È la prima causa nella seconda fase della class action contro le piattaforme e i loro algoritmi

Questa volta Meta ha raggiunto un accordo extragiudiziale prima di arrivare a processo. Si tratta della prima causa della «fase due» di una class action da 1.600 querelanti contro le piattaforme social che avrebbero realizzato prodotti — cioè gli algoritmi di raccomandazione alla base dei social stessi — dannosi per gli utenti più giovani perché creano dipendenza
La prima parte della class action era culminata con la condanna a Meta e Google nel processo intentato da Kaley G.M., una giovane utente che sosteneva di essere stata danneggiata dall’abuso dei social. All’epoca, TikTok e Snapchat avevano deciso di patteggiare prima ancora di arrivare a processo.

Dopo la sentenza storica (qualcuno la paragona al successo del processo contro Big Tobacco negli anni Novanta), la seconda fase della class action riguarda non più i singoli utenti che hanno fatto causa bensì le famiglie e i distretti scolastici che hanno dovuto affrontare la nuova «emergenza» nella dipendenza dai social dei giovani. Il primo in fila è stato un piccolo distretto scolastico del Kentucky, nella contea di Breathitt (con capoluogo Jackson, 2.000 abitanti, città di origine della famiglia del vicepresidente americano JD Vance, che lì in gioventù ha passato le sue estati). 



















































Meta ha scelto di raggiungere un accordo con il distretto scolastico — sono 1.200 quelli che hanno fatto causa alle piattaforme — a tre settimane dall’inizio del processo, mentre le altre aziende (Google, TikTok e Snap) avevano trovato un accordo con il querelante nelle scorse settimane.
Non si conoscono i termini dell’accordo che l’azienda di Mark Zuckerberg ha preso con la contea di Breathitt. Il distretto aveva chiesto oltre 60 milioni di dollari per coprire i costi per la salute mentale degli studenti e per pagare un programma quindicennale per contrastare il problema della dipendenza e le conseguenze sulle capacità di apprendimento dei giovani.  Inoltre, gli avvocati dell’accusa avevano chiesto un’ordinanza del tribunale che imponesse alle società tech di modificare il funzionamento delle loro piattaforme per ridurre le caratteristiche che creano dipendenza.

La stagione delle cause rimane aperta e nei prossimi mesi si vedrà se le società dei social media sceglieranno di patteggiare con ognuno dei querelanti, considerato il precedente della causa vinta da Kaley G.M. . Intanto, gli avvocati dell’accusa hanno fatto sapere in un dichiarazione che «l’attenzione rimane concentrata sul perseguimento della giustizia per i restanti 1.200 distretti scolastici che hanno intentato causa».

Nel mentre, Meta precisa di essere al lavoro per implementare soluzioni per proteggere gli adolescenti online: «Abbiamo risolto questo caso in via amichevole», riferisce un portavoce di Meta al Corriere, «e restiamo concentrati sul lavoro che portiamo avanti da tempo per sviluppare strumenti di protezione come gli account per teenager, pensati per aiutare i ragazzi a restare al sicuro online e offrire ai genitori controlli semplici a supporto delle loro famiglie».

22 maggio 2026 ( modifica il 22 maggio 2026 | 16:26)