di
Luca Angelini

Non solo aumentano i morti ma vengono impediti o ritardati i soccorsi dei feriti e si dilatano i tempi in cui i soldati devono stare nascosti nei rifugi. I numeri terribili del ministro della Difesa ucraino Mykhailo Fedorov

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Nella Rassegna di ieri, Gianluca Mercuri ha raccontato come i conflitti in Ucraina e in Iran abbiano dimostrato che, al tempo dei droni, la guerra sia diventata «asimmetrica». A beneficio di chi si difende, anche contro aggressori sulla carta molto più potenti. La «nuova arte della guerra», fa notare Sylvie Kauffmann sul Financial Times, ha però distrutto nel modo più tragico ogni illusione che i conflitti «tecnologici» sarebbero stati più «chirurgici» e quindi tendenzialmente meno sanguinosi che in passato. Tutto l’opposto (ne aveva scritto anche Marta Serafini qui). 



















































«Il livello delle perdite da entrambe le parti è sconvolgente – scrive Kauffmann a proposito della guerra in Ucraina -. Droni armati e intelligenza artificiale hanno trasformato la linea del fronte in una zona di morte insidiosa e completamente “trasparente” (nel senso che l’occhio dei droni vede ogni movimento, ndr) profonda circa 30 chilometri, rendendo estremamente difficile l’evacuazione dei soldati feriti».

Ed è su quest’ultimo punto che si è concentrato lo storico francese Stéphane Audoin-Rouzeau, che ha studiato a fondo, in particolare, la Prima guerra mondiale. E proprio agli orrori delle trincee della Grande guerra somiglia sempre più la «kill zone» dove i droni imperversano. A dirlo sono i numeri (dietro i quali, però, ci sono persone in carne ed ossa). «Il rapporto tra morti e feriti al fronte è ora simile a quello della Prima Guerra Mondiale – spiega Kauffmman -. I progressi della medicina militare, in particolare nella seconda metà del XX secolo, avevano ridotto quel rapporto da un morto ogni 2 o 3 feriti a circa uno ogni 10 nella guerra in Afghanistan

Ma oggi in Ucraina, mi ha detto il professor Audoin-Rouzeau, questo rapporto è più vicino a un morto ogni 3 o 4 feriti, il che, a suo avviso, rappresenta una “massiccia regressione”. L’impiego di elicotteri per l’evacuazione dei soldati feriti fu salutato come un’innovazione formidabile, che permise ai medici impegnati nella guerra del Vietnam, nella loro corsa contro il tempo, di sfruttare al meglio quella che veniva definita “l’ora d’oro”, un lasso di tempo cruciale per salvare vite umane. Ma gli elicotteri non possono volare in un cielo saturo di droni. Le evacuazioni dei feriti nella zona di guerra ucraina possono richiedere giorni, anche quando effettuate con droni terrestri su ruote».

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Quel ritardo nei soccorsi causato dal continuo sorvolo dei droni non fa soltanto aumentare il numero dei morti, ma peggiora le condizioni in cui i feriti arrivano negli ospedali. «I medici che visitano gli ospedali nelle retrovie – racconta ancora Kauffmann – parlano di amputazioni di massa come unico rimedio per arti lesionati rimasti con un laccio emostatico per giorni, e di ferite al viso che ricordano quelle della prima guerra mondiale. Un medico mi ha raccontato di aver assistito, all’inizio di quest’anno, al ricovero di 23 feriti in un ospedale di Dnipro nell’arco di 24 ore, con chirurghi stremati che hanno eseguito immediatamente delle amputazioni».

E anche i militari che hanno la fortuna di non essere colpiti, sono costretti, dalla guerra dei droni, a provare sulla propria pelle una vita di trincea che, di nuovo, fa pensare alla Grande guerra: «I soldati sono costretti a trascorrere settimane, persino mesi, bloccati in rifugi sotterranei per mantenere una posizione, senza rotazione a causa della carenza di truppe, dipendendo dai rifornimenti portati dai droni».

Nemmeno all’ammiraglio Pierre Vandier, comandante supremo Nato per la Trasformazione, è sfuggita la somiglianza con il conflitto del 1914-18: «La robotica di prima generazione ha aumentato drasticamente la letalità della kill zone, raggiungendo ora cifre della guerra d’attrito simili a quelle della Prima guerra mondiale», ha detto in un incontro organizzato di recente dalla rivista Le Grand Continent.

In tutto ciò, la «guerra dei droni» è diventata forse la principale merce d’esportazione ucraina, tanto che lo stesso ammiraglio Vandier, un paio di mesi fa, è andato a Kiev per provare a capire come la Nato possa a sua volta farne tesoro. In questo, Kauffmann vede un crudele paradosso: «Ufficiali occidentali affluiscono a Kiev per apprendere i segreti della rivoluzione dei droni, nata, ironia della sorte, proprio perché i loro Paesi non erano in grado, o non volevano, fornire all’Ucraina la quantità di proiettili e artiglieria necessari per combattere le forze russe».

Il 35enne ministro della Difesa ucraino, Mykhailo Fedorov (che non ha mai fatto il militare o indossato una divisa, ma sa tutto di informatica e tecnologia, come ha ricordato qualche giorno fa Marta Serafini), ha fissato un obiettivo di 50.000 vittime al mese come costo della guerra che la Russia non può sostenere. Le stime occidentali indicano che le perdite russe attuali si aggirerebbero intorno alle 35.000 unità al mese. La «guerra sporca e orribile» come la chiama Audoin-Rouzeau (che, non va mai dimenticato, è stato Vladimir Putin a scatenare con la sua invasione), non sembra destinata a fermarsi.

22 maggio 2026 ( modifica il 22 maggio 2026 | 15:12)