di
M.G.F.

Migliorano i comportamenti delle mamme (in calo le fumatrici in gravidanza) ma è carente il sostegno alla genitorialità. Fin dai primi mesi bambini esposti a schermi di tv, tablet, cellulare. L’indagine dell’Istituto Superiore di Sanità

Sono sempre meno le donne che fumano e consumano bevande alcoliche in gravidanza. È in aumento (e può ancora migliorare) l’assunzione appropriata di acido folico nel periodo periconcezionale, come pure la percentuale di neonati che ricevono latte materno. Il 14,6% dei bambini tra i due e i cinque mesi di vita trascorre del tempo davanti a tv, computer, tablet o cellulare ma, se la maggior parte dei piccoli esposti agli schermi vi passa meno di un’ora al giorno, il 3,4% è invece esposto almeno 1-2 ore al giorno.  
Sono alcune luci e ombre emerse dai dati del Sistema di sorveglianza 0-2 anni sui principali determinanti di salute del bambino – Sorveglianza Bambine e Bambini 0-2 anni, presentati in un convegno a Roma, promosso dal Centro Nazionale per la Prevenzione delle malattie e la Promozione della Salute dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS). 

Nei primi due anni le basi per la salute e il benessere

Dal concepimento ai primi due anni di vita si pongono le basi per la salute e il benessere di ogni individuo nell’intero arco della vita. Per questo nel nostro Paese è attivo un sistema di sorveglianza – promosso dal ministero della Salute, coordinato dall’Istituto Superiore di Sanità (ISS) e realizzato in collaborazione con le Regioni – per rilevare informazioni su alcuni determinanti di salute del bambino in epoca periconcezionale e nei primi due anni di vita. Tra questi: l’assunzione di acido folico in epoca periconcezionale; il consumo di tabacco e alcol in gravidanza e in allattamento; l’esposizione alla lettura e agli schermi di computer, tablet, tv, cellulari; le vaccinazioni.
L’indagine, di tipo campionario e a cadenza triennale, ha coinvolto
complessivamente quasi 65mila mamme di bambini fino ai 2 anni che si rivolgono ai centri vaccinali per vaccinare i propri figli. 




















































Acido folico

Rispetto all’assunzione di acido folico, il 93,2% delle mamme intervistate ha riferito di averlo assunto in occasione della gravidanza ma solo il 35,4% lo ha fatto in modo appropriato. La maggior parte delle donne lo ha assunto a gravidanza già iniziata, vanificandone l’effetto preventivo. 

Fumo

Quanto al fumo, dall’indagine emerge che in media il 5,5% del campione ha riferito di aver fumato in gravidanza, con differenze da una Regione all’altra: si va dal 3,2% nella Provincia autonoma di Bolzano al 7,9% nel Lazio.
Sono invece più alte le percentuali di fumatrici nel periodo dell’allattamento: si va dal 4% nella Provincia autonoma di Bolzano al 10,6% in Sicilia. Dall’indagine, poi, risulta che durante l’allattamento aumenta maggiormente il consumo di altri prodotti, quali sigaretta elettronica e tabacco riscaldato.  

Alcol

La maggior parte delle mamme non ha assunto bevande alcoliche in gravidanza, a fronte del 7,4% del campione che invece ha bevuto 1-2 volte al mese una piccola quantità, come mezzo bicchiere di vino o una birra piccola o un aperitivo, mentre l’1,1% delle intervistate lo ha fatto 3-4 volte al mese e invece lo 0,4% del campione ha assunto alcol due o più volte a settimana. 

Allattamento

Quasi un neonato (di 2-3 mesi) su due è allattato dalla mamma in modo esclusivo. Ma l’indagine segnala le solite differenze territoriali: i valori più bassi sono registrati al Sud rispetto al Centro-Nord.  
L’allattamento esclusivo si riduce sensibilmente tra i 4 e i 5 mesi, scendendo al 39,3%. 
Rispetto all’allattamento oltre il primo anno di vita, è variabile la percentuale di bambini che riceve latte materno: dal 26,8% in Sicilia al 54,1% in Friuli Venezia Giulia, coi valori più bassi registrati al Sud e in Lombardia. 
Il 13,1 % dei bambini non ha mai ricevuto latte materno.

In culla

Sette mamme su dieci riferiscono di mettere a dormire i figli di 4-5 mesi a pancia in su, posizione che diminuisce il rischio di sindrome della morte improvvisa in culla. Anche in questo caso si registrano differenze da Regione a Regione: dal 58,8% delle donne che lo fanno in Sicilia al 79,2% in Umbria.

Davanti a TV, computer, tablet o smartphone

Secondo l’indagine, il 14,6% dei bambini tra i due e i cinque mesi «trascorre del tempo» davanti a tv, computer, tablet o cellulare, con le solite differenze da Regione a Regione: si va dal 6,9% nella Provincia autonoma di Trento al 24,9% in Sicilia. I valori più elevati si registrano nelle Regioni del Sud.
La maggior parte dei bambini trascorre meno di un’ora al giorno davanti agli schermi, mentre il 3,4% passa almeno 1-2 ore al giorno davanti a tablet, cellulare o tv. 
Il tempo di esposizione agli schermi aumenta con l’età in tutte le Regioni con una percentuale più alta di bambini, tra gli 11 e i 15 mesi, che trascorre almeno 1-2 ore al giorno davanti a tv, cellulare o tablet: anche in questo caso le percentuali più elevate si registrano al Sud (36,5% in Sicilia rispetto al 5% in Veneto).

Lettura in famiglia

In media, a più di un bambino su due (53,3%), nella fascia di età 2-5 mesi, non è mai stato letto un libro nella settimana precedente l’intervista. 
Nelle Regioni meridionali si registrano le percentuali più basse di bambini ai quali vengono letti libri ogni giorno.

Vaccinazioni

Due mamme su tre (74,4%) hanno intenzione di effettuare tutte le vaccinazioni previste: si va dal 63,6% delle donne siciliane all’84,6% delle madri lucane. Una mamma su cinque, invece, ha intenzione di effettuare solo le vaccinazioni obbligatorie. Il 4,2% del campione è indeciso. 

Sostegno alla genitorialità

Se circa il 70% delle mamme ha partecipato agli incontri di accompagnamento alla nascita, soltanto il 18% ha ricevuto una visita domiciliare dopo il parto, con enormi differenze da Regione a Regione. Poco più della metà delle mamme riferisce che il papà ha usufruito dei dieci giorni di congedo paterno previsti dalla legge. 

Disuguaglianze da colmare

«In questa edizione la quasi totalità degli indicatori analizzati mostra un andamento positivo rispetto alla rilevazione del 2022, pur evidenziando ampi margini di miglioramento – spiega Enrica Pizzi, responsabile scientifica della Sorveglianza –. Inoltre, i risultati confermano una forte relazione tra le caratteristiche sociodemografiche delle madri, come il livello di istruzione e l’area geografica di residenza, e l’aderenza alle raccomandazioni nei primi 1000 giorni».
Sottolinea il presidente dell’Istituto Superiore di Sanità, Rocco Bellantone: «Non tutti i bambini e le bambine nascono e crescono nelle stesse condizioni. Le disuguaglianze sociali, economiche e culturali manifestano il loro effetto già prima della nascita, e questo effetto tende ad ampliarsi nei primi anni, condizionando la salute in tutte le fasi della vita. Per questo, una sanità pubblica attenta ai primi 1000 giorni non può separare la promozione della salute dalla riduzione delle disuguaglianze di salute, attraverso la costruzione di comunità più giuste e più eque».

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20 maggio 2026