di
Aldo Grasso

Liquidarlo come triviale è un errore di prospettiva

Pier Silvio Berlusconi si è complimentato pubblicamente con Maria De
Filippi
per il successo di “Amici” e, immagino, anche per tutte le altre
produzioni che rappresentato la spina dorsale della programmazione Mediaset. Il problema critico, tuttavia, si pone quando lo sguardo si sposta su quel marchingegno pomeridiano intitolato “Uomini e Donne”, oggetto da decenni di una pigra saggistica da salotto. Liquidarlo come “trash” o “triviale” è un errore di prospettiva: significa confondere la schiuma con l’onda. 

C’è chi vi rintraccia uno specchio sociologico, chi una grammatica delle relazioni popolari; in realtà, siamo di fronte a una raffinata operazione di impagliatura dei sentimenti. Ormai l’ecosistema televisivo ha metabolizzato il guasto: la riduzione dell’intimità a puro formato. I moti dell’animo non appartengono più alla sfera del privato, ma vengono catalogati come una sorta di semilavorati industriali, normati da regole ferree e sacrificati sull’altare dello share e del riverbero social. In questo teatro, la rappresentazione del femminile retrocede a stereotipo usurato – la donna come preda da esibire o come arpia in perenne competizione per il favore del maschio –, eppure la critica non può limitarsi al ditino alzato del moralismo di ritorno.



















































La vera cifra del programma non risiede nella “pancia” (le urla belluine, il lessico zoppicante, l’estetica da tronista), ma nella sua “testa”. Risiede nel rigore cinico con cui viene gestito il materiale umano. L’umiliazione pubblica del corteggiatore di turno, la vivisezione dell’aspetto fisico e lo sfruttamento delle fragilità caratteriali non sono incidenti di percorso o derive impreviste: sono il motore della narrazione. La vera forza di MDF sta nella capacità di disinnescare la colpa, trasformando la fiera delle vanità e delle miserie umane in un rito quotidiano accettabile, persino rassicurante. Seduta sui gradini, apparentemente distaccata, talvolta persino silente o mossa da un geometrico sussulto moralizzatore quando il baccano supera il livello di guardia.  È proprio questa finta neutralità da arbitro imparziale a legittimare il gioco.

21 maggio 2026 ( modifica il 21 maggio 2026 | 16:13)