di
Maria Volpe
Ecco i premiati sulla Croisette
E’ in corso la cerimonia di premiazione della 79esima edizione del Festival del Cinema di Cannes. La giuria presieduta da Park Chan-wook – e composta anche da Diego Céspedes, Isaach de Bankolé, Paul Laverty, Demi Moore, Ruth Negga, Laura Wandel, Stellan Skarsgård e Chloé Zhao – decreterà i vincitori. I titoli in corsa quest’anno sono 22 e non c’è nessun film italiano. Cerimonia condotta anche in chiusura dall’attrice e comica Eye Haidara. Barbra Streisand riceve la Palma d’oro ma è rimasta in America per i postumi di un infortunio.
Palma d’Oro Vince il film Fjord del regista rumeno Cristian Mungiu. Il film ha come protagonisti Sebastian Stan (di recente al cinema nei panni di un giovane Donald Trump in `The Apprentice´) e Renate Reinsve, protagonista l’anno scorso sulla Croisette con `Sentimental Value´) e racconta della famiglia Gheorghiu: una coppia rumeno-norvegese molto religiosa che si stabilisce in un villaggio all’estremità di un fiordo. Quando il personale scolastico scopre dei lividi sul figlio maggiore dei Gheorghiu, la comunità si interroga se la causa possa essere da attribuire all’educazione tradizionale impartita dai genitori.
Grand Prix Premio speciale della regia va al regista russo in esilio Andrej Zyyagintsev per il film Minotaur. Conosciuto dai cinefili per i film Leviathan e Loveless è tornato al festival dopo nove anni, un’assenza lunga e dolorosa durante cui è quasi morto a causa del Covid, che lo ha costretto a mesi in una clinica in Germania e a reimparare a muovere gli arti. Poi la guerra in Ucraina e la rottura con la Russia. Minotaur , definito una favola politica ambientata nella Russia del 2022 il film, che il regista ha girato in Lettonia per via della situazione politica, è un film denuncia.
- Premio Regia Anche qui un ex aequo: i registi spagnoli Javier Calvo e Javier Ambrossi vincono per La bola negra; e il regista polacco Pawel Pawlikowski per Fatherland
Il Premio della giuria va a The dreamed adventure di Valeska Grisebach. «L’avventura sognata» parla di un’archeologa che, a Svilengrad, una piccola città al confine tra Turchia e Bulgaria, accetta un accordo per aiutare una sua vecchia conoscenza cui gli è stata rubata l’auto.
Migliori attrici Virginie Efira e Tao Okamoto del film Soudain (titolo originale Kyū ni guai ga waruku naru), diretto dal regista giapponese Ryûsuke Hamaguchi. Anche qui un ex aequo come per i migliori attori. A consegnare i premi l’attore Pierfrancesco Favino che ha sfoggiato sul palco il suo miglior francese per presentare le vincitrici.
Miglior sceneggiatura a Notre salut di Emmanuel Marre. In Italia uscirà con il titolo «Un uomo del tuo tempo». Racconta l’epoca del governo di Vichy nella Francia invasa dai nazisti attraverso la figura di suo bisnonno. Marre ritirando il premio ha omaggiato i tecnici: «Sono loro, prima di tutto, a fare il cinema»
Isabelle Huppert consegna la Palma d’onore a Barbra Streisand (assente): “Non si nasce Barbra Streisand, lo si diventa”. «Nella mia scuola c’era un piccolo teatro che programmava film in bianco e nero: Fellini, Bergman, Kurosawa. Erano così potenti che li porto ancora nella mente. Da bambina avrei voluto essere un’attrice e ho avuto la fortuna di lavorare con grandi registi». Così Barbra Streisand in un videomessaggio durante la cerimonia
di premiazione del 79esimo Festival di Cannes
Migliori attori Emmanuel Macchia e Valentin Campagne vincono (ex aequo) la Palma per la Miglior interpretazione maschile per Coward di Lukas Dhont. Il film segue un giovane soldato che arriva al fronte belga durante la Prima guerra mondiale, convinto di dover dimostrare il proprio valore. Sul fronte incontra però un gruppo di uomini che, attraverso il teatro e la performance, cerca di creare un fragile spazio di libertà dentro la violenza del conflitto.
Miglior Corto a Para Los Contrincantes (Aux Adversaires), corto argentino, di Federico Luis. La storia, ambientata nel quartiere operaio di Tepito, segue un ragazzo che si confronta con il grande sogno messicano: diventare un campione di pugilato.
La Camera d’or (opera prima) è Ben’Imana , film ruandese, di Marie Clémentine Dusabejambo. La storia è ambientata nella Ruanda del 2012. Dopo il genocidio contro i Tutsi, vengono istituiti tribunali popolari per portare giustizia e riconciliazione. Veneranda, una sopravvissuta, è convinta della necessità di questi processi. Nonostante le pressioni, organizza incontri di discussione tra le vittime e le famiglie dei carnefici. Ma quando scopre dell’inaspettata gravidanza della figlia, deve confrontarsi con le proprie contraddizioni e con i lati oscuri del suo passato.
23 maggio 2026 ( modifica il 23 maggio 2026 | 21:44)
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