare il proprio patrimonio destinandone una parte a una fondazione benefica. È in quel periodo, sostiene la giudice, che Jonathan Andic avrebbe cercato un riavvicinamento con il padre.
Le contraddizioni
Gli investigatori ritengono inoltre sospetti alcuni dettagli relativi ai giorni precedenti alla morte del patron di Mango. Il tracking dell’auto di Jonathan Andic mostrerebbe infatti diversi passaggi nella zona dell’escursione – il 7, l’8 e il 10 dicembre – mentre in una prima ricostruzione il figlio avrebbe sostenuto di esserci stato soltanto una volta nelle settimane precedenti.
Anche le versioni fornite subito dopo la caduta sono finite al centro dell’inchiesta. In una chiamata ai soccorritori Jonathan Andic avrebbe raccontato di essersi voltato e di avere visto il padre precipitare. Successivamente avrebbe invece dichiarato agli investigatori di avere perso di vista Isak Andic e di avere sentito soltanto il rumore delle pietre prima di vedere il corpo nel dirupo.
Per la magistratura catalana, queste discrepanze potrebbero indicare una ricostruzione non lineare dei fatti. La difesa sostiene invece che le contraddizioni siano il risultato dello choc e della concitazione di quei momenti.
La linea della difesa
L’avvocato Cristóbal Martell, uno dei penalisti più noti di Spagna, ha annunciato che chiederà un nuovo interrogatorio del suo assistito dopo avere esaminato integralmente il fascicolo.
Secondo fonti vicine alla difesa, molte delle interpretazioni dei Mossos d’Esquadra, la polizia catalana, sarebbero «decontestualizzate» e fondate su conversazioni private vecchie di anni, alcune risalenti addirittura al 2018. L’obiettivo è smontare il presunto movente economico e separare il conflitto familiare dall’ipotesi di omicidio.
La famiglia Andic continua intanto a sostenere pubblicamente l’innocenza di Jonathan. «Non ci sono e non ci saranno prove contro di lui», hanno ribadito i portavoce, sottolineando anche che il progetto della fondazione voluta da Isak Andic non sarebbe mai stato osteggiato dai figli.
Il caso che scuote la Spagna
La vicenda ha avuto un impatto enorme sull’opinione pubblica spagnola. La morte del fondatore di Mango era stata inizialmente considerata un tragico incidente di montagna. La riapertura dell’inchiesta e l’ipotesi di un possibile delitto familiare hanno però cambiato radicalmente la percezione del caso.
Dentro questa storia si intrecciano gli elementi di una grande saga contemporanea: una fortuna miliardaria, i conflitti dinastici, il controllo di un impero della moda e il rapporto difficile fra un padre carismatico e il figlio destinato a raccoglierne l’eredità. Adesso sarà la magistratura catalana a stabilire se quei sospetti possano davvero trasformarsi in prove.
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20 maggio 2026 ( modifica il 20 maggio 2026 | 22:01)
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