di
Claudio Bozza

La campagna di Italia viva sui treni in ritardo irrita il governo. La sfida dell’ex premier: prolunghiamo l’iniziativa, se ci venisse negata andremo in Parlamento

«QUANDO C’ERA LEI i treni arrivavano in ritardo». Il governo, nella persona della premier Giorgia Meloni, non ha affatto gradito le frasi in stile littorio proiettate in questi giorni sui maxischermi nelle stazioni delle grandi città italiane. Si tratta di una provocatoria campagna pubblicitaria lanciata da Italia viva per attaccare il governo e anche per cercare di «acchiappare» più fondi possibili dal 2 per mille delle dichiarazioni dei redditi.

Ferrovie ha chiesto spiegazioni all’amministratore delegato di Grandi Stazioni Retail, che come società esterna gestisce gli spazi commerciali e pubblicitari all’interno degli scali ferroviari, riguardo un messaggio preciso: quello sui treni in ritardo, lesivo della società. La campagna del partito di Matteo Renzi  doveva durare 4 giorni, per un costo quotidiano di 5 mila euro, con la proiezione dei manifesti in stile Istituto Luce e che ammiccano al Ventennio. 



















































Italia viva, venuta a conoscenza dell’intervento, ha chiesto l’estensione della campagna per ulteriori 4 giorni. «Vedremo quale sarà la risposta: siamo in democrazia e siamo contro ogni censura», filtra dalle stanze dell’ex premier. «Meloni sì è molto arrabbiata perché ci sono i cartelloni che ironizzano sui ritardi accanto ai tabelloni dei treni in ritardo – scrive Renzi sui social -. Giorgia non devi arrabbiarti con me per i cartelloni pubblicitari: devi arrabbiarti con Salvini per i treni in ritardo. Come al solito hai sbagliato Matteo». Qualora Grandi Stazioni non accettasse l’estensione della campagna Renzi fa sapere che presenterà una interrogazione parlamentare.

21 maggio 2026 ( modifica il 21 maggio 2026 | 15:03)