Mezzapesa ha trascorso un anno intero a fianco di Fabio Rizzo. Un anno di vita quotidiana, di conversazioni, di viaggi, di studio, di palchi e di silenzio. Il risultato non è un’agiografia, né un biopic plastificato e innocuo, ma il ritratto autentico ed emozionante di un artista che non teme di mostrare la propria vulnerabilità. Come diceva Goethe , ma pure Tony Stark, alias Iron Man, «Noi siamo i nostri demoni».

Ci sono gli esordi su MySpace, l’incontro con Guè (ai tempi Il Guercio), l’ingresso nella Dogo Gang, la nascita di Roccia Music. C’è il mitico Berlin Café di Milano in via Gian Giacomo Mora, il luogo dove è nato il rap italiano, a cui Marra ha dedicato la canzone I ragazzi dello zoo del Berlin. C’è Deleterio, Piermarco Giannotti, produttore storico e spalla creativa, e c’è Paola Zukar, la manager che lo ha accompagnato in ogni stagione, intervistata nel film. E poi c’è Jacopo Pesce, il discografico, e c’è Mirko Rizzo, suo fratello, e c’è Rame. Personaggi reali che abitano la storia di Fabio come comparse di un romanzo di formazione che ha la Barona come unico e inamovibile scenario.

Poi c’è Matteo Mancuso, storico collaboratore e proprietario del Berlin Café, il locale che ha visto nascere il rap italiano e che nel film è molto più di una location: è un personaggio. . E c’è Ale Marz, storico collaboratore, produttore di Noi, loro, gli altri insieme a Zef. Il film usa magistralmente i videoclip e i materiali d’archivio , da MTV TRL Live alle immagini dell’archivio personale di Marra, dalle teche Rai a RTL 102.5, da Universal Music Italia a Vice, costruendo una narrazione per strati, come le rime di Fabio, sempre almeno a doppio senso.

Foto di Andrea Tafel