
di Alessio Ribaudo
Tamer Hamouda pubblica su TikTok un filmato dal tono minaccioso e con frasi confuse. L’avvocata Agata Armanetti: «È la prova che la situazione è fuori controllo. Nessy e la figlia devono rientrare subito in Italia»
«Giorgia Meloni, adesso te lo faccio vedere io la c… di magia che avete fatto». Tamer Mohamed Ibrahim Hamouda, ex marito di Nessy Guerra, la ventiseienne di Sanremo condannata in Appello in Egitto per adulterio e oggi latitante in Egitto con la figlia di tre anni, si rivolge direttamente alla presidente del Consiglio in un video pubblicato su TikTok e diffuso in Rete, che ora non è più online. Sono parole dure, a tratti confuse, con riferimenti anche al Papa, a Cristo, a presunti «portali dell’inferno». Ma soprattutto sono frasi che, secondo l’avvocata Agata Armanetti, legale di Nessy «rendono ancora più urgente l’intervento delle istituzioni italiane ».
Il video
Nel filmato, che il Corriere ha potuto visionare, Hamouda parla guardando la telecamera e alterna insulti, allusioni e avvertimenti. «Adesso facciamo un bel test», dice. Poi aggiunge: «Questo venerdì vediamo quella cosa che ho fatto al Papa, al sosia di Cristo dell’altra volta, vediamo la prossima volta chi becca, a chi tocca». E ancora: «E aspettati qualcosa». Un passaggio che Armanetti interpreta come un salto ulteriore nella gravità della vicenda: «Non siamo più soltanto davanti a una battaglia giudiziaria internazionale. Siamo davanti a una situazione di pericolo concreto, che riguarda una cittadina italiana, una bambina di tre anni e ora non può non coinvolgere direttamente anche tutte le istituzioni italiane».
L’appello
La vicenda di Nessy Guerra è già arrivata sul tavolo del Quirinale e del governo. La giovane madre è stata condannata in Egitto a sei mesi di detenzione con «lavoro» per un presunto adulterio che lei nega con forza. La sentenza è esecutiva. Da fine aprile vive latitante con la figlia, in una località segreta, perché teme di essere arrestata da un momento all’altro e di perdere definitivamente la bambina. Nei giorni scorsi la sua avvocata ha inviato al presidente della Repubblica Sergio Mattarella una richiesta di intervento per far ottenere la grazia dalle autorità egiziane e consentire il rientro in Italia in sicurezza di madre e figlia. La lettera è stata trasmessa per conoscenza anche alla premier Giorgia Meloni, al ministro degli Esteri Antonio Tajani e alla ministra per la Famiglia Eugenia Roccella.
Le minacce
Ora il video dell’ex marito aggiunge un elemento nuovo. «Quelle parole non possono essere liquidate come una provocazione social — afferma Armanetti —. Il tono, i contenuti, i riferimenti alla presidente del Consiglio e alla stessa vicenda di Nessy impongono una valutazione immediata. Chiediamo che venga attivata ogni tutela possibile, diplomatica e consolare, prima che accada qualcosa di irreparabile».
La «sottomissione»
Nel filmato Hamouda cita anche il contratto che nei giorni scorsi la difesa di Nessy aveva mostrato al Corriere: un documento in arabo, indicato come «contratto di matrimonio islamico-italiano», che secondo la legale avrebbe imposto alla donna di tornare a vivere con l’ex marito, seguirlo nei suoi spostamenti, non lasciare il «tetto coniugale» senza consenso, consegnare password dei social e dei dispositivi elettronici, scusarsi pubblicamente anche in televisione e impegnarsi a essere «modesta», «fedele» e senza segreti. Nel video Hamouda dice: «Fermatevi, non stampate quel contratto». Poi aggiunge: «Non sono 185 milioni, ora sono 100 miliardi di euro». Per Armanetti, anche questo passaggio conferma il nodo centrale della vicenda: «Quel contratto era, nei fatti, una richiesta di sottomissione. Chiedeva a Nessy di rinunciare alla propria libertà personale, alla propria autonomia, alla propria dignità di donna e di madre. Lo abbiamo rifiutato sdegnati. Oggi, dopo questo video, è ancora più evidente perché Nessy non possa essere lasciata sola».
I precedenti
La difesa sostiene che l’ex marito sia già stato condannato in Italia, dal tribunale di Genova, per maltrattamenti, stalking, violenza privata, percosse, lesioni e truffa nei confronti di un’altra donna. Nel procedimento egiziano, invece, Nessy Guerra è stata condannata per adulterio dopo la denuncia dello stesso Hamouda. Lei ha sempre respinto ogni accusa: «Sono innocente. Tre falsi testimoni sono bastati per condannarmi. Potrei essere arrestata ogni ora».
Il parlamento
Il caso era già stato portato in Parlamento il 6 maggio, con un presidio davanti a Montecitorio promosso dalla deputata Federica Onori e sostenuto da una delegazione del Pd. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani aveva poi scritto di aver chiesto «con forza» al collega egiziano Abdelatty la collaborazione del Cairo per garantire tutela e sicurezza a Nessy Guerra e alla figlia, ottenendo disponibilità a «raggiungere una soluzione rapida e positiva».
Ma per la legale il tempo è ormai scaduto: «Nessy vive nascosta come una latitante, pur essendo una cittadina italiana che chiede solo di poter tornare a casa con sua figlia. Ora c’è anche un video pubblico in cui l’ex marito si rivolge alla presidente del Consiglio con frasi gravissime. Le istituzioni italiane devono intervenire subito. Non possiamo aspettare che Nessy venga arrestata, separata dalla bambina o che questa vicenda degeneri ancora perché cosa accadrebbe se l’ex marito la rintracciasse?».
21 maggio 2026 ( modifica il 21 maggio 2026 | 15:40)
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