di
Gaia Piccardi

I big ma non solo protestano contro il mancato adeguamento del montempremi, che non è equamente distribuito

La conferenza stampa è quel luogo fisico e anche un po’ dell’anima in cui i tennisti rispondono mediamente sempre le stesse cose alle stesse domande, o viceversa, perché quando si prova ad uscire dal perimetro del match — salvo rarissime eccezioni, vedi Djokovic e Medvedev — non sanno più cosa dire o non rispondono. La protesta dei top players contro la percentuale loro destinata degli introiti dei Major (puntano al 22%, in linea con i tornei Atp e Wta combined), come ventilato al Foro Italico, scatta a Parigi, dove domenica comincia il Roland Garros, la seconda prova del Grande Slam. Poiché l’aumento del montepremi (61.723.000 euro, 2.800.000 per i vincitori, +9,53% rispetto l’anno scorso) non è stato ritenuto adeguato, e poiché nessuno ha il coraggio di boicottare l’evento (gli sponsor prevedono bonus importanti per i risultati negli Slam), i poveri miliardari mal consigliati hanno deciso di contare i minuti durante i quali saranno a disposizione della stampa, a cominciare dal media day odierno. E allora interviste interrotte dopo un quarto d’ora (15% è l’attuale quota di partecipazione ai guadagni dei Major), bocche chiuse con i canali ufficiali del torneo e i detentori dei dritti tv, nessuna interazione con i social del Roland Garros. Intelligente o puerile? Necessario, risponderebbero i favoriti Jannik Sinner, che ieri ha svolto al Boise de Boulogne il primo allenamento in vista dell’obiettivo stagionale, e Aryna Sabalenka, che a Roma si erano espressi a favore del boicottaggio. 

I top 10 non si battono solo per se stessi, fanno notare: chiedono una ridistribuzione più giusta per tutti i 128 giocatori del tabellone, contributi per la pensione, fondi maternità per le atlete incinta. Se Andrea Gaudenzi li ha accontentati in cambio della rielezione a presidente dell’Atp Tour, i quattro Slam nicchiano. Si sono sempre mossi in autonomia, con il coltello dalla parte del manico, convinti che alzare i prize money bastasse per tenere la polemica sottotraccia, come è avvenuto fino ad ora. Sul tema in Francia si è espresso Guy Forget, ex n.4 del mondo ed ex direttore del Roland Garros: «Stiamo parlando di un torneo che dura 15 giorni, nel quale chi perde al primo turno guadagna 87.000 euro e al secondo 130.000 — ha risposto a Sinner versione sindacalista —. 



















































Il montepremi viene incrementato annualmente del 10% circa: mi dite quale altro mestiere segue un trend di crescita dei salari così importante…?». La protesta un primo risultato l’ha ottenuto: i tennisti si siederanno al tavolo con gli Slam (c’è grande attesa per il montepremi di Wimbledon, che verrà annunciato a giorni), a partire da Parigi. La trattativa può iniziare. Troveranno una Amelie Mauresmo, la paladina dei diritti che guida il Roland Garros, agguerrita: «Il nostro prize money non cambia di una virgola, ma parliamone pure». Riusciranno a dirsi tutto in 15 minuti?

22 maggio 2026