Grom in Italia, e nel mondo, non è solo un nome, ma un vero e proprio simbolo che rimanda a un semplice e gustoso alimento: il gelato. In realtà, l’imprenditore Federico Grom, torinese classe 1973, cofondatore del marchio, insieme a Guido Martinetti, nella sua vita di cose ne ha fatte. Con una laurea in Economia, già da giovanissimo ha ricoperto cariche importanti, prima come consulente e poi come direttore finanziario, a soli 27 anni, per una «piccola multinazionale».
Nel 2003, insieme a Martinetti ha fondato Grom, riscontrando subito un grande successo: «Io e Guido abbiamo iniziato investendo 32.500 euro a testa» e dopo dodici anni sono riusciti ad aprire circa cento gelaterie. Poi è arrivato il 2015 e Grom è stata ceduta alla multinazionale britannica Unilever, nella quale sia Federico che Guido hanno continuato il loro percorso per qualche anno. Ma i due imprenditori si sono sempre distinti per la volontà di mettersi in gioco, approdando su altri mercati come quello del vino (già caro a Martinetti) o dell’edutech. Nel 2024, il destino ha riportato i due nuovamente al gelato, questa volta a fianco del pilota di Formula 1, Charles Leclerc, lanciando LEC, un nuovo prodotto ipocalorico approdato anche a Roma.
Gelato senza rimpianti
Il prodotto è stato presentato durante una colazione al The Social Hub, in via di scalo San Lorenzo. Un prodotto nato per caso: «Dopo aver ceduto la società a Unilever io e Guido eravamo convinti di non tornare più nel mondo del gelato», ha spiegato Federico Grom, parlando della «prima parte della nostra vita, che è stata fortunata». Una vita che è continuata con esperienze come l’azienda agricola Mura Mura, oppure con l’hotel Le Marne Relais. Ma qualcosa un giorno è cambiato: «Ero a pranzo con il mio amico Charles Leclerc (pilota di Formula 1) — ha continuato Grom — che mi ha fatto una richiesta: “aiutami ad aprire una gelateria a Monaco, è un mio sogno».
Il pilota, infatti, è un grande amante del gelato e l’imprenditore torinese ha colto la palla al balzo per avviare un nuovo progetto. «Pensando alla sua richiesta — ha raccontato Federico Grom — gli ho proposto di puntare su un prodotto da vendere nei supermercati, magari per sportivi». Ma come farlo? Lo stesso Leclerc ha dato lo spunto: «Lui ci ha detto di adorare il gelato, ma di sentirsi in colpa a mangiarlo perché ogni chilo che prende sono centesimi di secondo in meno in pista. Quindi abbiamo deciso di puntare su una soluzione che fosse ipocalorica. Il nostro standard, al momento, è di non avere più di 399 calorie per barattolo».
Ecco che nasce LEC, composta da Federico Grom, Guido Martinetti, Charles Leclerc e Nicolas Todt (che ha aiutato il pilota ad approdare in Formula 1), tutti soci al 25%. Nella squadra si è unito anche Diego Pacifici, come Chief Marketing Officer. Ma come si fa a ridurre le calorie in un gelato? «Si cerca di sostituire i grassi (9 calorie per grammo) con le fibre (2 calorie per grammo). Questo è un processo complesso, soprattutto con i gusti molto articolati». A differenza di Grom, LEC ha anche una struttura produttiva differente: «A differenza di prima, facciamo produrre a terzi il nostro gelato. In particolare, ad una società svizzera con sede in Italia specializzata nel settore». Il prodotto è stato lanciato nel 2024 ed ha già riscosso un certo successo nel Centro-Nord italiano, e in Francia. «A Roma siamo arrivati adesso perché la distribuzione è molto concentrata ed è più difficile entrare nei supermercati», ha spiegato Grom. Nel Sud Italia il mercato è meno favorevole.
Alcuni dei gusti di LEC presentati al Social Hub di San Lorenzo, a Roma
Gli inizi a Torino e l’incontro con Martinetti
Ma l’imprenditore torinese non ha fatto soltanto gelati nella sua vita, anche se ha sempre avuto le idee chiare “su cosa volesse fare da grande”: «Sicuramente l’imprenditore, da sempre. Ce l’avevo dentro — ha affermato Federico Grom —. Dopo essermi laureato in Economia e Commercio ho fatto il consulente. Poi — ha continuato —, già molto giovane ho cominciato a fare il manager: ero direttore finanziario a 27 anni in una piccola multinazionale. Ho sempre avuto quello spirito. Dopo tre anni, sono diventato anche direttore responsabile delle acquisizioni del gruppo in Europa. Poi sono stato assunto come direttore generale di una società di logistica in Italia». Si ferma un istante: «Sinceramente, mi è andata bene. Ho avuto una bella carriera e persone che hanno creduto in me».
Una carriera fondata sulla voglia di fare e sperimentare: «Ho sempre avuto un certo spirito di autonomia, anche lavorando in azienda (Grom). Sono sempre stato un battitore libero contro il sistema, contro le decisioni, magari prese dall’alto, che non condividevo. Chissà, forse non ero adatto a fare il manager». Ma la carriera di Federico Grom ha avuto una svolta dopo un incontro che gli avrebbe cambiato la vita: quello con Guido Martinetti. «Ci conosciamo fin dal liceo, ma in realtà all’inizio non credo ci stessimo particolarmente simpatici. Almeno non ci frequentavamo molto — ha raccontato scherzosamente l’imprenditore torinese —. Caso ha voluto che ci trovassimo insieme al militare. Dormivamo in caserma uno di fianco all’altro e a quel punto sono cadute le maschere di insicurezza, tipiche dei ventenni. Grazie a quell’esperienza ci siamo conosciuti, apprezzati e siamo diventati amici».
