di
Valerio Cappelli e Stefania Ulivi

I voti dei nostri inviati ai protagonisti del Festival

Quando la coppia scoppia e ci si rispetta, volendosi bene. Ha fatto un film con l’ex, 18 anni insieme e due figli, e dice, Guillaume con Karma mi ha fatto il regalo più bello. Peccato sia anche nello sciagurato Roma Elastica (v.cap.)



















































Attesa alla cerimonia finale per la Palma alla carriera, ha aspettato si arrivasse a metà festival per comunicare che, su consiglio medico, avrebbe dovuto dare buca. Come, in realtà, molti avevano già scommesso avrebbe fatto

Prende e scappa, e non dà nulla. L’aveva già fatto a Sanremo con la pubblicità alle scarpe di cui è testimonial. Qui parla del suo film sulla passione per gli aerei, poi ridecolla senza se e senza ma, soprattutto senza parlare

Più che un festival, un’Operación Triunfo per lui. Riverito dai fan, omaggiato dalle star (Tilda Swinton felice cittadina della sua Almodovaria), venerato da tutti gli spagnoli: Penélope Cruz in primis che sogna di vederlo presidente. (s.u.)

Pochi si sono divertiti quanto lei, per la prima volta con un film in gara, a Un certain regard, Teenage sex and death at Camp Miasma. «Ci ho messo cento anni», ha commentato. E non se ne sarebbe più andata via. (s.u.)

Monica Bellucci: voto 8  

Capace di invecchiare senza inseguire modelli giovanili, uno stile basato sulla presenza. Tappeti rossi e strangozzi umbri fatti in casa, simbolo di bellezza, qui unica diva italiana. Ma in casa comanda sua figlia Deva (v.cap)

I capelli come una scultura, l’audace apertura con spalle scoperte e soprattutto, bocciata dalle dame sui social cannensi: non si va in giro a 92 anni, sul viale del tramonto, con le braccia nude. Effetto pelle squamata (v.cap.)

Non era annunciato ma i fedelissimi sapevano che, anche sorretto da due bastoni, ci sarebbe stato. Per sostenere l’amico Paul Laverty, giurato e ripresentare al pubblico il Terra e libertà del 1995. E dire la sua. Forte e chiaro. (s.u.)

Nel film è una presentatrice tv autocentrata, nella vita è una supernonna, il primo nipote, Akash, figlio di Naike (ma nomi normali, niente?) ha 30 anni. Fuori dai circoletti del cinema, fuori da feste e salotti, di corsa a casa (v.cap)

Thierry Fremaux: voto 4 

l direttore artistico dice che «voi italiani non ve la siete presa tanto per l’assenza di vostri film. Nanni Moretti non ha voluto aspettarci un anno, preferisce Venezia. Il cinema è religione, Cannes riunisce tutte le chiese». Spocchia irritante (v.cap)

Accanto agli Oscar ha messo una Palma alla carriera e divertito la Croisette con i suoi racconti da giovane nerd. E con l’annuncio del film su Tintin. Lo aveva promesso 15 anni fa a Spielberg: «Mi sarei sentito troppo a disagio con lui». (s.u.)

Se c’è una star che sa come fare tesoro di un festival è lei: si concede sui vari red carpet, regala un ricco rendez-vous con i fan e conquista ciò che le sta più a cuore: visibilità per il Displacement Film Fund, a favore dei registi sradicati. (s.u.)

Scoppia a piangere alla conferenza stampa. «I miei polmoni si erano riempiti di sangue. Sono stato operato da un chirurgo bravo come Tom Cruise». Però missione possibile sull’incontro ravvicinato con la morte (v.cap.)

Predica bene e razzola male. È in concorso con The man I love di Ira Sachs, che riporta d’attualità la tragedia dell’Aids. Ma ospite al galà amfAR per raccogliere fondi per la ricerca sull’Hiv, fa il superiore e non spiccica parola (s.u.)

Anche lei confessa il trauma vissuto sul set, quando, sbagliando, un medico le ha ipotizzato un aneurisma. Però che classe rispetto al regista danese operato, che ironia, che meravigliosa leggerezza (v.cap.)

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24 maggio 2026 ( modifica il 24 maggio 2026 | 07:40)