Concepito nel 2023 come una versione one-design del fratello maggiore, le imbarcazioni all’opera in Sardegna non dipendono dal design ma solo dalla bravura dei velisti e da una messa a punto impeccabile

Maurizio Bertera

23 maggio – 13:09 – MILANO

La vela ha una miriade di classi (troppe, a dire il vero) che si basano su barche molto diverse tra loro ma riconducibili a tre mega-categorie: quella monotipo dove si corre in tempo reale su scafi perfettamente uguali; quella dove vengono fissati dei parametri ma che consentono di ‘giocare’ progettualmente restando nell’ambito degli stessi; quella dove l’unico canone da rispettare è la sicurezza – come per tutte le barche, sia chiaro – ma tutto il resto è consentito. Nell’ultimo caso, l’esempio perfetto è la gigantesca Ferrari Hypersail, destinata a tentare i record oceanici. Gli AC40 protagonisti della Preliminary Regatta in Sardegna e della successiva, a Napoli, dal 24 al 27 settembre 2026, sono invece una classe monotipo al pari di un 49er olimpico o del Diam 24, il trimarano utilizzato per il Tour de France a vela che al pari di quello ciclistico si corre a tappe. Quanto agli AC75 dell’America’s Cup, se da un lato hanno cambiato la storia del trofeo per la spettacolarità delle prove e la velocità del mezzo, dall’altro hanno mantenuto il concetto delle antiche classi metriche. Quindi come la gloriosa Azzurra dell’83 era stata disegnata in base ai parametri della classe 12 metri S.I,, Luna Rossa e le avversarie devono rispettare quanto stabilito nel regolamento, aggiornato nel settembre 2025. I parametri principali riguardano la lunghezza (20,7 metri lo scafo, 22,86 con il bompresso), la larghezza (5 metri), il peso (tra 6.876 e 6.944 kg), l’altezza albero (26,5 metri al massimo), la superficie velica (380 mq fra randa e vela di prua). In apparenza, sembra impossibile che in acqua si vedano differenze (talvolta notevoli) nelle prestazioni ma è esattamente come accade nella F1 automobilistica: la ‘mano’ del design team conta tantissimo. 

ac40 e ac75—  

Tutto questo è impossibile con l’AC40, concepito nel 2023 come una versione one-design del fratello maggiore, costruita da un solo cantiere nel mondo (il famoso McConaghy, in Cina), sempre in nome del rigore tecnico. Ma è una barca comunque velocissima: se Luna Rossa – nelle regate di Barcellona 2024 – ha toccato un incredibile picco di 55,2 nodi (102,23 km/h), le barche protagoniste a Cagliari arrivano a 50 nodi, nelle condizioni ideali. Niente di strano, perché su uno scafo – sempre dotato di foil come l’AC75 – lungo solo 11,8 metri e pesante due tonnellate, c’è una grande velatura che si serve di un albero di ben 18 metri. Il correre su barche identiche fa sì che le armi vincenti siano una messa a punto impeccabile (ma non complicata come necessita l’AC75) e soprattutto la capacità delle quattro persone in equipaggio. Gli italiani si sono trovati subito a loro agio: a Barcellona, hanno conquistato entrambe le regate create a contorno dell’evento ossia la Unicredit Youth America’s Cup e la Puig Women’s America’s Cup, riservate ai giovani (tra i 18 e i 25 anni di età) e alle donne. Non a caso, due protagonisti del successo sono a bordo dell’AC40 in testa alla classifica della Preliminary Race: il romano Marco Gradoni – che era il timoniere tra i ragazzi – e l’iseana Margherita Porro che si divideva il ruolo con Giulia Conti. La loro conoscenza dell’AC40, per ora, è superiore a quella di campioni che vantano un palmarès straordinario rispetto a loro ma devono ancora ‘ingranare’ su questo monotipo. E la sfruttano al meglio, facendo intravedere le qualità per un posto a bordo dell’AC75, che pareva riservato al duo Peter Burling-Ruggero Tita. 

il vantaggio dei defender—  

Ecco perché – fermo restando che è sempre meglio vincere che finire a poppa in qualsiasi regata – non bisogna confondere i due piani. La compattezza del team e la capacità dei velisti, ancora una volta, non basterà a conquistare la Vecchia Brocca, tanto più per il format a match race dove se una barca va meno veloce dell’altra – anche di pochi secondi su ogni lato – è spacciata, a meno di clamorosi errori tattici o di un calo improvviso del vento. La regata di flotta consente una maggiore possibilità di recupero rispetto a un duello. Altro aspetto da valutare: nonostante molti abbiano visto nel nuovo regolamento una serie di concessioni al defender neozelandese, sul fronte tecnico probabilmente hanno consolidato la loro supremazia. Gli AC75 in acqua a Napoli saranno gli stessi di quelli di Barcellona, con la possibilità di modifica in qualche aspetto. Niente rivoluzione quindi, il che rende più salda – a meno di sorprese – la posizione dei detentori che nell’edizione 2024 non solo avevano la barca più potente, reattiva e che stringeva meglio il vento, ma hanno una storica, micidiale capacità di migliorare la parte tecnica. Un passetto alla volta, inesorabilmente: lo conferma un albo d’oro che li ha visti aggiudicarsi cinque volte il trofeo e arrivare quattro volte in finale nelle dodici edizioni a cui hanno preso parte. Per i principali rivali (Luna Rossa e GB1) sarà quindi già un’impresa portare le rispettive imbarcazioni al livello della Taihoro di tre anni fa. Tanto più che le firme del nuovo regolamento sono quelle di Dan Bernasconi, il geniale progettista capo di Emirates Team New Zealand e Nick Holroyd che guida il design team di Athena Racing…