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Donald Trump ha trovato un nuovo nemico domestico: non un leader straniero, non una multinazionale tech, ma il frigorifero. O meglio, ciò che lo fa funzionare. Dallo Studio Ovale il presidente americano ha annunciato lo stop a una parte delle norme ambientali varate sotto Joe Biden su frigoriferi, condizionatori e sistemi di refrigerazione commerciale. Nel suo racconto, quelle regole erano “ridicole, inutili e costose”; abolirle, sostiene la Casa Bianca, farà risparmiare alle famiglie e alle imprese americane oltre 2,4 miliardi di dollari l’anno.
APPROFONDIMENTI
La battaglia, in realtà, non è contro l’aria condizionata in sé. È contro le restrizioni sugli HFC, gli idrofluorocarburi: gas refrigeranti usati in impianti di climatizzazione, celle frigorifere, supermercati, trasporto alimentare e anche in alcune filiere industriali. L’Epa, l’agenzia federale per l’ambiente, li definisce gas serra “potenti” e li regola nell’ambito dell’American Innovation and Manufacturing Act, che autorizza la riduzione progressiva della loro produzione e del loro consumo.
Qui sta il paradosso politico.
Trump oggi si presenta come il liberatore dei condizionatori, ma la legge madre sulla riduzione degli HFC fu firmata proprio da lui nel 2020, durante il primo mandato, con un sostegno bipartisan e con l’appoggio di una parte dell’industria. Le regole Biden avevano dato tempi e limiti più stringenti alla transizione verso refrigeranti a minore impatto climatico; ora l’amministrazione Trump allunga alcune scadenze e propone esenzioni su obblighi di riparazione delle perdite per il trasporto refrigerato.
Perché la notizia è importante
Il messaggio politico è semplice: meno regole, meno costi, più scelta per imprese e consumatori. La Casa Bianca sostiene che la retromarcia aiuterà supermercati, trasportatori di merci deperibili, produttori di semiconduttori e famiglie alle prese con la sostituzione o la riparazione dei condizionatori. Trump ha collegato il provvedimento anche al prezzo della spesa, promettendo generi alimentari meno cari e costi di refrigerazione più bassi.
Ma la “guerra al condizionatore green” ha già aperto un fronte interno. L’Air-Conditioning, Heating, and Refrigeration Institute, associazione che rappresenta produttori del settore, contesta la logica economica della Casa Bianca: se si prolunga la domanda di vecchi refrigeranti mentre l’offerta continua a scendere, i prezzi potrebbero salire invece che diminuire. Secondo il gruppo, molti produttori hanno già riconvertito linee e modelli sulla base delle scadenze precedenti.
Elezioni presidenziali USA: vittoria di Donald Trump
Gli ambientalisti leggono invece la decisione come un nuovo capitolo della deregulation climatica trumpiana. Gli HFC non bucano l’ozono come i vecchi CFC, ma hanno un forte potere climalterante: per questo erano diventati uno dei pochi dossier ambientali su cui negli Stati Uniti si era creato un consenso relativamente largo, tra imprese, Congresso e accordi internazionali. L’amministrazione Trump ribalta il quadro: il clima passa in secondo piano, il frigorifero del supermercato diventa simbolo del caro-vita. Resta il nodo più concreto: quanto arriverà davvero nelle tasche dei consumatori? Su questo le fonti internazionali sono prudenti. L’Associated Press sottolinea che non è chiaro quanto rapidamente l’allentamento delle regole possa tradursi in prezzi più bassi al supermercato. Reuters segnala che la misura si inserisce in una più ampia offensiva della seconda amministrazione Trump contro le politiche ambientali di Biden.
Così la promessa del presidente diventa una scena perfettamente trumpiana: lo Stato che si ritira, il consumatore evocato come beneficiario immediato, l’ambiente liquidato come costo burocratico. Solo che questa volta il campo di battaglia non è una miniera di carbone o un oleodotto. È il corridoio dei surgelati, il camion frigo, il climatizzatore acceso in salotto. Una guerra fredda, letteralmente.
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