di
Paola Di Caro

Avere contro il mondo intero potrebbe aiutare il ministro israeliano alle elezioni. E complicare gli equilibri già fragilissimi della Knesset

La prima esigenza per Palazzo Chigi e la Farnesina era «riportare a casa i nostri concittadini», in sicurezza e senza alcun tipo di ulteriori umiliazioni. Apparentemente scontato, dopo le parole del premier israeliano che ha comunque censurato l’atteggiamento del ministro Ben-Gvir parlando però di «provocatori» stranieri che andranno «espulsi». Ma nemmeno questo gesto era così facile e immediato, e tutte le forze si sono concentrate sull’obiettivo. Che pare ottenuto, dopo l’incontro in serata del ministro degli Esteri Antonio Tajani con l’ambasciatore israeliano: «Dovrebbero tornare tutti domani (oggi, ndr)». Caso insomma risolto, nel giro di poche ore e con pressione fortissima di tutte le istituzioni italiane.

Quello che però sarà deciso come reazione a Israele e al suo governo verrà dopo, riflettendo su ogni passo. Chiaro che, come ha detto il ministro degli Esteri Antonio Tajani, si è «superata la linea rossa». Ed è successo ieri mattina, quando è stato diffuso il video dallo stesso ministro israeliano: il leader di FI, prima di mandare un suo post di condanna sui social come stava per fare, ha mostrato alla premier Meloni le immagini a margine dell’incontro con il presidente indiano Modi: «Ci siamo fermati un attimo, mentre stavamo andando all’incontro con le imprese, e abbiamo deciso di prendere una posizione molto dura e di convocare l’ambasciatore di Israele», ha spiegato.



















































«Inaccettabile» la parola che tutti pronunciano nel governo, ma che non basta all’opposizione, che vorrebbe interrompere immediatamente i rapporti con Israele. Il governo però va con i piedi di piombo. Da Farnesina e Chigi fanno notare come già negli ultimi tempi le posizioni dell’Italia si siano indurite rispetto ad Israele: anche nelle risoluzioni Onu pro-Palestina prima l’Italia si asteneva, ora vota a favore. E in Europa, pur restando tra i Paesi che cercano di mantenere un rapporto diplomatico con Israele soprattutto su terreni come la cooperazione scientifica, il vento sta cambiando. Tajani ha apprezzato la presa di distanza di Netanyahu come del ministro degli Esteri Sa’ar, sa bene come sia arrabbiato con il suo ministro il presidente Herzog, ma la questione non può chiudersi qui. Andrà affrontata in sede europea, certamente, perché il trattato di cooperazione riguarda la Ue nel suo complesso, ma l’Italia deve oggi tenere il punto senza che la situazione precipiti.

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E questo perché, è il ragionamento del governo e del ministro degli Esteri, il pesantissimo gesto di Ben-Gvir va certamente censurato non solo perché offensivo nei confronti degli italiani, ma «del proprio Paese, che non merita ministri così», di quella parte di israeliani che «credono nei diritti civili, vorrebbero mantenere i rapporti con tutti», non sono sfacciatamente aggressivi e vorrebbero invece la pace. Ma siccome in Israele il voto è prossimo e ci sono gesti, come quello di Ben-Gvir, chiaramente orientati ad ottenere un consenso interno, un attacco dall’estero potrebbe perfino essergli utile, e farlo salire nei consensi proprio tra le frange più estremiste. Un po’ come, dicono i suoi, succede in Italia con Vannacci: avere contro il mondo intero potrebbe facilitarlo. E complicare gli equilibri già fragilissimi della Knesset, dove ciascuno dei 120 deputati conta.


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21 maggio 2026 ( modifica il 21 maggio 2026 | 08:08)