La leggenda spagnola e la serie tv che fa emergere il suo lato più privato: “Ho vinto tanto perché amavo le cose difficili. Jannik è impressionante per la costanza al vertice ma nessuno potrà prevedere come reagirà il suo corpo, se emergeranno nuovi rivali…”
21 maggio 2026 (modifica alle 08:42) – MADRID
Avevamo incontrato Rafa Nadal un anno fa, a pochi mesi dal suo ritiro dopo la sconfitta con l’olandese Botic van de Zandschulp in Coppa Davis a Malaga, novembre 2024. Ci era parso sollevato, ma ancora con un filo di legittima preoccupazione dettato dalla necessità di colmare l’immenso vuoto lasciato dall’ultimo rimbalzo della pallina. Out, e sipario su una carriera leggendaria, 1308 incontri tra i 15 e i 38 anni, 1080 vittorie, 92 titoli, 22 Slam, 5 delle 6 Davis che ha in bacheca la Spagna. La Spagna in lutto sportivo che passava dal “Vamos Rafa” al “Gracias Rafa”. E lui? Il grande campione, ferito da mille battaglie? L’aria della nostra conversazione era viziata da una domanda complessa: “E ora?”.

Ieri seduto di fronte a noi abbiamo avuto un Rafa Nadal sereno, realizzato, felice. Uno splendido quarantenne arriverà alla simbolica cifra il 3 giugno, che presentava la serie sulla sua vita uscita su Netflix. Una serie nella quale il tennista di Manacor si mette a nudo, mostra emozione e dolore, sudore e lacrime, ferite, viti, chiodi e operazioni, oltre ai tanti, tantissimi trionfi. Qualche flash dalla serie. Quando ricorda il ritiro, Rafa non trattiene la commozione: “Gli dissi: ‘Toni mi dispiace, non ne posso più’. Provavo dolore continuamente”. Toni è ovviamente lo zio Toni Nadal, che ha accompagnato sviluppo, crescita ed esplosione del magnifico nipotino: “Io non ho mai detto a Rafael che sarebbe stato facile, però lui si è abituato a soffrire”. Ha ragione: “Fin da quando ero piccolo mi piacevano le cose che erano difficili, perché io sono stato educato in questo modo da mio zio Toni”. E il padre: “Ha resistito di fronte a situazioni che pochissime persone avrebbero sopportato”. La moglie e compagna di una vita, Xisca: “Era molto chiaro che il suo corpo non poteva dare di più”. Un fisico portato al limite grazie a una mente preparata a sforzi immensi: “Quando ti abitui a resistere ogni volta un po’ di più, la palla in più è ciò che costruisce i grandi campioni: resistere per un’altra palla”. “Quando scendevi in campo contro Rafa sapevi che ogni partita sarebbe stata una partita a vita o morte” ricorda Djokovic, e Federer: “Sentivi che per batterlo dovevi giocare a un livello sovrumano”. Protagonisti enormi per un avversario eccezionale, ma sinceramente il primo pensiero che ci è venuto all’annuncio della serie su Nadal è stato di stupore.
Lei è stato alla ribalta per oltre vent’anni, ed è sempre riuscito a mantenere la sua privacy allo stesso livello del suo tennis: altissimo. La parola riservato l’ha sempre accompagnata come l’essere mancino.
“Si, lo sono in generale. Però è chiaro che nel momento che decidi di fare una cosa del genere devi farlo sul serio, metterti in gioco davvero, altrimenti meglio non iniziare neanche”.
E infatti uno degli aggettivi che accompagnano con maggior frequenza le prime recensioni della serie è ‘intimo’. Com’è andata la registrazione? È stato complicato o invasivo?
“No, è stato molto naturale. All’inizio magari un pochino difficile soprattutto per la gente che non è abituata a vivere di fronte alle telecamere come noi. E infatti questo era uno dei motivi per il quali non avevo mai accettato proposte simili, e posso assicurare che me ne erano arrivate parecchie… Avevo sempre detto di no perché pensavo che la realizzazione creasse fastidi alla famiglia, al team, agli amici. Una cosa sono io e un’altra la gente che devi coinvolgere per far sì che un prodotto di questo tipo venga bene. Avevo un certo timore in questo senso, ma ho trovato i professionisti giusti che mi hanno convinto che era il momento di farlo e siamo partiti. E una volta iniziato ho avuto la fortuna di avere con me una grande squadra che ha reso tutto facile a tutti, a partire dal direttore Zach che ha messo tutti a proprio agio”.
Felice del risultato finale?
“Si, anche se in realtà è meglio che lo dicano gli spettatori. Quando uno guarda qualcosa su sé stesso non si permette di godersela appieno finché da fuori non arriva la conferma che è un bel prodotto. È difficile per me osservare la serie senza analizzarla”.

