È un bel pomeriggio mite al Dolores Park di San Francisco e sto cantando tanti auguri a un dinosauro. Appena finisco la mia serenata, nella mia mano vuota compare magicamente un cupcake con una candelina rosa. Quando soffio sulla fiamma, sul volto della creatura in stile cgi compare un’espressione calma e appagata.

Anche se l’uomo in questo video generato dall’AI mi somiglia e ha una voce identica alla mia, la clip è creata usando avatar, una delle nuove funzioni disponibili nell’app Gemini di Google. Le ricostruzioni digitali ricordano quelle che creava Sora, l’app che OpenAI ha recentemente chiuso. In sostanza, sono cloni digitali degli utenti che possono essere inseriti all’interno di video generati dall’intelligenza artificiale. Gli avatar sono alimentati da Omni, il nuovo modello video dell’azienda, e sono disponibili per i soli abbonati.

Pago quasi 22 euro al mese per il piano AI Pro di Google e ho raggiunto rapidamente i limiti di utilizzo di Gemini, che si azzerano ogni cinque ore. Mi è bastato fare qualche domanda e generare due clip da 10 secondi con il mio avatar perché l’app mi invitasse a tornare più tardi.

Video: Reece Rogers

Il mio volto nei video di Gemini

Nei primi due tentativi con Omni, sono finito a cantare tanti auguri a un dinosauro a San Francisco e a fare surf sotto il Golden Gate Bridge. I risultati mi hanno colpito e inquietato allo stesso tempo. I contenuti erano imbarazzanti, con alcuni passaggi confusi e outfit privi di senso, ma l’uomo nel video ero effettivamente io. Ho zoomato l’immagine con le dita per ingrandire il volto dell’avatar e osservare da vicino i movimenti della bocca. I denti erano un po’ strani, ma per il resto avevo davanti me stesso Reece.

A differenza di OpenAI, in cui fino a poco tempo erano gli utenti a decidere se consentire ad altri di generare video AI con le loro sembianze, gli avatar AI di Google sono disponibili solo per gli adulti.

Per configurare il mio avatar tramite l’app Gemini mi sono serviti circa cinque minuti. La procedura prevedeva di sedermi in una stanza ben illuminata, con la fotocamera del telefono puntata sul volto, e leggere una serie di numeri a due cifre. Poi ho girato lentamente lo sguardo verso destra, ho ruotato la testa verso sinistra. Reece 2.0 era nato, pronto a diventare la star dei miei deepfake. Fate attenzione a cosa indossate durante la configurazione, perché è probabile che il vostro outfit compaia nelle generazioni AI, ma ci torneremo più avanti.