Sulla sommità di una collina del Barrocal – la fascia calcarea che separa la costa sabbiosa dall’entroterra montuoso dell’Algarve, punteggiata da mandorli, carrubi e ulivi – Pedro Domingos ha completato la Frame House, una casa unifamiliare di 385 metri quadri su un lotto di oltre 2mila, a un soffio dal villaggio di Santa Bárbara de Nexe. Il progetto, commissionato da Kristoff Van Der Vekens, è il terzo intervento dello studio di Lisbona in questo angolo specifico dell’Algarve, dopo la Casa dos Agostos e la successiva Casa Luum.

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Francisco Nogueira

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L’ambizione concettuale dichiarata è di creare una casa-rovina, un edificio che sembri essere lì da sempre, emerso dal paesaggio, come un grande formicaio abbandonato. La dimensioni imponenti degli ambienti e la loro organizzazione lineare evocano, nelle parole stesse di Pedro Domingos, l’idea di un palazzo contemporaneo che culmina nella piscina: una Water Room che ammorbidisce il rapporto con il clima mediterraneo. Approcciando la casa dal terreno, la prima percezione è quella di un perimetro muto in cui si leggono solo i vuoti – patii, portici, scavature – che proteggono gli spazi abitati: una strategia di occultamento coerente con la lezione vernacolare algarvia che lo studio aveva già esplorato a Casa Luum.

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L’impianto è esplicito fin dalla planimetria. Un unico volume parallelepipedo di calcestruzzo gettato in opera occupa il margine meridionale, mentre sul fronte nord tre piccoli volumi sporgenti – la scala, la dispensa della cucina, il bagno della camera padronale – emergono come vere e proprie estrusioni, disegnando l’ingresso, che avviene attraverso un patio ricavato all’interno del volume principale. Una parete spessa, sul lato sud, fa da quinta protettiva: ed è proprio in essa che sono ricavate le grandi aperture che danno il nome al progetto. Si alternano così inquadrature sulla città di Faro e sul mare a sud, sull’abitato di Santa Bárbara a ovest, e sul cielo verticale dei lucernari.

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La sequenza degli ambienti del piano principale è organizzato da Est a Ovest, in modo che lo spazio scorra senza diaframmi. Camera padronale, patio d’ingresso, cucina, soggiorno, solarium e piscina si succedono come stanze di un piano nobile contemporaneo. Al di sopra la cucina pende un lucernario sospeso a forma di diamante rovesciato, che illumina dall’alto il cuore funzionale della casa. In soggiorno, un camino è incassato dentro la parete spessa, scavato con dimensione sufficiente da accogliere chi voglia sedervisi: un’inversione ironica in cui il caminetto smette di essere oggetto e diventa nicchia abitabile. Le tre camere aggiuntive sono distribuite sul piano inferiore, organizzato come ambito più intimo e domestico, con patii privati per ciascun bagno en suite.

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La palette materica è ridotta a tre voci. Il calcestruzzo a vista, gettato con casseri a tavole e lasciato allo stato grezzo, è decisamente protagonista: rafforza la durezza e la scarsità del paesaggio e avvicina la percezione della casa come monolite. Il marmo bianco massiccio — utilizzato in tutto ciò che incontra l’acqua: piscina, lavabi, docce, lavello della cucina — introduce il contrappunto luminoso. L’acciaio nero, infine, definisce infissi, porte e ante degli armadi, restituendo precisione grafica al rigore della scatola muraria.

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Lettermark

Stefano Annovazzi Lodi è un contributor freelance che per Elledecor si occupa principalmente di design e progetti culturali.  Pare che da anni si stia dedicando a un romanzo con cui vincerà il Nobel, nel frattempo ripassa il discorso di accettazione e lavora come story editor per una casa di produzione di Roma.