di
M.G.F.
Le nuove diagnosi di Hiv sono stabili nonostante l’incremento della profilassi pre-esposizione. Perno (copresidente Congresso ICAR, in corso a Catania): «Chi contrae l’infezione in giovane età dovrà conviverci per tutta la vita. Ecco perché evitare che i ragazzi si infettino»
Sono stabili le nuove diagnosi di HIV (virus dell’immunodeficienza umana) che, secondo gli ultimi dati diffusi dall’Istituto Superiore di Sanità (ISS) relativi al 2024, sono state 2.379, pari a quattro nuovi casi per 100mila residenti. Ma quest non è una buona notizia, secondo gli esperti dell’Italian Conference on AIDS and Antiviral Research (ICAR), riuniti a Catania per la 18ª edizione di quest’appuntamento della comunità scientifica nazionale di riferimento per HIV-AIDS, epatiti, infezioni sessualmente trasmesse (IST) e virus emergenti, organizzato sotto l’egida della Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali (SIMIT), insieme alle principali Società scientifiche di area infettivologica e virologica.
Come evitare di contagiarsi
Spiega la presidente di SIMIT, Cristina Mussini: «I dati dell’ISS sulle nuove infezioni diagnosticate in Italia negli ultimi anni sono purtroppo stabili, nonostante l’incremento della Prep (profilassi pre-esposizione, cioè l’uso di farmaci antiretrovirali in persone HIV-negative ndr). Questo dimostra che si è abbassata la percezione del rischio da parte della popolazione: se ne parla poco e la malattia non fa più paura. Anche se, grazie ai progressi della medicina si è riusciti a cronicizzare l’infezione, è bene evitare di contagiarsi».
Secondo il rapporto dell’Istituto Superiore di Sanità, dal 2012 il numero più elevato di diagnosi è attribuibile alla trasmissione sessuale.
Va ribadito che l’uso corretto del preservativo protegge dall’infezione da Hiv (e da altre); per evitare la trasmissione dell’infezione per via ematica, poi, non bisogna usare siringhe e aghi in comune; inoltre, occorre fare attenzione che gli aghi utilizzati per iniezioni, tatuaggi, piercing siano monouso.
«C’è molto bisogno di fare prevenzione e l’educazione sessuale nelle scuole è importante contro tutte le malattie sessualmente trasmesse, che sono in aumento, in particolare fra i giovani – ripete una volta di più la dottoressa Mussini, che è anche direttrice della Clinica di malattie infettive dell’Azienda Ospedaliera Universitaria di Modena – . Bisogna ribadire che rapporti sessuali non protetti espongono al rischio di contrarre l’Hiv e altre malattie sessualmente trasmesse ».
Scarsa protezione tra i più giovani
Aggiunge il copresidente del Congresso ICAR, Carlo Federico Perno, responsabile dell’Unità di microbiologia e diagnostica di Immunologia all’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma: «L’attività sessuale precoce, non solo in Italia ma in molti Paesi, è spesso accompagnata da uno scarso uso di protezioni. Ma l’utilizzo del preservativo e della profilassi pre-esposizione (PrEP) è ancora insufficiente tra gli adolescenti. È quindi fondamentale intervenire anche sul piano sociale, concentrando l’attenzione su questa fascia di popolazione – suggerisce il dottor Perno –. Chi contrae l’infezione in giovane età, per esempio a 14 anni, dovrà conviverci per tutta la vita; ecco perché dobbiamo evitare che le persone si infettino, poiché possiamo curarle ma non guarirle. La prevenzione vale sempre più della cura».
Carente l’educazione sessuale e affettiva nelle scuole
Secondo Ilenia Pennini, copresidente del Congresso ICAR e responsabile nazionale dell’area Salute di Arcigay: «Manca un’adeguata educazione sessuo-affettiva. Da anni si lavora per promuoverla nelle scuole, anche attraverso attività promosse da ICAR. Tuttavia, le possibilità di intervenire in questi contesti stanno diminuendo e la “Legge Valditara” rischia di limitare ulteriormente queste attività. Il consenso informato rappresenta un ulteriore ostacolo». Anche perché può capitare che i genitori non diano il consenso, quindi, spiega Pennini, «il ragazzo può trovarsi escluso dalla possibilità di partecipare a iniziative di informazione, di accedere a test e a strumenti di prevenzione. In questo modo si rischia di non raggiungere proprio le persone che ne avrebbero più bisogno. C’è poi anche problema pratico: l’aumento del costo dei preservativi, strumento di prevenzione fondamentale, che dovrebbero essere distribuiti gratuitamente anziché diventare un investimento a carico dei singoli».
Test HIV e minori
Il test per l’Hiv è l’unico modo per rilevare l’infezione se si è avuto un comportamento a rischio. Gratuito e anonimo, si esegue nella maggior parte dei servizi sanitari senza la prescrizione medica (qui ulteriori informazioni sui Centri per effettuare il test HIV).
Si può fare anche l’autotest che si compra in farmacia e, in caso di risultato positivo, si fa un test di conferma presso un laboratorio. I test rapidi sono offerti di solito gratuitamente anche in contesti non sanitari come, per esempio, sedi di associazioni.
«Per i minorenni – ricorda Pennini – il percorso di accesso al test HIV richiede il consenso dei genitori, il che implica la necessità di affrontare apertamente in famiglia temi legati alla sessualità, cosa tutt’altro che semplice. Quest’aspetto è oggetto di discussione nell’ambito della proposta di legge in discussione in Parlamento (primo firmatario l’onorevole Mauro D’Attis)».
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21 maggio 2026
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