Etihad Stadium commosso per il saluto di Pep, ma sono tanti i saluti (in lacrime) di giornata, da Salah a Robertson a Bernardo Silva
24 maggio – 19:22 – LONDRA
Lo striscione per questi 10 anni insieme, la Pep Guardiola stand, la tribuna che porterà il suo nome, per la prima volta aperta porta la capienza dello stadio sopra i 60mila posti. E lui teso come una corda di violino, disperandosi per gli errori e impegnato a dare le istruzioni ai suoi come se questa fosse la finale di Champions, non una partita con pochissime implicazioni per la classifica dell’ultima giornata di campionato. L’addio di Pep Guardiola al City è stata una festa all’Etihad Stadium, una che nemmeno la vittoria dell’Aston Villa (2-1 con doppietta nella ripresa di Ollie Watkins per rimontare il gol nel primo tempo di Antoine Semenyo) è riuscita a guastare. Pep, abbracciato virtualmente dai 60.332 tifosi come Bernardo Silva e John Stones, altre bandiere del City che si ammainano, se n’è andato a modo suo: tarantola a bordo campo, impegnato a capire la partita e come risolvere. Usando l’ultima goccia di quelle energie che è convinto di non avere più per continuare la sua avventura al City lunga dieci anni e 20 trofei. Gli ultimi, la Carabao Cup e l’FA Cup vinti quest’anno, erano ad aspettarlo all’ingresso in campo, come quella sua gigantografia che occupava tutta la tribuna opposta a quella delle panchine. Lui durante la partita ci ha messo la stessa tensione di sempre. Poi, dopo il triplice fischio, Guardiola si è finalmente goduto l’ovazione dei suoi tifosi, quelli che lo idolatreranno per sempre come meritano le leggende.
TOTTENHAM SALVO—
Missione compiuta. Roberto De Zerbi ha tenuto il Tottenham in Premier League, il sigillo sulla salvezza sotto forma di un gol carambola di Joao Palhinha, abbastanza per battere 1-0 l’Everton al Tottenham Stadium. Agli Spurs sarebbe bastato anche un pari, ma nell’abbraccio tra De Zerbi e Vicario al momento del gol c’è tutto il sollievo per il pericolo scampato. L’arrivo del tecnico italiano a inizio aprile è stata la svolta che ha ridato fiducia all’ambiente Spurs. Ne ha fatto le spese il West Ham, a cui non è bastato il 3-0 casalingo sul Leeds per evitare la prima retrocessione dal 2011. Risalire sarà complicato per gli Hammers, che in estate dovranno vendere per sanare i conti in rosso.
VERDETTI D’EUROPA—
Le squadre inglesi in Champions rimangono 5 (Arsenal, City, United, Aston Villa e Liverpool), perché l’Aston Villa prova a guastare la festa dell’Etihad vincendo nell’ultima di Guardiola e non scivola al quinto posto, che avrebbe spalancato le porte della Champions per la sesta. Non ha funzionato anche perché il Liverpool avrebbe dovuto vincere e invece fa 1-1 col Brentford ad Anfield nell’addio di Mo Salah, salutato da una standing ovation del suo stadio quando esce dal campo al 73’. Il Bournemouth, sesto dopo l’1-1 a Nottingham col Forest, sarà quindi in Europa League per la prima stagione nelle coppe della sua storia. Gli fa clamorosamente compagnia il Sunderland, neopromossa terribile che chiude questa sua sorprendente stagione in Premier addirittura al 7° posto dopo il 2-1 al Chelsea, decimo e fuori dalle coppe come il Brentford, che sognava un finale diverso. In Conference League ci va il Brighton, che nonostante il 3-0 incassato in casa dal Manchester United chiude davanti alle Bees per differenza reti (entrambe a 53 punti).
L’ULTIMO RECORD—
Bruno Fernandes intanto si regala un ultimo record. Il già eletto mvp del 2025-26 di Premier si prende anche in solitaria il primato di assist in una singola stagione, arrivando a 21 col passaggio che manda Dorgu in gol per il primo mattoncino del 3-0 dello United e Brighton. Staccati definitivamente Kevin De Bruyne e Thierry Henry, che erano arrivati a 20. È la ciliegina sulla torta di una stagione strepitosa per il capitano dei Red Devis, che ha trascinato i suoi al terzo posto e al ritorno in Champions.
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CAMPIONI—
L’ultima stagionale dell’Arsenal (qui il nostro focus sull’Arsenal campione) si è aperta scendendo in campo a Selhurst Park con i giocatori del Crystal Palace che hanno riservato ai neocampioni la guardia d’onore e si è chiusa col capitano Martin Ødegaard che ha sollevato il trofeo della Premier League, quello su cui i Gunners sognavano di mettere le mani da 22 anni. Ad Arteta non è bastato: “Ora che siamo arrivati a questo punto dobbiamo settare un nuovo standard e quel lavoro comincia oggi”. I trofei si vincono soprattutto così.
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