Un periodo che ha cementato un rapporto, diventato poi il motore di una carriera imprenditoriale costruita insieme: «Durante il militare noi eravamo un po’ più grandi rispetto agli altri. Ricordo che c’era un ragazzo più giovane che dormiva insieme a noi, ma era lì da prima. Mi chiamava dottore perché ero laureato. Questo ragazzo faceva spesso casino, ma ci rispettava in quanto più anziani e riuscivamo a mandarlo da qualche altra parte, così potevamo rimanere a parlare tranquilli». Grom e Martinetti sono entrati in società cinque anni dopo.
Diego Pacifici (a sinistra) e Federico Grom (a destra) durante la presentazione a Roma
Grom e la rivoluzione del gelato
Ma com’è nato Grom? Federico ha seguito il percorso dell’economia aziendale, mentre Guido ha studiato agraria, cominciando poi a produrre vini. Quindi perché nel 2003 hanno deciso di investire proprio sul gelato? «Guido è sempre stato molto goloso e girava mezza Torino per comprare un gusto da una parte e un gusto dall’altra. Un giorno ha letto un articolo di Carlo Petrini, fondatore di Slow Food, nel quale sosteneva che “non esistesse più il gelato come quello di una volta”, basato sulle materie prime.
A quel punto si è illuminato e mi ha proposto di provare a farlo noi il gelato», come si faceva una volta.
Un’intuizione che si è rivelata vincente. «All’inizio era veramente solo un’idea abbozzata, che ho trasformato in un business plan che prevedeva l’apertura di sei negozi in cinque anni. A quel punto ci siamo detti: “rischiamo”, ma in realtà non avevamo niente da rischiare. Venivamo entrambi da famiglie della media borghesia degli anni settanta che ti permetteva di stare bene. Oggi non è più così purtroppo».
Ma due giovani neofiti del settore come sono riusciti a scavalcare tutti i concorrenti del mercato? A Federico Grom scappa una risata: «Semplicemente non ce ne stavano. Quando abbiamo iniziato, il mondo del gelato in Italia sembrava più che maturo, ma di un prodotto di scarsa qualità. Quando abbiamo aperto l’attività, alla cieca, il nostro gelato era enormemente più buono rispetto a tutti gli altri, quindi la gente si è messa in coda in modo naturale. Inoltre, nel 2003 la reazione del mercato era molto più lenta. I primi competitor sono arrivati dopo otto anni», ma a quel punto Grom era diventata un punto di riferimento del settore. «Avevamo già aperto negli Stati Uniti, in Francia e in Giappone».
Unilever e il lavoro di papà
Nel 2015, però, Grom è stata ceduta alla multinazionale britannica Unilever. «È stata una scelta ponderata che abbiamo maturato insieme io e Guido. Per quanto mi riguarda anche per una serie di concause non indifferenti. Proprio nel 2015, mia moglie è rimasta incinta. In quel momento il mio status è profondamente cambiato: da figlio a padre. Questo ha mutato il mio approccio alla proposta di Unilever: probabilmente avrei rifiutato, ma non ero più solo, stava per arrivare un bambino di cui avrei avuto la responsabilità. Quindi, la negoziazione è iniziata in un modo, in cui loro avrebbero dovuto potenzialmente acquisire una minoranza della società, ma poi abbiamo ceduto tutto. Ci siamo guardati negli occhi e abbiamo detto: “va bene, facciamolo”».
Grom è rimasto in Unilever per quattro anni, un periodo che ha descritto come «l’intervallo del Superbowl». Come detto, l’imprenditore torinese non ci ha messo molto a reinventarsi, cambiando settore e sperimentando nuovi ambiti. Ma tra tutti, qual è quello che lo rappresenta meglio? «Non voglio essere banale, ma quello che mi appassiona di più, quello che mi preoccupa di più e quello che mi entusiasma di più è fare il papà. È la cosa più emozionante che c’è, più di avere 100 negozi, ma anche parecchio più complicato, perché non c’è regola».
Un impegno che Federico Grom mette al centro, nonostante il lavoro: «Ho deciso di diventare tardi papà perché prima l’attività imprenditoriale non mi permetteva di essere un padre presente. Noi tutti ci riferiamo ai nostri genitori, ed io ho avuto un papà molto presente, che è stato un grande esempio e volevo essere come lui. Ovviamente non sempre riesco. Da poco sono andato via per una trasferta in Brasile, quando sono rientrato mio figlio mi ha subito chiesto: “papà mi sei mancato tanto, ma perché devi andare subito a Roma?”. Vado, è vero, ma poi ritorno e trovo il tempo per stare con lui».
Il futuro con LEC
Insieme a LEC è partita una nuova avventura. Durante la presentazione Grom e Pacifici sono stati trasparenti: «Al momento siamo in perdita, ma puntiamo a fare il 20% in più rispetto all’anno scorso». In questa idea, però, l’imprenditore di Torino ci crede: «Unire bontà e benessere credo che sia un trend che nel futuro approderà anche su altri prodotti. È necessario in qualunque ambito. Credo che le fibre come ingrediente saranno un trend del futuro, non solo qui e non solo nell’ambito del gelato. Credo che accadrà nelle bibite gasate e in molti altri ambiti». Tornando a fare gelati c’è un po’ di competizione con Grom? «In realtà no, ormai Grom fa 9 miliardi. Inoltre ho un ottimo rapporto con il loro amministratore delegato». Ultima cosa, ma non la meno importante, il suo gusto preferito. «Di LEC? Probabilmente il cioccolato». Ma qualsiasi esso sia, su una cosa Federico Grom è sicuro: «Quando mangi il gelato devi godere».
Ultimo aggiornamento: sabato 23 maggio 2026, 05:00
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