di
Sara Gandolfi
Raulito ha il grado di colonnello e da tempo è considerato il mediatore migliore per accedere alla potente famiglia Castro. Ma è con Alejandro Castro Espín, uno dei figli di Raúl, che secondo i media statunitensi avrebbe trattato Washington in segreto
Già si annunciavano mesi di altissima tensione tra Stati Uniti e Cuba quando, a febbraio, sono state presentate all’Università dell’Avana le «Opere scelte» del novantaquattrenne Raúl Castro, fratello del defunto Fidel: 9 tomi, 5000 pagine di testi, in buona parte inediti, che i nostalgici delle letture rivoluzionarie possono anche scaricare online. «Sono un alimento per la memoria collettiva», ha assicurato lo storico cubano Elier Ramírez Cañedo.
Sarebbe ancora lui, il fragile, malato, ma sempre vigile Raúl, dietro le quinte del potere ufficiale, a guidare il Paese e le potentissime Forze armate. E dall’anziano generale sarebbe partito il via libera anche ai colloqui con gli Stati Uniti, affidati al nipote ed erede designato, Raúl Guillermo Rodríguez Castro, 41 anni, detto Raulito o El Cangrejo (Il Granchio), che quasi in contemporanea con quell’evento «letterario», ha incontrato il team del Segretario di Stato Usa Marco Rubio, a margine dell’incontro annuale dei leader caraibici (Caricom). Primogenito della figlia maggiore di Raúl Castro, Débora, e del defunto generale Luis Alberto Rodríguez López-Calleja, che ha guidato il potente conglomerato economico-militare Gaesa fino alla sua improvvisa scomparsa nel 2022, il «Granchio» ha il grado di colonnello e da tempo è considerato il mediatore migliore per accedere alla potente famiglia Castro. C’era ancora lui, e non il grigio presidente di facciata Miguel Diaz-Canel (odiatissimo da Trump) alla storica riunione ristrettissima con il capo della Cia John Ratcliffe. L’incontro, a quanto pare, non ha scalfito la compattezza del regime, se pochi giorni dopo è arrivata l’incriminazione per il vecchio Raul.
Forse Washington ha puntato sul cavallo sbagliato. Rodríguez Castro, nuovo tessitore delle strategie cubane, non ricopre alcun incarico ufficiale nel governo cubano o nel Partito Comunista, ma oltre ad essere la guardia del corpo del nonno Raúl Castro, è considerato il suo più stretto consigliere e il capo del conglomerato GAESA, che controlla gran parte dell’economia dell’isola, dal turismo all’energia, fino alla filiera dei sigari. Difficile che accetti di passare il suo «tesoro» nelle mani degli investitori Usa o, peggio ancora, degli esuli cubani di Miami che da oltre settant’anni reclamano le proprietà requisite dopo la rivoluzione castrista.
Non è l’unico rampollo della dinastia Castro a far parlare di sé, dentro e fuori Cuba. Alcuni media statunitensi avevano riferito mesi fa che Washington stava trattando con Alejandro Castro Espín, uno dei figli di Raúl Castro, in colloqui segreti in Messico, mai confermati ufficialmente. E un altro notabile del regime è il ministro del Commercio Estero, Oscar Pérez-Oliva Fraga – sua nonna, Ángela Castro, era la sorella maggiore di Fidel e Raul – che il 16 marzo ha preannunciato l’apertura agli investimenti e all’avvio di attività commerciali sull’isola da parte dei cubani residenti all’estero. Ma la sua figura, nelle ultime settimane, è rimasta molto più in ombra.
Ha fatto scalpore, invece, l’intervista concessa alla Cnn dall’influencer e «imprenditore» Sandro Castro, pronipote di Fidel Castro. «Mio nonno era un uomo di principi; ognuno è ciò che è, ma rispettava anche gli altri. E vi dico, questo è ciò che penso anch’io», ha risposto quando il giornalista gli ha chiesto cosa avrebbe pensato Fidel Castro se avesse saputo che il suo pensiero è più vicino al capitalismo che al comunismo.
Sandro è figlio di Rebecca Arteaga e di Alexis Castro, uno dei cinque figli maschi avuti da Fidel Castro con la sua seconda moglie, Dalia Soto del Valle. Il «nipotino ribelle» conta oltre 150.000 follower sui social, dove pubblica contenuti satirici con commenti controversi. Uno dei suoi video su instagram raffigura l’ipotetico arrivo di Trump sull’isola per acquistarla e trasformarla in un nuovo Stato.
Dopo aver criticato apertamente l’attuale presidente Miguel Diaz-Canel, Sandro Castro nell’intervista alla CNN ha anche affermato che «a Cuba ci sono molte persone che pensano in chiave capitalista, molte persone qui vogliono praticare il capitalismo in modo sovrano». E ha concluso: «Credo che la maggior parte dei cubani voglia essere capitalista, non comunista».
Lui stesso è proprietario di un’attività privata, di grande successo. Un locale notturno, l’EFE bar, dove si pagano 20 dollari solo per entrare. Indovinate quanti cubani rivoluzionari riescono a sedere ai suoi tavolini?
21 maggio 2026 ( modifica il 21 maggio 2026 | 15:46)
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