Lettera della tennista alla figlia Skai: “Ti scrivo perché un giorno tu possa capire perché tuo padre è così importante e perché il suo ultimo Roland Garros è un momento così bello”


Rebecca Saibene

Giornalista

23 maggio 2026 (modifica alle 13:44) – MILANO

Una ragazzina ucraina che vede in tv un tennista francese dai colpi impossibili e il suo volto stampato sul cartoncino di una racchetta Prince. Un caffè che doveva durare poco e finisce per trasformarsi in un’intera giornata a passeggio per Parigi. E poi un trucco di magia improvvisato per strappare un bacio. La storia d’amore tra Elina Svitolina e Gael Monfils sembra uscita da una commedia romantica, ma ci ricorda come, a volte, anche la realtà possa assomigliare a una favola. E nella lunga lettera scritta alla figlia Skaï, Elina Svitolina racconta così il protagonista: Gaël Monfils, al passo d’addio con il Roland Garros, un funambolo capace di accendere gli stadi, ma anche un marito, un padre, “il miglior mago”. Una lettera d’amore affidata e pubblicata da The Players’ Tribune che è anche il ritratto più intimo del tennista francese: “Cara Skaï, tra pochi giorni accadrà qualcosa di davvero speciale, proprio qui a Parigi. Hai solo tre anni, quindi sei ancora un po’ troppo piccola per capirlo. Ma ti scrivo questa lettera nella speranza che un giorno leggerai i pensieri di tua mamma e allora capirai. Capirai perché tuo padre è così importante per tante persone in tutto il mondo. Capirai perché la sua carriera è stata così straordinaria… e perché il suo ultimo Roland Garros è un momento così bello”, inizia Svitolina. 

il mago—  

Per raccontare Monfils, scrive Svitolina, bisogna lasciare da parte statistiche e spiegazioni: “Con tuo padre è semplicissimo. Puoi mostrare a qualcuno un suo singolo punto, persino un singolo colpo… e subito capirà”. Perché il francese, secondo la moglie, riusciva in qualcosa che pochissimi sportivi sanno fare: “Riusciva a far provare qualcosa alle persone. Come quando a un concerto c’è una canzone perfetta, o al cinema c’è una battuta perfetta”. Non il più continuo, nemmeno il più vincente, ma Monfils, secondo Svitolina, era quello capace di rendere il tennis spettacolo, di togliere il fiato. “Nei momenti migliori il tennis è anche magia. E tuo padre era il miglior mago”. 

l’amore—  

La parte più irresistibile della lettera è però il racconto della loro storia. Da giovane tennista in Ucraina, Elina conosce Monfils solo attraverso la televisione e quella racchetta Prince esposta nel negozio del centro sportivo. “Se mi avessero detto che avrei sposato il ragazzo sulla confezione avrei risposto: quella racchetta è troppo pesante, e poi non ci credo”. Si incontrano davvero soltanto nel 2017, a New York, su un campo di allenamento: “Ma ero molto timida, quindi ci siamo limitati a un saluto”. Svitolina un anno dopo vince le Finals a Singapore, vola a Parigi per festeggiare e pubblica alcune foto. Monfils le scrive su Instagram, si vedono con amici, ma lui le parla a malapena per tutta la serata. Alla fine però la accompagna al taxi e le propone un caffè il giorno seguente. “È difficile dire se fosse ufficialmente un appuntamento, gli uomini possono essere vaghi su queste cose”. Doveva essere un’uscita veloce, improvvisata, finisce per diventare una giornata intera a passeggio per Parigi. “Ok, forse era davvero un appuntamento”. E va alla grande: “Avevamo così tanto in comune, essendo entrambi immersi in una vita frenetica nel mondo del tennis, ed è stato bello poter parlare in modo sincero di quella realtà. Penso che si impari molto su una persona dal modo in cui sa ascoltare, e tuo padre in quel momento è stato un ascoltatore davvero gentile. Mi sembrava di potergli dire qualsiasi cosa”. Prima di salutarsi, Monfils tira fuori un mazzo di carte. “Va bene Elina, ora ti faccio vedere un trucco di magia. Cosa mi dai se indovino la tua carta?”. Lei risponde d’istinto “un abbraccio”, poi si corregge imbarazzata: “Un bacio sulla guancia”. Naturalmente Gaël indovina la carta. Qualche settimana dopo, scrive Svitolina, “praticamente vivevamo già insieme”. Tre anni più tardi il matrimonio.

fuori dal campo—  

Per molti Monfils è il giocatore sempre sorridente, lo showman capace di incendiare il pubblico. “Fuori dal campo è molto diverso. È piuttosto complesso”, scrive Elina. Riflessivo, più silenzioso. La creatività usata nel tennis oggi la riversa nella famiglia: giocando con la figlia, leggendo storie prima di dormire, studiando per il futuro e non mancando mai di supportare sua moglie: “A volte il conforto di cui avevo bisogno non era poi così poco. Solo pochi mesi dopo il nostro matrimonio, quindi nelle prime fasi della mia gravidanza con te, c’è stata un’invasione su vasta scala dell’Ucraina. Non solo è il mio Paese d’origine, ma è anche il luogo in cui si trovava la mia famiglia in quel momento”. In un mondo in cui i tennisti, ammette, imparano a convivere con la solitudine, Monfils in quel periodo le ha dato la sensazione opposta: “Mi ha fatto sentire parte di una squadra”. Nel finale, la lettera smette di parlare di tennis e si concentra sui giudizi subiti da Monfils: “Purtroppo, credo che uno dei motivi per cui tuo padre ha una personalità così nobile e una visione così umana sia che ha dovuto affrontare molte difficoltà nella vita — soprattutto in quanto uomo di colore in Francia e in uno sport come il tennis”. Svitolina racconta che “Quando aveva meno di 10 anni, in certi club non lo facevano entrare a causa del colore della sua pelle”. E pensa alla figlia: “Quando penso alle esperienze che vivrai tu come bambina di razza mista, e poi come donna di razza mista, so quanto sono grata che Gaël sia tuo padre. Non c’è nessuno di cui mi fidi di più per aiutarti a muoverti nel mondo”. 

Sinner RE di Roma: abbonati alla Digital Edition + Poster Prima Pagina a 4,99€/mese

identità—  

Infine, Svitolina si concentra sulle pressioni subite dal marito perché cambiasse stile, diventasse più serio, più “efficiente”, magari abbastanza da vincere uno Slam. Ma per Svitolina “La vita non consiste solo nel sommare risultati. Riguarda chi siamo e chi diventiamo lungo il percorso”. Il lascito di Monfils quindi non sta soltanto nei numeri — Svitolina cita i 13 titoli Atp, i 21 anni consecutivi con almeno una vittoria Slam, le quattro partecipazioni alle Olimpiadi rappresentando la Francia, il titolo a 38 anni, che lo ha reso il giocatore più anziano nella storia del circuito a vincerne uno — ma nell’essere rimasto sempre fedele a sé stesso. “Spero che la gente dica: Gaël Monfils, non ce n’è stato un altro come lui. Gaël Monfils, ha significato tantissimo per il tennis… ma anche qualcosa di molto più profondo del tennis. Gaël Monfils, è rimasto fedele a se stesso”.