STAR WARS – THE MANDALORIAN AND GROGU. Nelle sale

Pedro Pascal si toglie la maschera del Mandaloriano, leggendario cacciatore di taglie, solo a metà film: dieci minuti per dare volto e muscoli a un personaggio che battaglia tra mostri intergalattici con l’aplomb di un lord inglese: compassato, lucido, controllato. Un outsider fuori di giochi di potere, tenero e volante, praticamente asessuato, duro da stendere anche per la peggior feccia dell’universo. Accanto a lui, il trovatello alieno Grogu, boccone prelibato per le più feroci creature multidimensionali benché dotato di poteri speciali legati alla Forza, il campo di energia mistico che regge la galassia di Star Wars. Un tipetto empatico, peloso, orecchiuto assai, insaccato in un saio mignon. Il superuomo mantellato affronta missioni impossibili per la Nuova Repubblica, la resistenza galattica in lotta con l’Impero e i suoi pessimi alleati. I due sono agli ordini della capitana Ward (Sigourney Weaver) che tratta Djarin come Miss Moneypenny tratterebbe 007: bastone e carota. 

Anche ai supporter imperterriti di Guerre stellari e dei suoi eroi non può sfuggire la particolarità di The Mandalorian and Grogu, prolungamento della celebre serie tv, di cui doveva essere uno o più episodi e terzo spin off della saga creata da George Lucas nel 1977, sviluppata nel tempo attraverso tre trilogie e due variazioni sul tema. È un film-ponte, di stampo televisivo, punto di congiunzione tra più generazioni di appassionati del fantasy iperbolico, connessione ideale per studiare nuove soluzioni nella trama e nel percorso dei personaggi. Il box office, gran visir dell’operazione, preme: tutti prevedono super incassi. Gli obiettivi di contenuto sono altri: creare prospettive, allargare la storia, far lievitare i personaggi e le loro psicologie. Con questi compiti, il regista Jon Favreau, 59 anni, che mise la firma ad Iron Man, sceglie di puntare su due personaggi simbolo: Din Djarin il Mandaloriano, guerriero mascherato, pressoché invulnerabile come Achille alla guerra di Troia, e il batuffolo Grogu che si esprime con vagiti da bebè nonostante abbia una certa età e sia di intelligenza superiore.

The Mandalorian and Grogu arriva a noi sette anni dopo l’ultimo film della serie, L’ascesa di Skywalker, che chiuse un po’ stancamente la terza trilogia del progetto Star Wars. Come sempre accade, anche in The Mandalorian c’è un intrecciarsi di storie, destini, dimensioni, vendette e pacificazioni. Il risultato è un western sci-fi, una ballata del guerriero pacifista, un survival movie con allarme sui disastri terrestri e l’oscurità delle alternative interstellari. Si parte dal finale della terza stagione della serie nella quale Din adotta formalmente Grogu, e, disgustato dalle guerre, si mette a precoce riposo. Din e Grogu vengono incaricati di salvare Rotta the Hutt, figlio di Jabba the Hutt, e di fornire informazioni sugli ufficiali imperiali nascosti nella galassia. Rotta è un ragazzone informe, una specie di enorme baco dotato di forza spaventosa, in cerca d’affetto, oppresso dal desiderio di compiacere i genitori, scappato via (e non rapito) per diventare il re dei lottatori in un’arena clandestina ai margini dell’universo. 

Il Mandaloriano – stessa tuta dall’inizio alla fine, stesso passo da videogame impigrito – lo salva eliminando orchi, belve e creature bizzarre. Din vola, salta, spara, usa spade e coltelli, si muove come Bruce Lee, danza in battaglia come Roberto Bolle, accarezza Grogu e lo protegge come un buon papà, viaggiando nello spazio con un’autista palmato. L’omone è integerrimo: spietato con i corrotti, amico dei deboli. Favreau è un nostalgico rimestatore del mito, prigioniero della CGI, bravo illustratore e poco innovatore sul piano dei contenuti. La morale è banale, ma il fuoco di Skywalker arde ancora nell’incendio digitale. Il Mandaloriano porta a compimento la sua missione e il film raggiunge (con qualche fatica) l’obiettivo: show show show! Niente di più, niente di meno.
STAR WARS – THE MANDALORIAN AND GROGU di Jon Favreau 
(Usa, 2026, durata 132’, Walt Disney Studios Motion Pictures Italia) 

con Pedro Pascal, Sigourney Weaver e le voci in originale di Jeremy Allen White e Martin Scorsese 
Giudizio: 3,5 su 5 
Nelle sale