Modena, 21 maggio 2026 – “Non ci sono parole di scuse, non so se riusciremo a guardarlo negli occhi”: tutta la disperazione della sorella di Salim El Koudri in un audio. Con la voce tremante e in lacrime Carmen parla del fratello, il 31enne che sabato ha premuto il piede sull’acceleratore finendo sulla folla a Modena ferendo otto persone. “Vuole lanciare un messaggio per esprimere un sentimento di scuse, dolore e profonda amarezza e vicinanza alle vittime – spiega l’avvocato Fausto Gianelli che ha diffuso l’audio -, alle loro famiglie e a tutta la città di Modena”.

“Non possiamo neanche smetterli di volerli bene”
“È difficile, è impossibile trovare delle parole giuste – dice la sorella del 31enne – non esiste una parola giusta che possa descrivere quanto ci dispiace ogni pensiero, ogni pensiero rivolto ai feriti, alle loro famiglie e a chiunque abbia vissuto e assistito all’incubo di sabato, e pensare che l’abbia causato mio fratello.. non riesco a trovare delle parole, se non che ci dispiace, non possiamo neanche smettere di volerli bene”.
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“Non so se riuscirò a guardarlo negli occhi”
Carmen ha 33 anni, nata in Italia in provincia di Bergamo come il fratello, vive con i parenti nel comune di Sala Bolognese e ha un bimbo piccolo di pochi mesi. I genitori non se la sentono di parlare, la sorella parla a nome di tutti i familiari. “Lo andremo a trovare sì – spiega la 33enne – , ma non sappiamo quando, non so neanche se riuscirò a guardarlo negli occhi”.

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“Non lo avremmo mai immaginato: è sempre stato bravo”
“Mai in vita mia avrei immaginato qualcosa del genere: nessuno, né i miei genitori – spiega nell’audio commovente Carmen –: nessuno, perché è sempre stato bravo, potrei dire anche il primo della classe, perché era vero, studioso, preciso, ordinato, sempre pulito, anche in camera sua, sia lo studente che il figlio perfetto”.
“Era diverso, ma pensavamo fosse per il lavoro”
“Non abbiamo visto, non abbiamo captato, che qualcosa è cambiato in lui – aggiunge ancora Carmen -. Sì, nell’ultimo periodo abbiamo notato che era combattuto, era diverso, ma pensavo fosse, pensavamo fosse il dispiacere di non trovare lavoro a 30 anni. Mai avrei pensato a una cosa del genere – ripete, quasi a non darsi pace – mai. Siamo cresciuti insieme, abbiamo vissuto insieme, non abbiamo mai avuto problemi con i vicini, in generale, con tutti, con qualunque persona che abbiamo incontrato nella nostra vita”.
“Non faccio altro che pensare alle famiglie distrutte”
“Stavamo bene – dice – non capisco cosa sia successo, non riesco a capire. Io, più che altro, non facciamo altro che veramente pensare alla signora che non potrà più camminare, alle famiglie distrutte, ma anche alle persone che hanno assistito, è orribile. Io non riesco ad immaginare quanto possa essere doloroso, è difficile, non ci sono parole giuste da dire. Cosa si può dire? A dire anche mi dispiace, mi dispiace, non sarà mai abbastanza, mai, mai, mai, non sarà mai abbastanza, mai”.