di
Enrica Roddolo

Jeff Landry ha incontrato il mondo del business e inaugurato la nuova Ambasciata a Nuuk fra proteste. L’ambasciatore in Danimarca, Ken Howery ammette: «Anno difficile per le relazioni, ma decideranno i groenlandesi»

Copenaghen – Dopo una settimana fra i ghiacci della Groenlandia contesa, torna negli Usa l’inviato speciale del presidente americano Donald Trump, Jeff Landry. E a Fox News ha detto di aver trovato un popolo che ama gli americani: «E’ stato fantastico». In realtà l’accoglienza davanti al nuovo consolato Usa inaugurato da Laundry non è stata idilliaca. 

Dimostrazioni e proteste non sono mancate. Come ha ammesso l’ambasciatore statunitense in Danimarca, Ken Howery, «è stato un anno difficile per le relazioni tra la Groenlandia e gli Usa», ma guardando al futuro Howery mette un punto fermo sul futuro dell’isola fra i ghiacci contesa dagli Usa del presidente Trump. «Il presidente ha escluso l’uso della forza, il futuro della Groenlandia spetterà ai groenlandesi che decideranno»



















































Una svolta dopo le avance a gamba tesa dell’inquilino della Casa Bianca che un anno fa aveva dichiarato l’interesse per le terre oggi parte del Commonwealth danese, facendo intendere che con un’azione di annessione o con uno scambio commerciale il futuro della Groenlandia doveva essere con gli Usa. 

Avance che aveva scatenato la reazione di re Frederik che aveva ribadito lo storico legame della Groenlandia con Copenaghen mettendo in bella evidenza l’orso dei ghiacchi del Nord, emblema di questo territorio, nello stemma reale. Poi, a febbraio pochi mesi fa il successore della regina Margrethe era atterrato a Nuuk, accolto si con calore dai groenlandesi. 

«E’ sempre bello tornare in Groenlandia. Grazie per il caloroso benvenuto». E ancora: «Volare sopra il Paese e vedere il paesaggio che si dispiega davanti agli occhi mi toglie sempre il fiato», aveva aggiunto il sovrano danese, figlio della regina Margrethe che tre anni fa ha abdicato. Era stato accolto dal premier groenlandese Jens-Frederik Nielsen, aveva pranzato alla Hans Egede house, storico edificio, il più antico del Paese e visitato una scuola, un’impresa e preso parte a un incontro al Katuaq Cultural Center prima di trasferirsi anche a Manitsoq a 150 chilometri dalla capitale, da dove si era quindi spinto sino all’Arctic training center dell’esercito danese a Kangerlussuaq. 

Anche perché non si può dimenticare che Re Frederik nel 2000 ha trascorso diversi mesi sull’isola, imparando anche la lingua locale. Senza scordare che ha dato nome groenlandese anche ai gemelli Vincent e Josephine. Dopo aver preso parte a un business forum l’inviato di Trump ha inaugurato il Consolato americano a Nuuk. «Per noi esiste una sola linea. È rossa, bianca e blu. Bisogna ricordare che l’apprezzamento del presidente per la Groenlandia è dovuto al fatto che la Groenlandia si trova proprio nell’emisfero occidentale», ha dichiarato Landry. Aggiungendo di vedere «incredibili opportunità» che potrebbero portare i groenlandesi «dalla dipendenza all’indipendenza». 

Intanto a Copenaghen il clima politico è rimasto a lungo avvolto nell’incertezza dopo le elezioni del marzo scorso: sono due mesi che si susseguono trattative tra le varie forze politiche per provare ad assicurare un governo al regno di re Frederik e della regina Mary. Al centro delle trattative politiche il moderato Lars Lokke Rasmussen ministro degli Esteri ad interim che ha presto parte in questi giorni al summit Nato ad Helsingborg in Svezia. Sul tavolo c’è l’ipotesi di un governo che metta assieme partito liberale, partito conservatore della gente, e l’alleanza liberale. Con un termine fissato a ieri per un tentativo di formazione di un nuovo governo di centro destra.

23 maggio 2026