star wars the mandalorian and grogu

Come un cowboy… È nei cinema Star Wars The Mandalorian and Grogu, sequel della serie tv e 12mo film della saga iniziata da George Lucas nel 1977. Abbiamo intervistato il regista Jon Favreau

DIETRO ALL’INVASIONE, c’è lui. Star Wars The Mandalorian and Grogu, 12mo film della saga creata da George Lucas, diretto discendente della serie tv, è arrivato nei cinema italiani in formazione maxi: 850 sale!

Star Wars The Mandalorian and Grogu: dalla serie tv al film nei cinema

Se sotto il casco e nel mantello del cavaliere mandorliano c’è Pedro Pascal, alla regia del primo blockbuster di questa cine estate 2026 c’è lui: Jon Favreau. Attore, produttore, regista, sceneggiatore. Da Elf alla saga di Iron Man, fino a Guerre stellari The Mandalorian, la serie tv di cui questo film è diretto spin-off. Film che, al primo giorno di uscita, ha già scalzato Il diavolo veste Prada 2 dalla vetta del box office italiano. Tutto previsto, quando si ha che fare con una simile saga leggendaria. Aggiungete che il film ha una colonna sonora firmata dal Premio Oscar Ludwig Göransson (Oppenheimer). E che nel cast ci sono anche, come guest star, Sigourney Weaver e Martin Scorsese. La trama? L’Impero non c’è più, ma i suoi signori della guerra si sono dispersi ovunque, nella galassia. E così la Nuova Repubblica, per difendersi, assolda il cavaliere mandaloriano Din Djarin (Pedro Pascal): al suo fianco, il suo allievo Grogu.

Jon Favreau, regista di “Star Wars The Mandolarian and Grogu”: «Per me è un western galattico»- immagine 3

Pedro Pascal e il regista Jon Favreau alla premiere del film. Foto ufficio stampa

Intervista a Jon Favreau, regista di Star WarsThe Mandalorian and Grogu

Dalla serie tv al film: il passaggio è stato naturale?

Per me è un onore che continua. Generazioni di registi sono cresciute con Star Wars. George Lucas è stato il nostro maestro: il nostro, cavaliere Jedi, mi viene da dire. Qui poi, al centro della storia, c’è la relazione padre-figlio adottivo, che ho trovato simbolicamente molto interessante.

È vero che per lei questo film è un western?

Verissimo. Il western attraversa tutto il cinema americano, anche nei melodrammi. O nella sci-fiction, come nel nostro caso. Il nostro cavaliere è come i cowboy dei film di John Ford. Poi ringrazio Pedro Pascal per come ha saputo tenere unito il gruppo. È stato importante anche girare in California, negli spazi e alla luce unici del Golden State. Mi sono stati indispensabili i consigli del co-sceneggiatore e co produttore Dave Filoni, autentico custode creativo della visione originale di George Lucas. E ovviamente quelli della nostra produttrice, la leggendaria e sempre attivissima Kathleen Kennedy.

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Star Wars non è solo fantasy o science fiction

Lo Skywalker Ranch, il regno di George Lucas, è un luogo meraviglioso, a nord della baia di San Francisco. per non parlare dell’importanza dell’Industrial Light & Magic. Cosa ha provato entrandoci per la prima volta?

Ero intimorito e curioso di tutto. George Lucas ha una immensa libreria ed è un appassionato di storia e astronomia. Per questo la saga di Star Wars non è solo fantasy o science fiction. Per quanto mi riguarda, ho cercato di imitarlo: nella serie e nel film, coabitano realtà e  fantasia, cronaca e immaginazione.

Pensa che le nuove generazioni, cresciute nell’era digitale, amino in modo diverso queste avventure nella galassia lontana lontana?

Vedremo cosa genererà in futuro l’Intelligenza Artificiale, ma in generale penso che il potere delle immagini non morirà mai… Non per nulla il successo di Star Wars, il ruolo che occupa nell’immaginario, non si spegne mai. Si “aggiorna” ai tempi, ma è davvero un evergreen. È un universo che affascina sempre. Sia sullo che fuori dallo schermo, grande o piccolo che sia. quello che ho cercato di fare è stato regalare allo spettatore, in ogni singola inquadratura, un’esperienza immersiva. Girare in IMAX mi ha aiutato molto. Come mi ha enormemente aiutato lavorarer con il team dei burattinai dietro a ogni apparizione di Grogu.

Jon Favreau, regista di “Star Wars The Mandolarian and Grogu”: «Per me è un western galattico»- immagine 5

Guardando il film infatti ci si dimentica che Grogu è un burattino. Diventa un essere umano, un figlio, un amico con cui condividere avventure…

È accaduto anche a Pedro Pascal e a Sigourney Weaver. Nessuno dei due ha vissuto e recitato con Grogu considerandolo un pupazzo, ma solo e sempre una creatura viva e sensibile dell’universo di Star Wars. Come E.T., è diventato un amico e complice, per tanti.

Lei ha portato al successo film come Elf, Iron Man, Avengers, Il Re Leone. Cosa le ha dato in particolare The Mandalorian and Grogu?

Il piacere quasi architettonico di creare una storia con infiniti risvolti, angoli, intermezzi avventurosi nelle galassie. Pedro Pascal nel ruolo di Din Djarin è stato un compagno e complice in ogni sfumatura della narrazione. Da tempo volevamo lavorare insieme. Il suo personaggio è un duro, un pistolero: un cowboy, appunto… Ma è anche ipersensibile, sempre attento agli altri. Pascal appartiene a una generazione cresciuta sognando di vivere nella galassia di Guerre Stellari. Mi ha confessato che, girando, si sentiva come ne I sette samurai.

C’è una battuta del copione che potrebbe sostituire quella celeberrima dello Yoda di George Lucas: La Forza sia con voi?

Mi piace molto una frase di Sigourney Weaver, che interpreta il colonnello Ward: «Non agiamo per vendetta e rivalse, ma per impedire una guerra».

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The Mandalorian (Pedro Pascal) e Sigourney Weaver

In questa battuta c’è anche un altro tema  del film: il passaggio all’età adulta di tutti i personaggi…

Ciò che dice Sigourney si adatta anche al rapporto padre/figlio, che non è sempre semplice. Il guerriero di Pedro diventa tenerissimo quando deve prendersi cura di Grogu e aiutarlo a crescere, a incamminarsi verso un futuro migliore. Sono sicuro che anche lui, Grogu, diventerà un archetipo per i fan della saga, come Luke Skywalker. Per quanto mi riguarda, quello che volevo regalare al pubblico di generazioni diverse era un viaggio in comune, da condividere al buio della sala cinematografica. Un viaggio nell’ignoto da fare insieme. Perché il viaggio è la metafora della vita vissuta intensamente.

Quale è stata la scena più difficile da girare?

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Sicuramente quelle in acqua, con carri armati e mostri giganteschi. Nel nostro western galattico c’è anche un tocco alla James Bond, perché Pedro Pascal affronta questi rivali con una certa ironia alla 007, che lo rende umano. Me l’hanno insegnato Lucas e Scorsese: anche nelle scene d’azione e di grande suspense deve fare capolino un aspetto, un particolare intimo del personaggio