di
Valerio Cappelli
La grande attrice francese protagonista in Karma di Guillaume Canet: «Una donna che ha vissuto ogni genere di abusi. Lui sa cosa mi piace in un film»
Marion Cotillard è diversa da tutte le altre star francesi di scena a Cannes, non solo perché, 48 anni dopo Simone Signoret, è stata la seconda attrice francese ad aver vinto l’Oscar, nel 2007, per «La vie en rose». È elegante ma non incorniciata nel glamour, sofisticata ma senza ostentazione, sguardo che contiene un mistero malinconico, assorto o vulnerabile.
Ha due film al festival (in totale quindici presenze). Del primo, «Karma», dice: «Sono tanti i registi che mi hanno ispirata. Ma stavolta ho ricevuto il regalo più bello, quello di Jeanne è un ruolo scritto da Guillaume per me. Ed è la prima volta che qualcuno lo fa. È diverso da tutto quello che ho fatto finora, è qualcosa di speciale, di incredibile, è un atto d’amore». Marion sta parlando del suo ex compagno, Guillaume Canet.
Sono stati insieme 18 anni, hanno avuto due figli e negli ultimi anni dice d’aver fatto soprattutto la madre. Si rispettano, continuano a volersi bene, sono riusciti a tutelarsi nella discrezione, facendo un appello al rispetto della loro vita privata. Hanno fatto un comunicato insieme, sulla rottura «di comune accordo».
«Marion è una combattente», dice Guillaume. Si lasciassero tutti così… «Karma» li riunisce sul set per la sesta volta. Il film è fuori gara, così come «Roma Elastica» di Bertrand Mandico (pare sia surreale e un po’ sgangherato) in cui l’attrice francese interpreta, sullo sfondo della Roma felliniana, e con le apparizioni a Cinecittà di Isabella Ferrari, Franco Nero e Ornella Muti, una diva sull’ultimo set.
Ma è «Karma» ad attirare l’attenzione, in cui l’attrice, 51 anni a settembre, tira fuori una delle sue irresistibili contraddizioni: dolore interiore e recitazione fisica. «Guillaume sa cosa mi piace, ruoli complessi, che provocano emozioni profonde, che mettono alla prova ma allo stesso tempo fanno provare una gioia interiore nel recitarli, ti fanno sentire vivo». Marion recita in spagnolo, «più facile che recitare in polacco>, dice pensando a The Immigrant di James Gray.
Siamo in un villaggio nel Nord della Spagna, Jeanne cerca di ricostruire la vita col suo uomo (l’attore Leonardo Sbaraglia), un tipo empatico che non sa nulla del passato problematico di lei. Un giorno scompare il figlioccio, è l’ultima ad averlo visto, la polizia sospetta subito di lei, il suo uomo le crede. Ma la donna si convince di sapere cosa gli sia successo e per salvarlo decide di tornare nella setta religiosa in cui è cresciuta, dove aveva subito ogni genere di abusi.
«Con Guillaume abbiamo fatto la mappa di tutti i traumi che da bambina hanno formato la sua personalità. Jeanne è una ribelle nell’anima, ed è qualcosa che non muore mai e la aiuta a sopravvivere, ritrova la sua vera natura».
Quella di Marion si rivelò presto. Genitori attori che l’hanno sempre incoraggiata, sua madre le trasmise l’amore per Greta Garbo, misteriosa come Marion. A cui però piace saltare da un genere all’altro, lanciandosi col paracadute della visceralità dell’amore: «La cosa più importante è restare connessi al mondo».
Prossima tappa, Hollywood, dove riceverà la stella sulla Walk of Fame, la passeggiata delle star: «Non me l’aspettavo nel modo più assoluto e neanche lo sognavo, tutti quei nomi, gente che ammiro e che mi hanno ispirata. Starò accanto a Chaplin, il mio idolo da quando ero bambina».
Marion Cotillard ha cominciato a lavorare negli Anni 90, «epoca in cui le attrici spesso venivano maltrattate. Oggi le molestie sono considerate inaccettabili. Questo mi fa pensare che le giovani attrici non subiranno ciò che ho subito io. Quando ho debuttato c’era l’idea che il regista potesse provare a esprimere i suoi desideri invitando una debuttante in hotel e chiederle di denudarsi in un casting. Noi pensavamo che potesse capitare. Oggi l’intimacy coordinator mi consola».
Dice delle cose che sulla bocca di qualcun altro diresti che banalità. E invece ti ipnotizza come il pitone nel Libro della giungla: «Faccio un mestiere che permette di diventare qualcun altro, non smetterò mai di restare affascinata da questa forma di libertà».
21 maggio 2026 ( modifica il 21 maggio 2026 | 07:08)
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