Un ragazzo semisconosciuto, sorridente, che dribblava gli avversari come fossero birilli in una sera di fine settembre del 2019: così il popolo rossonero salutò . Oggi, invece, rischia di chiudersi nel modo peggiore possibile, tra fischi e panchina…

Non tutte le favole hanno un lieto fine. Alcune partono alla grande, sembrano destinate a durare per sempre e poi, piano piano, si consumano. A volte per un episodio, altre per una lunga serie di crepe che diventano impossibili da ignorare. La storia tra Rafa Leao e San Siro è andata più o meno così. Sette anni fa era iniziata con un ragazzo semisconosciuto, sorridente, leggero. Uno che dribblava gli avversari come fossero birilli in una sera di fine settembre. Oggi, invece, rischia di chiudersi nel modo peggiore possibile, tra fischi e panchina. A San Siro, Leao ha vissuto praticamente tutto. Il primo gol in Serie A, il primo in Champions, la prima fascia da capitano, lo scudetto vinto da protagonista, i cori della Sud, le notti europee. Leao è stato idolo, capopopolo, icona, sempre divisivo e mai banale. Difficile da capire. Il suo settimo anno al Milan, però, rischia di finire nel peggiore dei modi.