di
Michele Farina
Colbert licenziato dalla Cbs. Il presidente: «Era un morto che cammina»
Il Papa non si è palesato, come sognava il presentatore di cui per anni Donald Trump ha chiesto il licenziamento («Una patetica scheggia impazzita, fatelo dormire», era stata la richiesta della Casa Bianca alla vigilia del Natale scorso). Però Paul McCartney e Marko Sirka c’erano: la star dei Beatles dentro il mitico Ed Sullivan Theater e l’oscuro fan volato apposta dalla Finlandia fuori, insieme con centinaia di sostenitori arrivati per celebrare l’ultima gag dell’ultima puntata dell’«Ultimo Spettacolo» di Stephen Colbert, il più famoso tra i commentatori di satira televisiva americana e la spina forse più acuminata nel fianco mediatico del presidente Usa.
Affari e tv
Giù il sipario: già l’anno scorso la Cbs aveva annunciato la fine del «Late Show» dopo 33 anni di onorate messe in onda, adducendo i problemi del settore e i 40 milioni di perdite annue del programma che Colbert aveva ereditato nel 2015 da David Letterman. Molti non l’avevano bevuta: allora la Paramount, casa madre della Cbs, stava finalizzando la fusione con Skydance e aveva bisogno dell’ok governativo. E negli stessi giorni in cui annunciava la messa a nanna di Colbert, la rete accettava di pagare 16 milioni di dollari al presidente per chiudere una causa che pure non sembrava impossibile da vincere.
Il bruco nei nostri cervelli
Il pacchetto prevedeva anche la testa della «scheggia»? Possibile. Lui fece notare che la tv che lo stava licenziando, due anni prima gli aveva chiesto di prolungare il contratto. Ma nel frattempo l’America stava per cambiare lo chef. Il veterano della satira cucinata ai fornelli del «Colbert Report» nei panni di un ottuso presentatore di Destra ha attraversato la cronaca americana con appuntita leggerezza: dall’era di George W. Bush alla prima presidenza Trump passando per Obama. Prendere di petto The Donald a inizio mandato aveva fatto crescere gli ascolti del «Late Show». Fino a diventare una missione obbligata «nei dieci anni in cui — ha detto di recente sullo schermo — Trump si è fatto strada come un bruco nei nostri cervelli».
Il Papa e i Beatles
Da settimane andava in onda il lungo addio, con gente del calibro di Oprah Winfrey e Billy Crystal che ha fatto capolino nello show per salutare. Clou dell’ultima puntata, giovedì sera, la gag dell’ultimo ospite, che nell’agenda del devoto cattolico Colbert doveva essere papa Leone. E mentre i fan davanti al teatro ipotizzavano un collegamento dal Vaticano, dentro faceva la sua apparizione un pontefice della musica mondiale, l’84enne Paul McCartney, che ha regalato al conduttore una foto autografata dei Beatles scattata su quello stesso palco quando suonarono per la prima volta nel 1964. «Wow — ha esclamato Colbert fingendo di leggere la dedica — A Stephen, sei meglio dei Fab Four». Nel gran finale, mentre Jon Stewart e compagni si preparavano a espellere il conduttore da una sorta di scenografico «buco spazio-temporale», lo stesso Stephen si è unito a Sir Paul sulle note di «Hello, Goodbye» mentre lo staff si riversava sul palco. E in tv, l’intero teatro si riduceva a una campana di cristallo sotto il naso del fido Benny, il Boykin Spaniel di Colbert.
Il commento del presidente
Trump si è detto «contento che l’abbiano cacciato. Era un morto che cammina». A 62 anni, la scheggia impazzita cammina con in mano una sceneggiatura per Warner Bros: un nuovo film della saga «Il Signore degli Anelli». Se ci dovesse essere un tragicomico Sauron, lo riconosceremmo dal colore dei capelli.
22 maggio 2026 ( modifica il 22 maggio 2026 | 23:09)
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