L’analisi di Ferruccio de Bortoli sulle garanzie pubbliche, il duello in Borsa tra Ai e Old economy

Ai tempi del Covid, per aiutare le imprese in difficoltà ed evitare i licenziamenti, le banche finanziarono diverse aziende con le garanzie dello Stato. I crediti erogati, cioè, erano protetti dall’impegno di un soggetto pubblico (come il Mediocredito centrale o Sace) a coprire buona parte delle perdite. La banca rischiava molto poco, insomma, in caso d’insolvenza del debitore, perché il rischio lo prendeva lo Stato. Quel meccanismo, varato per l’emergenza, continua a essere usato e Ferruccio de Bortoli, su L’Economia del Corriere della Sera in edicola domani con il quotidiano, si chiede se sia un bene o no: sia perché così si prosegue, nota, con un sussidio che droga il mercato, sia perché si riduce il compito delle banche: farsi carico del rischio di credito.
«Le garanzie pubbliche sui crediti alle piccole e medie imprese — scrive de Bortoli — sono state salutari durante il periodo del Covid. Hanno evitato il fallimento di tante aziende. Ma lo Stato non può continuare a mantenere una quota di garanzie sui prestiti bancari che nel 2025 ha toccato, nella sommatoria di quelle emergenziali con le ordinarie, i 270-280 miliardi, pari al 13 per cento del Pil».
Nel 2021, nota de Bortoli, la percentuale sul prodotto interno lordo era del 16,5%, nel 2024 del 13,1%. Vero che la quota di crediti deteriorati era in genere bassa, «sopportabile per le casse dello Stato», ma il fenomeno prosegue.
«L’ombrello pubblico non può diventare una componente strutturale dell’attività bancaria, dare soldi a chi non ha un futuro vuol dire gettarli via», scrive de Bortoli. Che fa cenno a uno studio di Assonime sul tema, che verrà presentato domani, e sottolinea la mutata posizione degli istituti di credito. «In diversi casi le banche hanno spinto per sostituire il credito ordinario con quello emergenziale — nota de Bortoli —, liberandosi da rischi e costosi assorbimenti di capitale. E oggi alcune danno credito alle piccole e medie imprese solo in presenza di una garanzia pubblica. Siamo già nell’ambito di una patologia del sistema?».

L’etica dell’Intelligenza artificiale

A proposito di banche: sul settimanale si torna a parlare dell’offerta pubblica di scambio lanciata da Unicredit sulla tedesca Commerzbank. La scadenza è stata prolungata al 16 giugno, ma il piano procede a rilento. Chi vincerà?
La copertina è dedicata a Papa Leone XIV. La sua prima enciclica, che verrà pubblicata domani, parla dell’intelligenza artificiale. Le persone, dice, nell’era dell’Ai vanno protette.
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24 maggio 2026 ( modifica il 24 maggio 2026 | 08:32)