di
Gloria Bertasi
Treviso, Andrea Pinarello morì nel 2011 a 39 anni durante il Giro del Friuli. Ribaltata la sentenza di primo grado: due medici ritenuti responsabili del via libera
Quasi 1,3 milioni di risarcimento e il riconoscimento della responsabilità dei due medici (e del Centro di medicina di Treviso) che avevano rilasciato il certificato di idoneità sportiva. In 96 pagine di sentenza, la Corte d’Appello di Venezia ribalta il giudizio di primo grado del tribunale civile trevigiano: la morte di Andrea Pinarello, manager dell’azienda leader nella produzione di telai per bici, il 3 marzo 2011 si sarebbe potuta evitare. La vicenda è di quelle complesse, Pinarello, allora trentanovenne, aveva avuto un malore dopo aver tagliato il traguardo della tappa Tarcento-Staranzano del Giro del Friuli. Quindi l’arresto cardiaco e il decesso — si scoprì in un secondo momento — per una cardiomiopatia artimogena, nel 2011 di difficile individuazione, stando alle perizie dei consulenti del tribunale. E infatti, il procedimento penale è stato archiviato per l’impossibilità di stabilire un nesso tra morte e patologia.
«Non doveva avere l’idoneità all’attività sportiva»
Nel 2023, il tribunale civile di Treviso, senza svolgere nuove indagini mediche, aveva rigettato il ricorso della moglie e dei tre figli. A quasi tre anni di distanza, la svolta: i due medici che hanno visitato Pinarello — il medico dello sport Attilio Corsi e il cardiologo Totò Giujusa — e il Centro di medicina dove sono avvenuti gli accertamenti sono stati ritenuti responsabili. Alla base della sentenza, anche una nuova perizia in cui si stabilisce che con più recenti esami la cardiomiopatia si sarebbe potuta rilevare ma soprattutto che nella persistenza del dubbio sulle condizioni di salute del paziente l’idoneità (che già era stata revocata nel 2010) all’attività agonistica amatoriale non doveva essere accordata: «Sarebbe stato doveroso innanzitutto — si legge nella sentenza — mantenere la sospensione». Il risarcimento viene quindi quantificato in quasi 1,3 milioni di euro. Escluso invece il danno patrimoniale correlato al decesso del manager. È probabile che questo non sia però l’ultimo capitolo di una vicenda giudiziaria iniziata quindici anni fa: famiglia e medici potrebbero ricorrere in Cassazione. Contro le condanne al risarcimento ma anche contro (nel caso di moglie e figli) l’esclusione del danno patrimoniale. La cifra di 1,3 milioni risarcisce appunto solo quello biologico.
Gli esami al cuore
Tutto inizia nel maggio del 2010 quando Pinarello va al Centro di medicina per l’annuale visita sportiva agonistica. In quella circostanza, emerge un’aritmia extrasistolica e vengono eseguite ulteriori indagini (eco ed elettrocardiogramma dinamico). Il trentanovenne procede con altri esami: nell’Holter di settembre 2010 si rileva un’extrasistolia ventricolare. Il che rende necessaria la risonanza magnetica cardiaca. Nel mentre, il certificato di idoneità viene congelato, non una ma due volte in pochi mesi. Pinarello, sportivo appassionato, si affida alle cure dell’ospedale San Raffaele di Milano dove viene sottoposto a uno studio elettrofisiologico e a una «ablazione di focolaio aritmico».
I dubbi
Con in mano la relazione del nosocomio meneghino, torna al Centro di medicina per ottenere l’idoneità: «Valutata detta relazione di dismissione in cui si sottolinea la prognosi eccellente del paziente — la testimonianza di Giujusa — io e il dottor Corsi ci siamo sentiti autorizzati a dare parere favorevole all’attività agonistica per il ciclismo anche in considerazione della provenienza di tale valutazione, centro di eccellenza per le aritmie». Aggiunge Corsi: «Il signor Pinarello non si fa più vedere al Centro di medicina dopo la visita ma non rassegnandosi a non poter gareggiare vengo a sapere che era stato consigliato da alcuni colleghi medici suoi amici di rivolgersi al Centro per la diagnosi e la cura delle aritmie cardiache del San Raffaele». Dai cui esami, precisa la sentenza, «restano dubbi». Ed è per questo che l’Appello ha stabilito che i due medici (e il Centro trevigiano dove collaboravano) sono responsabili di aver accordato un via libera a gareggiare che «sarebbe stato doveroso non rilasciare».
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20 maggio 2026
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