di
Massimiliano Jattoni Dall’Asén

Dopo il flop dell’esame abilitante 2025, esplode la protesta contro il nuovo bando per guide turistiche: programma pubblicato all’ultimo, poco tempo per prepararsi e prove iper-nozionistiche

A distanza di pochi mesi dal primo contestatissimo esame nazionale per guide turistiche, il ministero del Turismo torna nel mirino di candidati e operatori del settore. E questa volta la protesta rischia di diventare anche politica. Dopo il caso dell’edizione 2025 (la prima dopo oltre 10 anni) — solo 230 ammessi all’orale su oltre 12 mila partecipanti effettivi — il nuovo bando 2026 è già travolto dalle polemiche: programma pubblicato all’ultimo momento, prova scritta fissata a soli 15 giorni di distanza (il prossimo 5 giugno) e candidati costretti a organizzare in fretta e furia trasferte in piena stagione lavorativa.

«Si sta superando ogni limite di rispetto verso i professionisti», attacca Francesca Pannuti, presidente del comitato nazionale Guide Future. «Dopo le gravissime criticità della precedente edizione ci saremmo aspettati serietà, programmazione e trasparenza. Invece si continua a scaricare sui candidati il peso di ritardi e inefficienze amministrative».



















































Oltre un decennio senza bandi

Ma per capire i problemi di oggi, bisogna fare un lungo passo indietro. 
Per oltre dieci anni l’Italia non è riuscita a bandire un nuovo esame abilitante nazionale per guide turistiche, complice il difficile recepimento della direttiva Bolkestein (la legge Ue che mira a creare un mercato unico dei servizi e impone procedure di gara pubbliche, eque e trasparenti) e una lunga paralisi normativa. Solo con la riforma del 2023 e il successivo decreto attuativo si è arrivati, nel gennaio 2025, alla pubblicazione del primo bando nazionale. Non un concorso a posti chiusi, ma una procedura abilitante destinata (almeno sulla carta) a colmare la cronica carenza tutta italiana di guide specializzate, soprattutto nel turismo culturale e multilingue.

Le iscrizioni erano state quasi 30mila. «Un numero normale dopo oltre dieci anni senza esami», spiega Pannuti. «Anche se alcune associazioni di categoria hanno alimentato l’idea che si trattasse di una massa di improvvisati, quando tra i candidati c’erano archeologi, storici dell’arte, ricercatori e professionisti del settore».

Il maxi programma e il flop del 2025

Ma il problema si presenta immediatamente nel modello dell’esame. A luglio 2025, mesi dopo l’apertura del bando, il ministero aveva pubblicato un programma mastodontico: 537 siti tra musei, aree archeologiche e monumenti distribuiti in tutta Italia. Dalla Reggia di Caserta a Pompei, fino a siti minori e ultra specialistici. «Non era più una verifica culturale», sostiene Pannuti. «Era diventata una prova micronozionistica, umanamente ingestibile».

A novembre si presentano in circa 12mila. I promossi allo scritto sono appena 230. Un tasso di successo inferiore al 2%. «Il dato più grave», sostiene il comitato Guide Future, «non è solo il basso numero di idonei, ma la distribuzione anomala dei punteggi». I dati ottenuti tramite accesso agli atti mostrerebbero infatti che il 91% dei candidati è rimasto sotto i 20 punti e solo lo 0,09% ha raggiunto almeno 30 punti.

Dietro quei numeri ci sono soprattutto giovani professionisti della cultura e del turismo. «Sono esasperata», racconta Carola, 29 anni, laureata in Storia dell’arte e già impiegata nel settore turistico. «L’anno scorso è stato un esame con modalità scandalose, quest’anno non c’è nemmeno il tempo materiale per studiare. Parlo inglese e spagnolo, lavoro nel settore da anni e non merito di essere trattata così».

«Tra gli esclusi c’erano archeologi, storici dell’arte, ricercatori, persone altamente formate», insiste Pannuti. «Si è passati dall’idea di garantire qualità a un sistema iper-nozionistico che rischia di diventare inutile perfino per la professione stessa».

