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Ha interpretato per ben otto stagioni il piccolo Jonathan Bower nella popolarissima sit-com degli anni Ottanta Casalingo Superpiù, il cui titolo originale era Who’s the Boss?, recitando accanto a star del calibro di Tony Danza e Alyssa Milano. Eppure oggi, a 50 anni compiuti, la vita di Danny Pintauro è radicalmente cambiata rispetto ai tempi dei riflettori di Hollywood: l’ex bambino prodigio della televisione americana lavora infatti come driver indipendente per Amazon Flex, consegnando pacchi a bordo della propria auto privata.


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A rivelarlo è stato lo stesso attore in una toccante e sincera intervista rilasciata a Fox News e ripresa da Page Six, nella quale ha voluto sfatare una volta per tutte il mito dei guadagni milionari perpetui che la gente comune associa alle vecchie glorie dello spettacolo. Pintauro ha spiegato come la realtà contrattuale di quell’epoca fosse profondamente diversa rispetto a quella odierna, lasciando molti attori senza tutele di fronte alle moderne piattaforme digitali.

La scelta di un lavoro normale per continuare a inseguire i provini

La decisione di rimboccarsi le maniche e intraprendere una professione comune è nata principalmente da un’esigenza pragmatica e dalla necessità di conciliare il sostentamento quotidiano con la flessibilità richiesta per partecipare alle audizioni:

«C’è sempre stata una certa fascinazione o curiosità morbosa verso gli attori che fanno lavori normali.

Spesso questa transizione viene vista dall’opinione pubblica come una netta caduta in basso, una sorta di fallimento personale, ma credo che oggi siamo finalmente andati oltre questo tipo di pregiudizio».

L’ex star televisiva ha chiarito che il servizio di consegne gli permette di gestire i propri orari in totale autonomia, senza dover rinunciare alla possibilità di un ritorno sulle scene. Pintauro ha inoltre voluto fare chiarezza sul meccanismo dei diritti d’autore legati alle repliche, un argomento su cui il pubblico ha spesso una percezione distorta. «La gente pensa che se la tua faccia è ancora riconoscibile per strada, allora significa che sei sistemato economicamente per il resto della tua vita. Purtroppo non funziona affatto così», ha confessato amaramente.

Il mito delle royalties e i guadagni investiti negli studi a Stanford

I contratti multimediali stipulati negli anni Ottanta non potevano ovviamente prevedere l’avvento dello streaming globale, dei canali tematici o dei supporti digitali futuri, lasciando ai protagonisti delle vecchie serie soltanto percentuali infinitesimali sui passaggi televisivi successivi. 

Pintauro ha spiegato dettagliatamente il funzionamento dei suoi attuali compensi: «Quando un network televisivo o una piattaforma come Amazon Prime Video acquistano i diritti della serie, io ricevo una percentuale. Ma ogni volta che il contratto si rinnova, vengo pagato sempre meno». L’attore ha poi svelato una cifra simbolica che fotografa perfettamente la situazione: «La prima stagione dello show è stata acquistata e trasmessa così tante volte nel corso degli anni che ormai guadagno appena cinque o sei centesimi di dollaro a episodio. E la cosa assurda è che dopo l’acquisto possono mandarla in onda quante volte vogliono senza dovermi pagare un solo dollaro in più».

Gli investimenti per estinguere il debito universitario

A incidere sulla sua attuale situazione finanziaria c’è stata anche una scelta lungimirante fatta all’epoca della giovinezza: la maggior parte dei cospicui guadagni accumulati durante gli anni di produzione della sit-com è stata infatti interamente investita per pagarsi gli studi universitari e la retta presso la prestigiosa Stanford University. «Quindi no, per rispondere a chi se lo chiede, oggi non esiste nessuna montagna di soldi parcheggiata in qualche conto bancario», ha concluso Pintauro, rivendicando con dignità e orgoglio la sua nuova normalità lontano dal tappeto rosso.


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