di
Marco Bonarrigo

Il danese in valle d’Aosta fa il vuoto con un perfetto lavoro di squadra e dà la scossa al Giro che oggi arriva a Milano. Per la prima volta è Maglia Rosa. Bettiol: «Lui e Pogacar sono di un altro pianeta»

Jonas Vingegaard si è preso la sua prima maglia rosa a 4.600 metri dal traguardo di Pila con la precisione e la disinvoltura del chirurgo impegnato in un intervento di routine. Il segreto di una sala operatoria è un’equipe in armonia: l’assistente belga Campenaerts ha preparato i pazienti/avversari nella prima parte dell’ascesa, l’anestesista americano Kuss ha sedato il leader Eulalio ai 10 chilometri, all’azzurro Piganzoli il compito di affondare il bisturi sugli altri in progressione. Dall’intervento però è uscito benissimo solo il chirurgo Vingegaard, tutti gli altri sono in prognosi riservata.

Dopo la rituale mozione degli affetti (bacio alla foto di moglie e figlia incollata al manubrio e poi alla fede al dito) Vingo ha blandito i cronisti. Giro già vinto, considerato che con il minimo sforzo gli avversari sono k.o.? No, il Giro è ancora lungo. In salita sembravi passeggiare, è stato tutto facile? Scherzate? Ero al limite (risate). A vuoto anche le domande di riserva. Dopo la gialla del Tour e la rossa della Vuelta, arriva la maglia rosa. Quale ti piace di più? Sono tutte belle. Belle e dure anche le montagne italiane, bravissimi i compagni di squadra, straordinario lo staff, caldissimo il pubblico. Fine della conferenza stampa. Trionfatore a Verbania, Alberto Bettiol aveva inquadrato così il momento storico: «Vingegaard e Pogacar pedalano su un altro pianeta, se provi a inseguirli ti fai solo male. Chi ha ambizioni di classifica scelga corse a cui loro due non partecipano».



















































La meravigliosa avventura rosa del portoghese Afonso Eulalio, perfetto sconosciuto al via dalla Bulgaria, è terminata ieri dopo nove giorni. Afonso ha ceduto le armi con onore: al traguardo a poco meno di tre minuti dal danese, conserva la seconda piazza e la maglia bianca di miglior giovane. Gli sarà difficile difendere entrambe, ma il ragazzino (simpaticamente ciarliero al contrario del danese) si è già guadagnato un contratto fino a quando deciderà di pensionarsi.

Vingegaard ha staccato di 49″ l’austriaco Gall che (montanaro alla vigilia di una settimana di grandi montagne) è il più serio candidato al secondo posto finale, mentre per il terzo gradino del podio scendono leggermente le quotazioni dell’olandese Arensman, salgono quelle dell’australiano Hindley, crollano le possibilità di O’Connor e Gee che non hanno la caratura del leader.

Giulio Pellizzari merita un discorso a parte, perché tattica, salute e morale del marchigiano sono indecifrabili. Brillante in Bulgaria, bastonato sul Blockhaus, malmenato da Vingo e poi caduto malato al Corno alle Scale, recuperato a cronometro, Giulio ha sofferto come un cane nella tappa di Verbania e ieri a inizio salita galleggiava in un’ultima posizione che faceva presagire il peggio (uscita di classifica e magari ritiro) ma lui non solo ha continuato a fare l’elastico con il gruppo dei big ma alla fine è arrivato assieme al compagno Hindley, combattendo la fatica con un rapportino sempre più leggero. Risultato, maglia bianca di nuovo a portata di mano, podio che non è più un miraggio.

«Succede che sono stato ancora male, davvero male di testa e di corpo. Devo ringraziare chi mi è stato vicino e mi ha aiutato a non mollare. Se supero senza danni la tappa di oggi a Milano, non mi pongo limiti: il mio Giro può ricominciare».

Vicinissimo a Giulio c’è il suo rivale, migliore amico e compagno di allenamenti, Davide Piganzoli. Promosso sul campo a primo assistente di Vingegaard, Davide è capace di lanciare il danese all’assalto e poi (qualità rara) di avere la forza di incollarsi alla ruota degli avversari arrivando al traguardo nelle prime posizioni. Pur essendo andato a spasso nelle cronometro per salvare la gamba, Davide è decimo in classifica a un paio di minuti da Pellizzari, lui ennesimo talento italiano ingaggiato (con ottimo salario) da un grande team per sacrificare le sue qualità al servizio di un fuoriclasse. Fino a quando non avremo un grande team nostrano la musica non cambierà. 

Oggi il Giro ritrova quella Milano da cui negli ultimi anni si è tenuto distante, con un circuito cittadino disegnato per i velocisti e per il pubblico. Il sogno è che con la metropoli dove la corsa è nata ed è arrivata decine di volte scoppi di nuovo l’amore.

La classifica generale del Giro d’Italia 2026

1. Jonas Vingegaard DAN (Visma-Lease a Bike) in 56h08’41”
2. Afonso Eulalio POR (Bahrain-Victorious) a 2’26”
3. Felix Gall AUT (Decathlon CMA CGM) a 2’50”
4. Thymen Arensman OLA a 3’03”
5. Jai Hindley AUS a 3’43”
6. Giulio Pellizzari ITA a 4’22”
7. Michael Storer AUS a 4’46”
8. Ben O’Connor AUS a 5’22”
9. Derek Gee CAN a 5’41”
10. Davide Piganzoli ITA a 6’13” 

24 maggio 2026 ( modifica il 24 maggio 2026 | 07:17)