amarga navidad

Leonardo Sbaraglia è Raoul in Amarga Navidad, ultimo film di Pedro Almodovar. Nei cinema

UNA REGISTA DI SPOT PUBBLICITARI, con un passato di cinema underground, comincia a scrivere una sceneggiatura per un nuovo film. Lo fa per poter così elaborare il lutto della morte della madre e del figlio di un’amica. Lei stessa però è il personaggio di una sceneggiatura di un altro regista…

Amarga Navidad (Natale amaro), il nuovo film di Pedro Almodóvar, è un’inattesa sorpresa di grande (meta)cinema. Coloratissimo, vitale, a tratti struggente, si muove tra passato (il 2004) e presente (2026). I nomi dei personaggi secondari possono cambiare con la stessa facilità con cui cambiano gli eventi, gli abiti, i luoghi. E con la velocità con cui può cambiare uno sguardo sulla realtà… Da non perdere!

Madrid, 2004. Elsa (Bárbara Lennie) è una regista di spot e shooting pubblicitari ricca e famosa. Ha due film di culto da regista alle spalle, ma, dopo i flop commerciali al botteghino, non si dedica più al cinema. Convive con Bonifacio (Patrick Criado), pompiere e stripper nel tempo libero. La donna soffre di emicranie terribili e di improvvisi e inspiegabili attacchi di panico. La perdita della madre e quella del figlio di una cara amica (Milena Smit) spingeranno Elsa a tornare a scrivere un copione forse per affrontare il lutto. Elsa è in realtà, a sua volta, il personaggio della sceneggiatura di un altro regista, il celebrato autore spagnolo Raúl Rossetti (Leonardo Sbaraglia), sessantenne gay in crisi professionale. L’uomo, dopo una lunga assenza dai set, sta infatti scrivendo il suo nuovo copione

“Amarga Navidad” è il nuovo, struggente e spiazzante mélò metacinematografico di Pedro Almodóvar- immagine 3

Barbara Lennie (a destra) e Milena Smit

Dopo l’autobiografico Dolor y Gloria (2019), Pedro Almodóvar torna a raccontare frammenti intimi e personali di vita e di cinema, di crisi e rinascite. Stavolta mette a fuoco la creazione delle storie e dei personaggi di una sceneggiatura. La “vampirizzazione” delle vite e dei dolor degli altri. Un affresco suggestivo e destabilizzante dell’arte che imita la vita e del cinema come esorcismo delle sofferenze.

Alcune opere recenti dell’autore spagnolo si avvicinavano un po’ troppo alla maniera. Amarga Navidad è invece uno dei film più potenti e spiazzanti di Almodóvar. Un’opera che ci interroga continuamente sul valore del cinema, delle storie, dello scambio incessante tra vita in arte e finzione melodrammatica. Nel film le uniche forme di messinscena visiva che non “offendono” nessuno sono la consolatoria pubblicità e uno spogliarello maschile sul palco di un club.

Rimanda in parte a 8 e ½ di Federico Fellini, a Il ladro di orchidee di Spike Jonze, ma anche al libro L’ultimo sogno dello stesso Almodóvar (il capitolo eponimo sulla scomparsa della madre e quello dal titolo Natale amaro). E ai racconti Finzioni di Jorge Luis Borges. Infine al fumetto L’Acchiappastorie degli artisti argentini Alberto Breccia e Carlos Trillo. In quest’ultimo un narratore divorava letteralmente le vite degli altri per ri-metterle in pagina. Per dirla con Enrico Ghezzi: «Tutta la comunicazione è pubblicità se non è amore».

Strepitosa la sequenza senza dialoghi in cui – sulle note della canzone La Llorona di Chavela Vargas – si alternano campi e controcampi sui volti sofferenti di due amiche e quello puro e innocente di un bambino. È il figlio di una delle due, al contempo felice per un giocattolo nuovo tra le mani e perplesso per il dolore indecifrabile delle donne…

Chi ha scritto/sta scrivendo la nostra vita?

“Amarga Navidad” è il nuovo, struggente e spiazzante mélò metacinematografico di Pedro Almodóvar- immagine 4

Una scena del film girata a Lanzarote