«Ho 28 anni e sono italo-dominicana. Sono nata a Napoli e a 13 anni mi sono trasferita a Santo Domingo, dove ho vissuto per altri 13 anni. Nel 2023 sono tornata in Italia». Basterebbe questa traiettoria geografica per intuire il mondo che si nasconde dietro il nome di Vicky Della Peruta. Una presenza magnetica, una voce potente e un’attitudine internazionale che, nell’autunno scorso, aveva incendiato il palco di X Factor. Con le sue interpretazioni di La cura per me, Side to Side e Can’t Be Tamed, aveva conquistato Jake La Furia: «Ha un tiro internazionale», aveva detto il giudice prima di accompagnarla ai Bootcamp.

Poi, a un passo dai Live, lo stop. Una bocciatura che avrebbe potuto spegnere chiunque. Non lei. Cresciuta tra teatro, musical e cultura caraibica, Vicky ha trasformato quella frenata in un punto di partenza. «Un’esperienza incredibile. Non sono delusa, anzi: mi sento positiva e grata di aver calcato il palco dei miei sogni». E in quella corsa velocissima si è portata via anche un momento destinato a restare: un duetto improvvisato con Giorgia. «Ero completamente scioccata e ripetevo “Oh my God!”. In quel momento, ricevere un riconoscimento così immenso — la voce per eccellenza dell’Italia che si accorge di te e ti legittima — mi ha lasciata senza parole».
Il peso della bellezza
Nel racconto di Vicky, però, c’è anche una ferita più sottile: quella di chi sente di dover continuamente dimostrare che dietro l’immagine esiste una preparazione reale. Nell’epoca dei social, racconta, la bellezza può trasformarsi in un filtro che distorce la percezione del talento. C’è chi l’ha definita una “brutta copia di Elodie”, critica che lei respinge senza rabbia: «Non mi interessa. La negatività non mi riguarda. È una sorella maggiore per me: la rispetto come artista e nutro ammirazione per lei. Siamo diverse, non sono la copia di nessuno. La chiamo Elodea».

Ma il tema del pregiudizio resta centrale: «A volte la bellezza mi si è ritorta contro. Mi sono ritrovata in situazioni in cui penso sia stato messo in dubbio il mio talento solo per il mio aspetto fisico. Ho sempre lavorato, studiato e bussato a tutte le porte davanti a me. Riassumere tutto al mio aspetto fisico non è giusto». E aggiunge: «Io voglio farmi conoscere per il mio talento e per la mia creatività, ma questo non significa che un’artista non possa essere sexy e brava allo stesso tempo. Non dovrei scegliere tra essere una cosa o l’altra quando sono semplicemente me stessa».
L’era di “Así”: l’ovulazione pop e la “dark feminine energy”
Il riscatto passa attraverso Así, il suo primo singolo ufficiale, in uscita il 21 maggio 2026. Un progetto pop bilingue che mescola sonorità latine, sensualità e rivendicazione personale. Vicky lo definisce senza paura «ovulazione pop». «Per questa canzone ho espresso la mia dark feminine energy. È quel mood che molte donne vivono ma che spesso non possono raccontare liberamente senza essere giudicate. “Girls just wanna have fun too” (Anche le ragazze vogliono solo divertirsi). Agli uomini è concesso esprimersi sessualmente molto più facilmente. Quando una donna fa lo stesso viene subito definita too much o sbagliata». La sua è una presa di posizione netta contro i doppi standard ancora radicati nell’industria musicale: «Sono una donna giovane che ama la sua vita e la vive al massimo. Per ora mi sento di mostrare questo lato di me. “Me siento muy joven y sexy!” (Mi sento molto giovane e sexy!)».
La paura di essere “in ritardo”

Il debutto musicale è accompagnato da un immaginario visivo costruito interamente da lei. Nel primo video visual, Vicky appare sola, immersa nei propri pensieri, tra fotografie, diari e sogni sospesi. Poi il panico: guarda l’orologio e scappa via. «Volevo raccontare quella sensazione che tantissimi creativi provano: sentirsi sempre in ritardo, come se esistessero tempi giusti, età giuste e regole precise per diventare qualcuno».
Nel video di Así, però, avviene la trasformazione. La Vicky del passato entra nella fittizia “Napolatina Corporation” e incontra una versione nuova di sé: più forte, più libera, più consapevole. «She doesn’t give a fuck ((Non gli frega niente di niente)», racconta sorridendo. Alla ragazza insicura che si scusa per il ritardo, il suo alter ego risponde soltanto: «Sei arrivata nel momento giusto».
La realtà degli artisti indipendenti
Dietro il progetto non ci sono major o grandi investimenti, ma il lavoro quotidiano di un’artista che ha deciso di autofinanziarsi. «Dopo X Factor non sono sparita. Ho lavorato per mettere da parte i soldi e avvicinarmi il più possibile alla mia visione». Poi aggiunge: «Essere indipendenti non è facile, soprattutto nel pop. Servono budget enormi, ma io non voglio aspettare il momento perfetto per iniziare». Per anni, racconta, è stata prigioniera del perfezionismo: «Mi creavo sempre scuse. Pensavo: “Se non posso farlo perfettamente, allora meglio non farlo”. Oggi invece voglio creare e basta». Ed è forse qui che emerge il cuore più autentico della sua storia: «The budget might be low but the vision is big baby! (Il budget sarà anche basso, ma la visione è gigantesca, tesoro!)».

«La era Napolatina è cominciata»
Oggi Vicky sente di aver superato la parte più difficile: iniziare. Senza aspettare il permesso di nessuno. «Cose magiche succedono quando decidi chi vuoi essere in questa vita».
E mentre Así inaugura ufficialmente la sua “era Napolatina”, lei guarda avanti senza paura: «Ho tante cose da dire. Per ora balliamo e cantiamo. Più avanti magari piangeremo insieme. Ma per ora: “Can a girl just have fun?”».
Credit foto: @pacoarc, Vicky Della Peruta e Armando Bocchino
Ultimo aggiornamento: giovedì 21 maggio 2026, 07:34
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