Nella notte missili e droni hanno colpito Kiev, danneggiando anche lo stadio Valeriy Lobanovskyi. La tennista, dopo aver travolto la Selekhmeteva: “Un missile ha distrutto un edificio a soli 100 metri da casa dei miei genitori”

Pellegrino Dell’Anno

24 maggio 2026 (modifica alle 16:41) – MILANO

Per l’ennesima notte, Kiev si è svegliata con il rumore degli allarmi. E soprattutto delle bombe. Nella nottata tra ieri e oggi, un attacco missilistico e di droni si è abbattuto sulla capitale ucraina. Danneggiando tra le altre cose lo stadio Valeriy Lobanovskyi, che ospita le partite casalinghe della Dinamo Kiev. Vetri distrutti, ma nessun danno al campo, di fatto obbligando “solo” a posticipare l’inizio del match tra la squadra di casa e il Kudrivka. Con però un rafforzamento di security e di specialisti per assicurare la massima sicurezza a giocatori, lavoratori e spettatori: la priorità. La sorte per gli edifici cittadini è invece stata ben diversa. Come ha testimoniato, in lacrime, la n.15 del mondo Marta Kostyuk dopo la vittoria all’esordio al Roland Garros (6-2 6-3 alla spagnola Oksana Selekhmeteva): “Stamattina un missile ha distrutto un edificio a soli 100 metri da casa dei miei genitori. Un po’ più in là e non avrei più mia madre e mia sorella”.

incubo—  

Kostyuk non sempre si esprime in maniera così diretta, ma in questo caso l’emotività ha avuto la meglio. D’altronde ha visto una foto, inviata dalla madre dalla finestra di casa sua, di un edificio raso al suolo, con fuoco e fumo ad avvolgere tutto. “Oggi è stata una delle partite più difficili della mia carriera”, racconta, “ho passato parte della mattinata a piangere, e non sapevo come l’avrei affrontata. Sono contenta di aver giocato per prima, perché avessi giocato più tardi nella giornata non so come avrei reagito. Ma non voglio parlare di me, oggi il mio pensiero è tutto verso il popolo ucraino, che ogni giorno continua a lottare. Slava Ukraini”. Non è un caso che abbia chiuso con uno slogan nazionale, che sta per “gloria all’Ucraina”, un segno di lotta, utilizzato in maniera sempre più frequente dal 2022, anno dell’invasione russa.

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importanza—  

Per quanto, infatti, se ne parli sempre meno, anche all’interno dei circuiti Atp e Wta, il conflitto è assolutamente in atto. E le parole di Kostyuk ne sono un esempio lampante: “Penso che il circuito abbia un po’ dimenticato la situazione, ma io la vivo ogni giorno e mi sono abituata anche a questa dimenticanza. E uso la mia rilevanza, i miei discorsi per ricordare quello che succede”. Tutte le tenniste ucraine, d’altronde, a modo loro fanno sentire il sostegno alla propria nazione, sfruttando la propria eco internazionale. E Marta, classe 2002, tra le prime 15 del mondo, lo sa benissimo. Specie perché ha vissuto in prima persona, da teenager, gli inizi della guerra: “L’inizio della guerra su larga scala è stato il momento più difficile, perché non sai cosa sta succedendo. Tutta la mia famiglia era lì, eravamo in 17 in casa. Non era mai successo nulla di così vicino a casa della mia famiglia però, e questo rende l’episodio emotivamente più importante per me. Anche se nessuna persona che conosco è rimasta ferita o uccisa”. Lo dice con un sollievo sopito, ben consapevole del dolore che tanti suoi concittadini hanno provato, e stanno provando, proprio in queste ore: “Il popolo ucraino è il mio esempio più grande, non ho mai pensato di non giocare oggi, sapevo che in molti sarebbero venuti a sostenermi. Slava Ukraini!”.