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Stefania Ulivi, inviata a Cannes

Tra gli attori in pole position Javier Bardem per «El ser querido», e le attrici Virginie Efira e Sandra Hüller. O la francese Léa Seydoux

Poche ore ancora e il palmarès di Cannes sarà svelato dal palco del Gran Théâtre del Palais du Cinema. Su cosa avrà trovato un accordo la giuria, assai composita, guidata da Park Chan-Wook (la prima volta di un regista sudcoreano) con personalità come Demi Moore, Stellan Skarsgård, Chloé Zhao, Paul Laverty, Ruth Negga?
Il titolo che più ha messo d’accordo la critica internazionale — ma, ricordiamolo, le logiche delle giurie spesso seguono percorsi del tutto eccentrici — è Soudain (All’improvviso) di Ryusuke Hamaguchi. Costruito intorno ai dubbi e le battaglie della Marie-Lou di Virginie Efira, direttrice di una casa di riposo decisa a introdurre un metodo di cura all’insegna della dignità e dell’ascolto, per riempire di vita anche la fase finale di quelle degli anziani ricoverati. Gioca un ruolo centrale una regista teatrale (Tao Okamato) appassionata dell’esperienza di Franco Basaglia.

Difficile resti fuori dai premi Fatherland di Paweł Pawlikowski sul viaggio di ritorno, dopo sedici anni di esilio, di Thomas Mann e della figlia Erika nelle due Germanie del 1949, divise dalla guerra fredda ma ancora unite dalle macerie del nazismo con una Sandra Hüller che, ancora una volta, ha conquistato critica e pubblico.



















































In pole position anche Minotaur, sulla vita apparentemente serena che vira sul thriller, del piccolo oligarca Gleb nella Russia del 2022, durante le prime settimane dell’invasione in Ucraina, che il regista dissidente Andreï Zvjagincev ha girato a partire dal classico di Chabrol La femme infidèle.

Ha convinto anche il film Fjord di Cristian Mungiu sul conflitto tra microcosmo familiare e apparato statale in tema di metodi di educazione dei figli in un sonnolento paesino norvegese, con la coppia Renate Reinsve e Sebastian Stan.

Ottime possibilità anche per le tre facce diverse del cinema spagnolo contemporaneo (comunque vada per loro è stato un successo). Pedro Almodóvar è per la settima volta in gara a Cannes, dove ha vinto per la miglior regia (Tutto su mia madre) e sceneggiatura (Volver): con Amarga Navidad si è addentrato in un tema che conosce da vicino: dove finisce la vita e inizia il cinema? E che diritto ha il narratore di pescare dalle esistenze altrui? Due volte Leone d’oro, non ha mai vinto una Palma, per la cronaca. L’accoglienza dei critici è stata discordante.
Mentre sembra aver messo tutti d’accordo Javier Bardem. In El ser querido di Rodrigo Sorogoyan, è un regista con due Oscar all’attivo e una vita ricostruita a New York che torna in Spagna a girare un film, per cui scrittura la figlia con cui non ha rapporti da tredici anni. Un’interpretazione da premio, così come il cameo della moglie Penélope ha illuminato il film più atteso, La bola negra dei due outsider assoluti, Javier Ambrossi e Javier Calvo. Ha ricevuto l’applauso più lungo del festival, venti minuti di fila. Capiremo presto se tra gli entusiasti c’erano anche i giurati.

Tra gli attori, da segnalare anche le performance di Swann Arlaud in Notre salut di Emmanuel Marre. Si era già fatto notare in Anatomia di una caduta. Il suo ritratto di un piccolo burocrate, funzionario del regime di Vichy, al servizio del maresciallo Petain, ugualmente diligente nella selezione di una dattilografa e nella gestione dei treni per i deportati ebrei, ha riportato alla mente il celebre libro di Hannah Arendt, La banalità del male.

Tra le attrici, oltre a Virginie Efira (che era anche nel cast di Histoires paralleles di Farhadi), la stampa francese sponsorizza due attrici di casa: Léa Seydoux (con doppia prova, in Gentle Monster di Marie Kreutzer e L’inconnue di Arthur Harari) e Léa Drucker per La vie d’une femme di Charline Bourgeois-Tacquet.

In un’edizione di passaggio, con moltissimi autori per la prima volta in gara, è mancata Hollywood. E chissà se si troverà spazio tra i premi per il dramma familiare, dal tocco noir di James Gray, Paper Tiger, a cui non mancano i sostenitori. Così come per Hope che potrebbe candidarsi al Grand Prix Speciale della Giuria.

In quanto alla Caméra d’or per l’opera prima, potrebbe andare a La Gradiva, già vincitore della Semaine de la critique: scritto e diretto da Marine Atlan e girato tra Pompei e Napoli.

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23 maggio 2026 ( modifica il 23 maggio 2026 | 08:45)