Diotallevi richiama il magistero ufficiale della Chiesa cattolica, a cominciare dal numero 2308 del Catechismo, dove si afferma che “non si potrà negare ai governi il diritto di una legittima difesa”. Tuttavia, aggiunge, “nonostante la chiarezza del magistero, il pacifismo dilaga fra i cattolici e, diversamente da un passato anche recente, risale pure e di molto lungo i gradi della gerarchia ecclesiastica”. Un esempio pratico: quando l’Unione sovietica puntò i missili con testate nucleari contro l’Europa occidentale, Helmut Schmidt chiese a Washington di schierare i suoi missili come forma di deterrenza. Si aprì un dibattito anche teologico, con conferenze episcopali che produssero documenti di assoluto rilievo. Ma oggi, si chiede l’autore, “stiamo conducendo una riflessione e un discernimento ecclesiali di un livello almeno paragonabile a quello d’allora?”. La risposta è scontata, leggendo le righe che seguono. “Ben altro abbiamo ascoltato in questi ultimi tempi: quanto ai contenuti e quanto allo stile. Il 27 febbraio 2022, mentre gli ucraini resistevano all’assalto portato contro l’aeroporto di Kyiv da parte dei paracadutisti e delle forze corazzate di Putin, assalto che sarebbe stato poi fermato e respinto, la Comunità di Sant’Egidio e il suo leader Andrea Riccardi presentavano pubblicamente a Putin e Zelensky la richiesta di proclamare Kyiv ‘città aperta’”. Contemporaneamente, “abbiamo ascoltato condanne generiche del commercio delle armi il che, lo si intenda o meno, equivale a consegnare un potere assoluto agli stati più potenti, quelli che le armi se le producono in casa e non hanno bisogno di acquistarle”. Diotallevi se la prende anche con i campioni del taglia e cuci dei discorsi papali, lo “scandalo di quante volte negli ultimi anni abbiamo dovuto assistere all’amputazione del giustamente celebre discorso di Paolo VI all’Onu. Quante volte di quel discorso è stato citato solo il passaggio ‘non più la guerra, non più la guerra’ e si è sistematicamente taciuto ciò che Paolo VI aveva detto pochi secondi e poche righe dopo: ‘Finché l’uomo rimane l’essere debole e volubile e anche cattivo, quale spesso si dimostra, le armi della difesa saranno necessarie, purtroppo’”. Insomma, “cosa resta del significato del primo passaggio ogni volta che viene taciuto il secondo?”.