Giovedì scorso ha inaugurato il suo nuovo museo all’interno della sede della Rafa Nadal Academy, nella natale Maiorca. Cosa fa nella vita?
“Per prima cosa mi lasci dire che sono contento. La transizione dall’attività sportiva è stata facile. Sto lavorando e viaggiando più di quanto immaginavo, però sono felice. Lavoro tanto con la mia fondazione e con l’accademia, che è in fase di espansione e globalizzazione, quindi una sfida importante per me. Poi c’è l’impegno per Ndl, la società di complementi alimentari creata con Cantabria Labs, e gli hotel: stiamo per inaugurarne uno nuovo a Fuerteventura, alle Canarie. E ovviamente la famiglia, accompagnare e andare a riprendere mio figlio ogni giorno e passare più tempo con le persone che amo. Per questo posso dire che sono in un momento davvero felice. Per migliorare devo solo imparare a organizzare meglio la vita e i viaggi”.
Un sacco di cose. Tennis niente?
“Sei mesi fa mi sono operato al polso, quindi, è un po’ che non gioco, però presto ricomincerò”.
Qualche giorno fa parlando di lei con Boris Becker ci diceva che sarebbe un grandissimo coach, ma che secondo lui non lo farà mai per tutto quello che comporterebbe a livello di viaggi e impegni.
“Al momento ha assolutamente ragione Boris. In questo frangente la mia vita è già sufficientemente movimentata. Poi nel futuro non si sa mai”.
Parliamo un po’ di Jannik Sinner. Si aspettava questa sua progressione, con i 6 Masters 1000 consecutivi?
“È sempre difficile poter figurarsi tanto successo e tanta continuità di risultati. Ciò che sta facendo è qualcosa di molto, molto difficile, ha una costanza tremenda. Dopo l’Australia ha perso solo una volta, ha una serie di vittorie consecutive impressionante. Ripeto, il successo continuato è qualcosa di molto complicato da ottenere, per cui massima ammirazione per ciò che fa e per come lo fa”.
Al momento Sinner ha un solo rivale: Alcaraz. Gli altri sono lontani e questo mentalmente ti permette di affrontare tutto con maggior tranquillità, poi il tempo ci dirà
Rafael Nadal
Dove può arrivare? Quale può essere il suo limite?
“La vita. Sarà la vita a decidere quale sarà il suo tetto. La sua personalità, la sua motivazione, il suo corpo, cose che non si possono prevedere nel futuro. E poi vedremo i rivali. Al momento sembra che ne abbia solo uno che è Carlos (Alcaraz, ndr), gli altri sono lontani e questo mentalmente ti permette di affrontare tutto con maggior tranquillità, poi il tempo ci dirà. Immagino che appariranno altri rivali che gli creeranno delle difficoltà, vedremo”.
In cosa è migliorato Jannik? Arriva al Roland Garros avendo vinto sulla terra, teoricamente non la sua superficie favorita, conquistando Montecarlo, Madrid e Roma, una serie che nello stesso anno aveva fatto solo lei…
“È difficile dire in cosa è migliorato. È in un momento di estrema solidità della sua vita sportiva, tanto emozionalmente come fisicamente. Credo sia riuscito a mettere maggior varietà nel suo gioco, ha introdotto alcuni drop shot, ed è un giocatore completo, molto stabile. Credo che chi vuole batterlo sappia che deve giocare a un grande livello per un periodo di tempo decisamente lungo, e questa cosa dà a Sinner una grande sicurezza e una grande fiducia. E i rivali lo sanno”.

Diceva che c’è un solo rivale, che tra l’altro ora è infortunato. Vede qualcun altro all’orizzonte?
“Non lo so, vedremo come evolve Rafa Jodar che è giovane, è appena arrivato e bisogna dargli un po’ di tempo. Però al momento no, non vedo nessuno in grado di impensierire Jannik e Carlos. I rivali che dovrebbero essere rivali non stanno riuscendo ad essere sufficientemente costanti; quindi, al momento ci sono loro due e basta”.
L’infortunio di Alcaraz la preoccupa?
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“No. È una lesione che io ho patito anche due o tre volte. La supererà e recupererà al 100%, ma è un malanno che ha bisogno di tempo per essere curato, ed è un peccato che Carlos si perda tutti questi tornei che sono belli, storici e importanti come Wimbledon, Roland Garros, Montecarlo, Madrid, Barcellona e Roma”.
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