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Erica Dellapasqua

I bambini in casa famiglia, il padre: «Catherine è sempre stata lucida e oggi è pronta a collaborare per il benessere dei nostri figli. È una persona piena di amore, sia come moglie che come madre»

«Catherine è sempre stata lucida e oggi è pronta a collaborare per il benessere dei nostri figli. È una persona piena di amore, sia come moglie sia come madre. Questa prova ci ha reso più uniti, più innamorati e più forti di prima». È un passaggio dell’intervista a Nathan Trevallion, il papà della «famiglia nel bosco», in onda questa sera 24 maggio a «Fuori dal coro», condotto da Mario Giordano, in prima serata su Retequattro.

L’uomo ha raccontato cosa sta succedendo: lui visita i figli, alloggiati nella casa famiglia di Vasto, praticamente ogni mattina, «sei giorni alla settimana», mentre la moglie Catherine «al momento ha due videochiamate a settimana. La settimana scorsa ha fatto un incontro protetto: un’ora piena di felicità e di amore, i bambini non abbracciavano la mamma dall’1 aprile, ora sono molto felici».



















































Catherine, invece, «sta passando momenti molto tristi, non avendoli con lei», ha aggiunto Trevallion, che spera nel dopo: «La prima cosa che faremo assieme sarà portare i bambini in spiaggia; dopo li riporteremo casa. Di giorno, se c’è tempo, andremo a vedere gli animali. Ricominciamo a vivere».

La vicenda, ricordiamo, riguarda la famiglia che vive nel bosco di Palmoli (Chieti). Un’intossicazione da funghi conduce genitori e bambini in ospedale e da lì – novembre 2025 – partono i controlli. Vengono allertate le forze dell’ordine e i servizi sociali. Seguiranno relazioni negative, sulle condizioni in cui vivono i bambini, che non frequentano la scuola, a su quelle dell’abitazione, giudicata incompatibile con le condizioni minime igieniche e di sicurezza. Viene così messa in dubbio la potestà genitoriale, fino alla separazione: per un periodo di tempo, la madre resta in comunità con i figli. Poi viene allontanata.

Il caso davanti al Csm

Il caso, diventato di risonanza nazionale, è infine approdato anche davanti al Csm. Dopo la presidente del tribunale per i Minorenni Nicoletta Orlandi, che aveva chiesto specifiche sull’ispezione del ministro della Giustizia Carlo Nordio per verificare che non avesse «sconfinato» rispetto alle legittime competenze, anche il presidente della Corte d’Appello dell’Aquila Bruno Schicchitano si è infatti rivolto al Csm interpellandolo sui poteri ispettivi esercitati dal ministro della Giustizia.

Nella lettera arrivata a Palazzo Bachelet il presidente Scicchitano spiega che è stato chiesto l’invio di copia dei fascicoli scaturiti dalle impugnazioni contro i provvedimenti emessi dal tribunale per i Minorenni di L’Aquila e, anche in questo caso, si chiede se la richiesta dell’Ispettorato Generale rientri o meno nel potere ispettivo del ministro della Giustizia. 

Del resto, della vicenda si è interessata anche la politica. Hanno fatto visita ai genitori il vicepremier Matteo Salvini e, più recentemente, Michela Vittoria Brambilla, presidente della commissione parlamentare per l’Infanzia e l’adolescenza: «Negli occhi di quei bambini si legge la tristezza – ha raccontato Brambilla -. Più tempo passano lontano dai genitori più si aggrava il trauma che è stato loro arrecato. Per forza di cose, questo grande errore fatto deve essere rimediato. Sono fiduciosa che possa risolversi presto».

La contro-perizia del nuovo legale dei genitori

C’è battaglia anche attorno le perizie che dovrebbero certificare le condizioni dei bambini e, in generale, dell’intero contesto.

Una istanza radicale di nullità per la consulenza tecnica d’ufficio è stata formalizzata dallo psichiatra Tonino Cantelmi e dalla psicologa Martina Aiello, consulenti tecnici di parte della famiglia Trevallion Birmingham. Il documento, depositato pochi giorni fa presso il tribunale per i Minorenni dell’Aquila dal nuovo avvocato della coppia anglo-australiana, è nei fatti una contro-perizia di 300 pagine con cui i tecnici di parte articolano «gravi criticità metodologiche e di contenuto che inficerebbero l’intero operato del consulente del Tribunale minorile», la dottoressa Simona Ceccoli, consulente tecnico d’ufficio incaricata di svolgere la perizia psicodiagnostica sui genitori e sui minori.

Il primo blocco di contestazioni investe direttamente i requisiti di speciale competenza previsti dalla normativa vigente in materia di minori. Secondo quanto riferito nella memoria, il ctu avrebbe eluso le richieste di specificare le proprie competenze cliniche nell’età evolutiva, ammettendo di svolgere compiti amministrativi e non di psichiatra presso la struttura di appartenenza e, di fatto, astenendosi dal compiere esami clinici diretti, ascolti tecnici o osservazioni della relazione tra genitori e figli.

L’intero impianto iniziale dell’ufficio risulterebbe inoltre compromesso da un «manifesto pregiudizio della dottoressa Simona Ceccoli», la quale avrebbe confermato l’ausiliaria nonostante quest’ultima avesse pubblicato sulla piattaforma social network Facebook «giudizi denigratori, svalutativi e connotati da aperta ostilità verso la coppia genitoriale prima dello svolgimento dei test».

Poi altri punti, dalla «sistematica chiusura della consulente d’ufficio davanti alle proposte di indagine dei periti di parte, ridotti al ruolo di testimoni passivi e privati di un reale spazio di interlocuzione scientifica» a un utilizzo «arbitrario delle fonti: l’ufficio avrebbe ignorato l’unica valutazione completa e multidisciplinare eseguita in ambito pubblico dagli specialisti della neuropsichiatria infantile della Asl Vasto, in provincia di Chieti, che certificava l’adeguato funzionamento cognitivo dei bambini, preferendo basarsi sulle relazioni descrittive e non specialistiche degli assistenti sociali e degli operatori della casa-famiglia».

Articolo in aggiornamento…


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24 maggio 2026 ( modifica il 24 maggio 2026 | 14:54)