Gli orali e le accuse di disparità

Da lì è nato il comitato Guide Future. «Abbiamo chiesto dati dettagliati al ministero», racconta Pannuti, «perché volevamo capire chi fossero davvero i candidati esclusi. Ma ci sono stati forniti solo dati aggregati praticamente inutili».

Anche la fase successiva ha alimentato nuove contestazioni. Gli orali per i 230 ammessi sono andati avanti per tre mesi, da marzo a maggio. Si sono presentati in 220: tutti abilitati. «Agli orali non bocciavano nessuno», sostiene Pannuti. «Io ero presente. Le domande erano minime. Il messaggio era chiaro: quelli arrivati lì dovevano passare tutti».

Secondo il Comitato, si sarebbe così creato «un sistema paradossale»: una selezione durissima e iper-nozionistica allo scritto, seguita da una fase orale percepita come puramente formale.

Il nuovo bando e la corsa contro il tempo

Ora il copione sembra ripetersi. Il nuovo bando 2026 si è chiuso il 19 maggio scorso. Il giorno successivo è stato pubblicato il programma d’esame. La prova scritta è fissata per il 5 giugno. Poco più di due settimane per prepararsi.

Il numero dei siti da studiare è stato ridotto, ma resta enorme. E soprattutto manca una bibliografia ufficiale. «I candidati non sanno neppure da quali testi studiare», denuncia Pannuti. «Si chiede di preparare centinaia di siti senza delimitazioni chiare dei contenuti».

Nel frattempo molti aspiranti guide lavorano già nel turismo come accompagnatori, collaboratori museali o freelance. E dovranno affrontare trasferte costose verso sedi spesso difficili da raggiungere. «Ci segnalano sedi in aree industriali non servite dai mezzi pubblici», racconta la presidente del Comitato. «Ma il punto vero è la totale mancanza di rispetto verso persone che hanno investito anni di studio in archeologia, storia dell’arte e lingue».

Il caso arriva a Bruxelles

La protesta è arrivata anche a Bruxelles. Il caso dell’esame italiano è approdato al Parlamento europeo con un’interrogazione firmata dagli eurodeputati Carolina Morace, Danilo Della Valle, Valentina Palmisano e Mario Furore del gruppo The Left. Nel documento si parla di un sistema «sproporzionato rispetto alle esigenze di un settore strategico per l’economia italiana ed europea».

La Commissione europea, nella risposta firmata dal vicepresidente Raffaele Fitto, ha definito la riforma italiana «conforme» agli impegni del Pnrr, precisando però che «l’accesso alle professioni regolamentate non deve incontrare ostacoli sproporzionati o ingiustificati». Bruxelles ha inoltre ricordato che le riforme finanziate nell’ambito del Recovery devono favorire occupazione e accesso al mercato del lavoro, un obiettivo che — secondo i promotori dell’interrogazione — mal si concilierebbe con un tasso di successo inferiore al 2%.

Le richieste al ministero

Per Guide Future il nodo resta politico ed economico insieme. «L’Italia ha bisogno di nuove guide turistiche», insiste Pannuti. «Soprattutto giovani, multilingue, capaci di innovare l’offerta. In molte città manca personale. Durante i grandi eventi o i picchi turistici le imprese non riescono a reggere la domanda».

Il Comitato chiede ora il rinvio della prova del 5 giugno, tempi congrui per la preparazione, la pubblicazione di una bibliografia ufficiale e l’apertura di un tavolo tecnico con il ministero del Turismo per ridefinire l’intero impianto della selezione. «Non chiediamo esami facili», conclude Pannuti. «Chiediamo esami giusti, sostenibili e coerenti con il lavoro reale delle guide turistiche. Una guida non è un archivio mnemonico di migliaia di schede: deve avere competenze culturali solide, capacità narrativa e padronanza linguistica».

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22 maggio 2026 ( modifica il 22 maggio 2026 | 08:46)