di
Marta Serafini
Distrutto un sistema antiaereo di Mosca. Lukashenko: pronto a incontrare Zelensky
È stato lo stesso Volodymyr Zelensky ad annunciarlo ieri: un’operazione dell’Sbu, l’intelligence ucraina, ha colpito una base dell’Fsb, i servizi di sicurezza russi, nella regione occupata di Kherson e distrutto un sistema antiaereo Pantsir-S1, provocando circa un centinaio di perdite tra morti e feriti nelle file russe. Il presidente ucraino ha attribuito l’azione al Centro operazioni speciali «A» dell’Sbu e l’ha inserita nella strategia delle cosiddette «sanzioni a medio e lungo raggio», cioè gli strike di precisione contro obiettivi militari, logistici ed energetici che Kiev considera sempre piu decisivi.
Due gli elementi importanti. Il primo è il bersaglio: una sede dell’Fsb in territorio occupato, dunque un nodo di comando, sicurezza e coordinamento. Il secondo è la distruzione del Pantsir, uno dei sistemi con cui la Russia protegge truppe e infrastrutture da aerei, missili e soprattutto droni. Il Pantsir-S1 è una piattaforma mobile di difesa aerea a corto-medio raggio che combina radar, missili superficie-aria e cannoni automatici. In teoria serve proprio a creare una bolla protettiva contro incursioni come questa. Quando viene neutralizzato, quella bolla si apre e altri obiettivi nelle retrovie diventano più esposti.
Negli ultimi mesi l’Ucraina ha moltiplicato i raid contro il settore energetico russo, trasformando le raffinerie in uno dei fronti piu sensibili della guerra. Gli attacchi hanno colpito una quota rilevante della capacità primaria di lavorazione di petrolio e gas in Russia occidentale, settentrionale e meridionale. Reuters riferisce che circa 700 mila barili al giorno sono stati messi fuori uso in 16 raffinerie, mentre in questi giorni quasi tutti i principali impianti della Russia centrale sono stati costretti a fermare o ridurre la produzione dopo una nuova ondata di droni. Tra gli episodi più recenti figurano il deposito di carburante colpito a Primorsk e l’incendio alla raffineria Norsi, una delle più grandi del Paese.
Kherson e stata fin dall’inizio uno dei laboratori della guerra clandestina e degli strike sulle strutture dell’occupazione russa. Già nel 2022, secondo un’inchiesta Reuters, l’intelligence ucraina cercava di localizzare con precisione gli ufficiali dell’Fsb che supervisionavano l’occupazione della città, con l’obiettivo di colpirne la rete di comando.
Il successo di Kherson conferma il peso crescente dei droni mid range, o middle strike, impiegati nella fascia intermedia tra il fronte e la profondità strategica: in genere tra 30 e 180-200 chilometri dietro la linea di contatto. E in quello spazio che si trovano radar, difese aeree, posti comando, depositi, mezzi logistici e centri di comunicazione. Colpirli non produce solo danni materiali: spezza collegamenti, rallenta i rifornimenti, obbliga Mosca a disperdere le difese e aumenta la vulnerabilità dell’intero dispositivo russo.
Nessun commento sul raid nella regione di Kherson è arrivato dal Cremlino, che ha concluso ieri con il lancio di missili intercontinentali e ipersonici le esercitazioni congiunte con la Bielorussia sulla prontezza delle forze nucleari. Il presidente bielorusso Aleksandr Lukashenko ha dichiarato di essere disponibile a dialogare con il presidente Zelensky e di essere disposto a incontrarlo «in qualsiasi luogo» a tale scopo. L’ufficio del presidente ucraino ha però definito «prive di significato» le parole di Lukashenko. E ha aggiunto: «Dal 2022 è evidente a tutti che le parole di quest’uomo non significano nulla, quindi ci basiamo sulle sue azioni»
21 maggio 2026
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