Una vasta operazione contro il fenomeno del “pezzotto” ha portato alla scoperta di una sofisticata rete di pirateria digitale attiva su tutto il territorio nazionale. La Guardia di Finanza di Ravenna, con il supporto dei reparti specializzati in frodi tecnologiche e tutela della privacy, ha eseguito oltre 100 perquisizioni e sequestri nell’ambito di un’indagine coordinata dalla Procura di Bologna.

L’operazione mira a contrastare la diffusione illegale di abbonamenti “pirata” utilizzati per accedere a contenuti streaming e pay TV delle principali piattaforme come Sky, DAZN, Netflix, Disney+ e Spotify.

L’indagine è partita da un’attività di monitoraggio sui social network, che ha permesso di individuare un sistema illecito altamente evoluto basato su una tecnologia innovativa. Al centro della rete vi era un’applicazione denominata “CINEMAGOAL”, installata sui dispositivi degli utenti, che consentiva la connessione a server esteri capaci di decriptare e ritrasmettere contenuti audiovisivi protetti.

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, il sistema utilizzava macchine virtuali attive 24 ore su 24, in grado di intercettare e rigenerare in tempo reale i codici di abbonamenti regolari intestati a soggetti fittizi, alcuni dei quali già identificati. Questo consentiva agli utenti di ricevere contenuti in streaming “in chiaro”, aggirando i sistemi di sicurezza delle piattaforme.

Si tratta di una forma di “pezzotto” tecnologicamente avanzata, mai riscontrata prima con questo livello di sofisticazione, che garantiva una visione stabile e di qualità elevata riducendo la possibilità di tracciamento. L’accesso non risultava infatti direttamente collegato a un indirizzo IP identificabile, aumentando il livello di anonimato degli utenti.

La rete criminale era gestita da oltre 70 rivenditori che promuovevano il servizio su scala nazionale, con abbonamenti dal costo compreso tra 40 e 130 euro annui, a seconda dei pacchetti scelti. I pagamenti avvenivano spesso in criptovalute o tramite canali esteri e intestazioni fittizie, rendendo più complessa la tracciabilità dei flussi finanziari. Una parte dei proventi veniva poi trasferita agli organizzatori del sistema.

Parallelamente è emerso anche l’utilizzo del tradizionale sistema IPTV illegale, noto proprio come “pezzotto”, ancora diffuso per la visione abusiva di contenuti televisivi e sportivi.

Le autorità sottolineano come l’operazione rappresenti un importante passo avanti nel contrasto alla pirateria digitale e alla tutela del diritto d’autore nell’ecosistema dello streaming.

(LaPresse)