di Andrea Galli

Aveva solo 19 anni e viveva in uno studentato a Perugia. Scompare improvvisamente a gennaio dello scorso anno, viene ritrovato cadavere in un bed and breakfast. I genitori: «Non sapevamo nulla di lui. Abbiamo bisogno di trovare risposte. Perché l’hanno spinto a uccidersi?»

Aria umida dopo giorni di pioggia, istantanei blackout, piccole frane sparse. La contrada di Santa Liberata, scendendo dall’ordinato centro storico di Lanciano coi suoi turisti dei pellegrinaggi religiosi (tanti i ragazzi in gruppo); una chiesetta, la corta strada nascosta a sinistra sulla curva, giovani olivi, infine la villetta; sullo sfondo, colline verdi e il profilo della Maiella nella foschia. 
Qui è venuto grande Andrea Prospero; il papà, la sorella gemella e il fratello maggiore hanno una domanda, fra le tante, le tantissime, per gli inquirenti, mentre avanza il processo al netto dei silenzi dell’imputato, silenzi convinti, assoluti, reiterati. È il 19enne, l’imputato, che nel gennaio 2025 istigò Andrea al suicidio; ha in seguito patteggiato ma starebbe coprendo i complici, per fedeltà o terrore di vendette.

«Diteci chi era davvero Andrea» ripete il padre, il signor Michele, «noi quattro lo ignoriamo».



















































V’è l’insondabile, in ciascuno, impermeabile perfino per chi ci ha generato; loro, certamente, loro pongono questa premessa, son gente semplice e schietta, pratica e franca, sicché non girano in tondo, e mica ci credono che Andrea, pronto per il primo esame di Informatica da fuorisede all’università di Perugia (avrebbe voluto lavorare nella sicurezza cibernetica), abbia nascosto, depistato, recitato.
Abbiamo cercato di esplorare di nuovo tutti gli scenari. Daccapo.

Timidezza

A Perugia, Andrea, 19 anni, la maturità conseguita al liceo informatico, con rispetto senza infamia e senza lode, ma innegabile impegno, risiedeva in uno studentato insieme alla sorella Anna, dotata di una raffinata mano artistica, nella villetta le camere da letto al primo piano, il soggiorno e i corridoi al piano terra sono una sequenza di suoi dipinti; Anna studia Moda e sarà una stilista affermata.

Borsa di studio per entrambi i gemelli, nel primo anno d’università là a Perugia, i pranzi e le cene sempre alla mensa dell’università, insieme, a chiacchierare, poche centinaia di euro per gli extra, di solito derivate dalle mance dei parenti per Pasqua, Natale, i compleanni e gli onomastici. Regole chiare, in famiglia: si fa il massimo con quel che si ha, e zero drammi, i conti devono tornare, bello sognare ma fino a un determinato limite. Se Anna oppure Andrea avessero avuto dei ripensamenti, sul corso di studio, che peraltro avevano scelto con significativo entusiasmo, beh, bastava comunicarlo, avrebbero rimodulato il futuro, pace, erano già d’accordo così, con mamma e papà. 

In casa era/è buona prassi raccontarsi. 

In casa l’unica entrata è la pensione del signor Michele, un ex dipendente comunale, amato a Lanciano, un generoso, uno di cortesi maniere; non rare, giocoforza, le spese destinate a sostenere il primogenito Matteo, d’un anno maggiore rispetto ai gemelli, problemi di cuore dalla nascita, primo intervento a undici giorni, poi a cinque anni, poi stagioni e stagioni e stagioni impressionanti a Bologna di ricoveri e di attese.

Aspettando il trapianto

Oggi ha il cuore nuovo, Matteo, il cuore d’uno sportivo, questo soltanto si sa della provenienza, era una persona, un giovane, che correva e pedalava e nuotava; Matteo ha forza, ha carattere, diffonde tenerezza; ora è tirocinante per diventare perfusionista, pensate, il tecnico che in sala operatoria gestisce la circolazione sanguigna del paziente.

Matteo mostra dei video sul cellulare fatti insieme al fratello, giocano simulando una corsa, spingono una carriola intorno alla villetta tra il portico e il giardino: «Il mio Andrea era riservato, non dava confidenza, selezionava le amicizie, e quando era a casa da solo chiudeva a chiave la porta per precauzione, diffidente com’era».

La mamma, la signora Teresa: «Il mio Andrea anche quando studiava ogni riga fino all’alba ed era più che preparato, in classe non alzava la mano per offrirsi volontario; inoltre capitava che non rispondesse all’interrogazione per timidezza…».

Il papà: «Andrea usciva da scuola e davanti al cancelletto si fermava per lasciar passare quelli dietro. Perfino troppo attento al prossimo… Andrea…».

Anna è rimasta a Perugia. Una tosta. Esami. Lavoretti per mantenersi. Non ha pace: doveva accorgersi, doveva scoprire, doveva sentire… I gemelli vivono in uno stato loro, avvertono sensazioni che riguardano l’altro in anticipo, sicuro; ma succede a volte, soltanto a volte, non v’è niente di scientifico. Non ha colpe, Anna. Non ne hanno la mamma, il papà, il fratello maggiore, i quali a turno lasciano cadere frammenti di rimorso… Ma che potevano fare?

