di
Gennaro Scala
Un supporter bianconero di 45 anni colpito alla testa da un lacrimogeno. Clima teso allo stadio: Locatelli sotto la curva per parlare con gli ultrà, poi la decisione dei tifosi juventini di lasciare la struttura
Alla fine ha vinto la linea del «si gioca», l’unica che le autorità di pubblica sicurezza hanno ritenuto percorribile per evitare che il caos fuori dall’Olimpico Grande Torino si trasformasse in qualcosa di peggio. Il fischio d’inizio del derby della Mole, l’ultimo atto di un campionato che doveva essere solo una festa di fine stagione per la 38ª giornata di Serie A, è slittato ufficialmente alle 21.45. Il match, di fatto è iniziato alle 21:50, con un’ora e dieci minuti di ritardo. In particolare, per accertarsi delle condizioni di un uomo di 45 anni, tifoso bianconero, centrato alla testa da un lacrimogeno e finito in ospedale in codice rosso per un trauma cranico. Condizioni gravi, ma per fortuna non in pericolo di vita.
La decisione del rinvio è arrivata in un clima di estrema incertezza. Alle 20.45, l’orario in cui i ventidue giocatori avrebbero dovuto iniziare, lo stadio era in fermento. Le squadre negli spogliatoi, i dirigenti al telefono con la Prefettura e la Lega Calcio. Il derby sarebbe partito in contemporanea con altre partite dell’ultima di campionato, ma la sincronicità è saltata sotto il peso dei cori che si levavano dal settore ospiti: «Sospendete la partita». Una richiesta perentoria da parte della tifoseria organizzata della Juventus, tramutata nella minaccia di un’invasione di campo se l’arbitro avesse fischiato l’inizio.
Il capitano bianconero Manuel Locatelli si è avvicinato alla curva per cercare una mediazione con i capi ultrà. Il muro del tifo bianconero si è opposto: «Non dovete giocare. Se giocate noi invadiamo il campo. Non uscite dagli spogliatoi, c’è un ragazzo ferito. A noi della partita non importa». Poco dopo, per solidarietà, anche la curva Maratona ha smontato le coreografie e rimosso gli striscioni. Poi, il clamoroso esodo: i gruppi della Juventus hanno abbandonato in massa lo stadio, lasciando i seggiolini deserti.
Solo alle 21.30, dopo che i canali ufficiali hanno confermato il via libera definitivo alla disputa del match, le squadre sono rientrate sul terreno di gioco per un riscaldamento surreale, accolte dai fischi dei pochissimi spettatori rimasti.
Dietro la decisione di scendere in campo c’è il bilancio di un pomeriggio di ordinaria follia urbana, le cui premesse erano state scritte già nella notte, con i radar delle forze dell’ordine impegnati a tracciare i movimenti di centinaia di ultras che si cercavano tra i locali della movida e le periferie torinesi.
La miccia è stata accesa alle 17.30 in piazzale San Gabriele di Gorizia.
Lì i gruppi storici della galassia bianconera — Tradizione e Drughi — hanno intercettato il corteo degli Ultras Granata 1969, radunati davanti allo storico stadio Filadelfia. Il tentativo di contatto è stato immediato, ravvivato dalla caccia all’uomo nei pressi di un chiosco sotto la curva Maratona. Il dispiegamento dei reparti mobili della polizia ha evitato il peggio, ma ha trasformato l’area in un campo di battaglia: contro gli agenti sono volati sassi, bottiglie, bombe carta. La risposta è arrivata con un fitto lancio di lacrimogeni. Il prezzo più alto lo ha pagato il quarantacinquenne juventino. Al momento il bilancio parla anche di quattro agenti feriti e una serie di fermi, quasi tutti tra le fila dei tifosi ospiti.
24 maggio 2026 ( modifica il 24 maggio 2026 | 22:10)
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