La polizia di Perugia: «Andrea sembrava avere un rapporto confidenziale via social solo con un interlocutore». Ovvero l’imputato, uno di Roma, tal Emiliano Volpe, 21 anni (segni particolari: non si fa riprendere dalle telecamere durante i processi, arriva in tribunale con cappuccio, occhiali da sole, sciarpa, non un centimetro di pelle del volto è visibile). A costui, Andrea «riferiva di soffrire per l’iscrizione all’università a Perugia, di non sopportare lo studentato». Il rapporto «risaliva al gennaio 2023». E in questo periodo «nel corso del quale hanno conversato tramite la chat di Telegram, l’argomento ricorrente era il suicidio».

Il suicidio? Andrea?
Ma prima: una frequentazione online già da due anni, hanno ricostruito gli agenti della polizia postale.
Due anni? Andrea?

I capelli, la pizzeria

Andrea sparì il 24 gennaio. Il corpo venne ritrovato il successivo 29. In via del Prospetto civico 1. Piano terra. In un monolocale del circuito dei bed and breakfast. Costo: 1.200 euro ogni venti giorni. I genitori: «Nessun movimento sul conto corrente, né in entrata né in uscita». Allora come pagò? S’ignora. Forse giri strani di carte di credito clonate.

Nel monolocale la porta non era chiusa a chiave; l’alloggio era in eccessivo ordine confrontato con la gestione canonica di Andrea, che non rifaceva il letto alla perfezione: ma il letto su cui giaceva il cadavere era stato rifatto alla perfezione.

C’era qualcuno? Hanno modificato la scena?
Il fratello Matteo: «C’era un guanto nero. Non ci risulta lo abbiano esaminato alla ricerca di tracce, di impronte…». Il papà: «Ho chiesto conto, del tema delle impronte, ai magistrati, e mi hanno spiegato che trattandosi di un appartamento in continuo affitto, dunque abitato da gente numerosa e diversa, non aveva logica l’individuazione e l’isolamento di tutte le impronte presenti…Mah…».

Via del Prospetto, abbiamo detto: omertosi, i residenti della palazzina non hanno riferito anomalie, occultando il giro di spacciatori di droga, intorno se non dentro quell’appartamento. 

I giorni antecedenti, in attesa di una settimana di ferie a Lanciano, Andrea aveva organizzato: a) farsi tagliare i capelli dalla mamma; b) andare in pizzeria con due amici; c) correre dal dentista; aveva acquistato il biglietto di un bus low cost.

In casa nessuno sapeva dei suoi 5 cellulari. Men che meno delle 46 sim. Cinque, quarantasei. Cinque, quarantasei… A che fine? «Traffico di pasticche», l’ipotesi della Procura. Andrea? Quell’Andrea timoroso di cagionar del male a una formica mentre camminava in un prato, quell’Andrea preoccupato a che mamma e papà non avessero cattivi pensieri?

Nel gennaio 2025, quel gennaio 2025, Andrea dialogava con l’intelligenza artificiale: «Soffro di ansia sociale, evito di fare qualsiasi cosa fuori dalla mia comfort zone»; compì ricerche chiedendo le modalità di un decesso assumendo a dismisura un antidolorifico oppioide, ricevette risposta, ordinò online da un conoscente in Rete mai identificato.

A differenza appunto di Volpe. Di seguito gli ultimi scambi di messaggi in chat con Andrea.
Volpe: «Mangia tutte le pasticche».
Andrea: «Sono un senzapalle».
Volpe: «Ammazzati».
Andrea ingoiò ansiolitici e ossicodone. Flaconi.

La sua famiglia, difesa dall’avvocato Francesco Mangano, professionista premuroso: «Andrea detestava le pastiglie, piuttosto si teneva la febbre alta anziché prendere la tachipirina. Mai avrebbe assunto tutta quella roba. Mai. Mai. Non il nostro Andrea. Quello che conoscevamo. L’hanno assassinato. L’hanno lasciato agonizzare. Potevano salvarlo, bastava chiamare i soccorsi. C’era tempo, c’era margine. Si sono rifiutati. Per il timore di venire scoperti. Abbiamo tutte le trascrizioni delle chat. Andrea moriva, e quelli se ne fregavano. Non avremo pace fin quando tutti i responsabili verranno trovati». 

Breve pausa, nella villetta in contrada di Santa Liberata. Usciamo. Ampio silenzio, tracce di frescura. Papà Michele: «Se vuole la accompagno io in albergo, la strada è lunga e per me è un piacere».

IL CASO 

L’università
Andrea Prospero, 19 anni, di Lanciano viveva in uno studentato di Perugia insieme con la sorella gemella Anna. Era il loro primo anno di università. Michele, il padre, è pensionato, la madre Teresa casalinga. Il fratello più grande Matteo era cardiopatico: dopo anni di ricoveri ha ricevuto un cuore nuovo e ora studia per diventare infermiere perfusionista.
La scomparsa
Il 24 gennaio dello scorso anno si perdono le tracce di Andrea: verrà ritrovato il 29 in via del Prospetto Civico 1, a Perugia. Piano terra, in un monolocale del circuito dei bed and breakfast: Costo: 1200 euro ogni venti giorni. Il ragazzo si è ucciso ingerendo farmaci: gli investigatori hanno trovato 5 cellulari e 46 sim card. I suoi genitori non sapevano niente della sua seconda vita. Un ragazzo di Roma, con cui Andrea chattava su Telegram, è stato condannato per istigazione al suicidio.

24 maggio 2026 ( modifica il 24 maggio 2026 | 18:49)